musicassette
Photo by Fulvio Binetti

Dopo il boom dei dischi in vinile anche le musicassette a nastro magnetico sono sempre più richieste dai giovani. Fascino vintage e una esperienza di ascolto che solo la musica su supporto fisico può dare

Sulla rinascita dei dischi in vinile molto è stato detto. Oramai se ne parla come di fenomeno di costume più che musicale. Le vendite che crescono del 50% all’anno, oltre a mettere in crisi la capacità produttiva del settore, stimolano la nascita di serie tv. Ma la nuova ondata vintage in America non riguarda solo gli Lp. La riscoperta del passato sembra potere donare una nuova vita anche alle musicassette a nastro magnetico.

Le audiocassette sono state un supporto musicale molto amato e odiato. Perchè il loro utilizzo comportava una serie di problemi, fruscii nell’ascolto e continue rotture di nastro. I più anziani si ricorderanno anche come la penna Bic fosse il miglior rimedio per riavvolgere Km di nastro fagocitato dai mangiacassette. Inutile dire che una volta arrivati sul mercato i cd, le musicassette non avevano più nessuna ragione di esistere. Il progresso ha sempre portato comodità e qualità audio superiore.

Le ragioni di una riscoperta

Ma allora perchè si dovrebbero tornare al nastro magnetico? Più si parla di streaming, musica liquida e digitale, più cresce la voglia di toccare con mano ciò che si ascolta. In più le musicassette, oltre ad avere il fascino dell’oggetto fisico, hanno un ulteriore vantaggio rispetto ai vinile. Costano poco e qualsiasi band ha i mezzi per registrarle, produrle e metterle in vendita in modo autonomo.

A dire il vero ci sono alcuni generi di nicchia come il noise, l’industrial music, ma anche il punk o il garage, che non hanno mai abbandonato le musicassette. Tanti gruppi e band giovanili le producono anche in casa a costi irrisori. Così il loro pubblico con 5 o 6 dollari può acquistare un album completo e insieme riscoprire il gusto di pigiare sui tasti con forza. Play, rewind, forward, stop, pause… Un effetto nostalgia contagioso che interessa molto da vicino anche gli esperti di marketing delle case discografiche.

Artisti famosi e non su musicassetta

Il fascino delle musicassette, oltre a colpire band indipendenti e artisti squattrinati, ha recentemente spinto gruppi famosi ad utilizzarle. I Pearl Jam hanno ripubblicato un demo tape dell’album Ten. I Goldfrapp, oltre alle versioni su cd, vinile e download digitale, hanno reso disponibile l’album Head first anche su nastro analogico. Così ha fatto anche l’idolo dei teenager Justin Bieber con Purpose e pure Kanye West con Yeezus.

Anche se queste operazioni sono significative di una esigenza del mercato, per adesso non si tratta di grandi numeri. Secondo il rapporto annuale Nielsen le musicassette hanno venduto 129 mila copie. Ben poca cosa rispetto ai 13,1 milioni di dischi in vinile, o ai 105 milioni di cd venduti. Ma l’incremento rispetto allo scorso anno delle vendite di nastro magnetico è stato del 74%.

Poi c’è tutto il mercato dei nastri vergini utilizzati dalle piccole band. Negli Usa nel 2015 ne sono state vendute 250 mila con un incremento del 645% sul 2014. La National Audio Company di Springfield, in Missouri, maggiore società americana che ancora produce musicassette e detiene il 95% del mercato, lo scorso anno ne ha stampate ben 10 milioni di copie. Il 70% acquistate dalle major discografiche insieme alle piccole etichette indipendenti. La Recording Association of America sta prendendo in considerazione la possibilità di tornare a monitorare le vendite di album su nastri a cassetta: non succedeva dal 1990.

Chi acquista musicassette?

Viene da chiedersi chi siano gli acquirenti del vecchio supporto a nastro magnetico. Forse vecchi nostalgici rimambiti a spasso al parco con cane e Walkman? Nemmeno per idea. A trainare il mercato alla riscoperta del suono analogico sono gli under 35 a caccia di esperienze di ascolto diverse.

Sono i giovani a volere un rapporto più intenso con la musica, che non permetta ad esempio di saltare le tracce come succede regolarmente ascoltando musica in streaming. Un’altra componente che risulta affascinante è il suono vintage a bassa fedeltà, ben diverso da mp3, streaming digitale e anche dai cd.

Il futuro è davvero solo digitale?

Come abbiamo visto le musicassette hanno ancora una quota irrisoria rispetto al mercato complessivo. Solo tra lo 0,2% e lo 0,3% delle vendite di album negli Stati Uniti sono stati su nastro magnetico negli ultimi tre anni. La loro riscoperta è solo un fenomeno temporaneo o c’è qualcosa che va al di là delle mode del momento? Certo è che il modo in cui ascoltiamo musica va ben oltre il puro aspetto tecnico o economico, ma si riflette nei comportamenti e negli stili di vita.

Prima abbiamo caricato tutte le raccolte di dischi su iPod e lettori mp3 grandi come scatole di fiammiferi. Poi ci hanno permesso di ascoltare tutte le canzoni del mondo in streaming sullo smartphone, anche a gratis in cambio di spot. Comodo no? Eppure qualcuno va ancora in giro per mercatini a rovistare tra vinili sperando di ritrovare le mitiche Basf e Tdk ferro-cromo. Chissà, non è escluso che in termini di qualità del suono tornando all’analogico potremmo guadagnarci. Ma soprattutto, oltre ai fruscii, nei vecchi supporti musicali ritroveremo molti bei ricordi… e tanta buona musica.