console videogiochi

Micromusic dei primi giochi elettronici, musica per videogiochi anni ’80 e colonne sonore dei videogames moderni con sound design orchestrati come film da ascoltare nei concerti. Il gaming continua ad influenzare intere generazioni di compositori e artisti

Mentre musica e cinema stanno perdendo valore e pubblico, il settore dei videogiochi è in grande spolvero. I fatturati salgono e anche la sua importanza a livello creativo. In questa rivoluzione a suon di bit la musica per videogiochi ha un preciso ruolo. Tra contenuti e tecnologia c’è sempre uno strettissimo rapporto, come insegna l’evoluzione dei supporti musicali, che riguarda il modo di produrre, distribuire e ascoltare musica.

Dai primi computer anni ’80 siamo arrivati ai sistemi quantistici e lo smartphone che abbiamo in tasca è molto più potente dei pc di dieci anni fa. Così anche la produzione e fruizione di musica è completamente cambiata in pochi anni. Se registrare musica è alla portata di tutti, vinile, mp3 e streaming hanno cambiato il modo di ascoltare canzoni ma anche la sensibilità delle nostre orecchie. Che ruolo ha la musica per videogiochi in questa rivoluzione?

Indice

Storia musica videogiochi

Comporre musica per videogiochi all’inizio è stata una sfida nelle mani di ingegneri e costruttori di computer. Game Boy, Commodore, Atari e Amiga 500 oltre ad essere i primi pc della storia sul mercato, sono stati anche veri e propri strumenti musicali elettronici. La cosiddetta Micromusic è nata nel 2000 con ‘Little Sound DJ‘, un programmino per Game Boy Nintendo che consentiva di sfruttare i suoni elettronici per comporre musica minimale con sequenze di numeri e lettere.

Nata come semplice musica per videogiochi, la Micromusic è diventata in breve tempo un movimento culturale. Dai laboratori elettronici il fenomeno si è spostato sulla scena underground americana con vari filoni denominati ‘Lo fi’, ‘Lo bat’, ‘Chipmusic’ o ‘Chiptune’. In questi movimenti non c’erano solo musicisti, ma soprattutto artisti, ingegneri e appassionati di elettronica convinti che esistesse una vera e propria estetica a bassa risoluzione.

Nel corso degli anni alcuni artisti si sono uniti in collettivi e su internet sono nate community, riviste ed etichette specializzate come l’americana 8bitpeoples, ma anche eventi come il Blip Festival di New York esportato anche in Giappone, Australia e Europa. Quasi a sfidare l’esasperata ricerca tecnologica che coinvolge anche il settore musicale, ancora oggi c’è chi ricerca i circuiti integrati dei videogiochi anni ’80 e ’90. Pezzi di antiquariato tecnologico con limitata capacità di calcolo che permettono di riprodurre solamente alcuni preset monofonici.

Musica videogiochi nel pop

Il fenomeno della musica a bassa risoluzione è un vero e proprio distintivo sonoro di un’epoca. Le colonne sonore del gaming realizzate artigianalmente con console e home computer hanno fatto la fortuna di compositori come Rob Hubbard, Richard Joseph e David Whittaker la cui fama è andata ben oltre i videogames. A queste sonorità elettroniche infatti si sono ispirate molte produzioni discografiche di star del pop.

La diffusione di questo genere è avvenuto contemporaneamente allo sviluppo di nuove conoscenze in ambito informatico. Gli spartiti, ovvero i software per creare musica, erano condivisi dagli stessi artisti come file open source. La Micromusic fin dall’inizio è sempre stata un movimento aperto e ha il grande merito di non essersi mai presa troppo sul serio anche se la condivisione incontrollata di idee musicali ha finito per creare non poche dispute.

Alcune sequenze musicali uscite dall’ambito della ricerca sono state copiate per produrre musica commerciale senza che venisse riconosciuta la paternità delle opere ai legittimi programmatori. La bassa risoluzione è ancora uno stile di vita o quasi, un modo di essere che dall’arte diventa stile di vita minimalista. Non ha generi di riferimento e pochi limiti, se non quelli dettati dalla nostalgia, cosa che oggi può rappresentare anche un pregio.

Colonne sonore gaming

Dagli anni ’80 ad oggi tutto è cambiato e il settore dei videogames ha scavalcato quello del cinema arrivando a fatturare oltre 30 miliardi di euro all’anno. La musica per videogiochi non è più Micromusic ma un vero e proprio genere. Vi partecipano i migliori compositori e orchestre di 80 musicisti in carne ed ossa per produzioni che nulla hanno da invidiare a quelle delle colonne sonore dei film più prestigiosi.

La musica per videogiochi oltre a ritmo, melodia e armonia è fatta di rumori e suoni. Il sound design complessivo deve sottolineare tutte le fasi del gioco, creando enfasi e aumentano le emozioni e il pathos. Nelle musiche del gaming si usano archi, armonie corali e fiati capaci di rendere reali le sfide e le battaglie entusiasmando grandi e piccoli giocatori. Non è un caso se le colonne sonore dei videogames più famosi siano composte anche da premi Oscar del cinema.

Il compositore Michael Giacchino, Premio Oscar per la colonna sonora del film “Up”, ha scritto anche musiche per videogiochi come “Jurassic Park”o “Speed Racer”. Il suo stile unisce alla scrittura leggera l’impatto dell’orchestrazione sinfonica di natura classica. Questo genere si è guadagnato un posto d’onore anche agli “Ivor Novellos“, il prestigioso premio della musica inglese nato nel 1955, che oggi consegna anche il “Best Original Video Game Score”.

Musiche videogiochi famose

La musica dei videogiochi più famosi è registrata negli studios di Hollywood con costi di produzione anche molto elevati. Compositori, musicisti, tecnici sono impegnati nella sfida di emozionare il pubblico ma in modo diverso rispetto al cinema. I tempi di un film sono più omogenei rispetto a quelli dei videogame in cui si deve saltare istantaneamente da una scena all’altra. Tutto succede in fretta e in un modo molto più sofisticato rispetto ai primi ‘beep beep’ elettronici che accompagnavano eroi come Super Mario.

Con miliardi di giocatori e appassionati di giochi elettronici in tutto il mondo, la musica per videogiochi è tutt’altro che un fenomeno secondario, tanto che uscita dal recinto del gaming è diventata un vero e proprio genere. Le colonne sonore di videogames stanno conquistando un posto d’onore anche nel panorama musicale nelle classiche degli album più ascoltati in streaming.

Nella top 10 di Spotify, ovviamente sempre in evouzione, al primo posto sembra esserci ‘Sweden’ che il compositore tedesco Daniel Rosenfeld (C418) ha composto per Minecraft con oltre 80 milioni di ascolti. Se le musiche per Minecraft di C418 dominano la classifica su Spotify con 7 brani nei primi 25, il secondo posto è conteso tra ‘Doom’ che Mich Gordon ha scritto per Rip and Tear e Blow me Away che il gruppo statunitense Breaking Benjamin ha realizzato per Halo2.

Concerti di musica per videogiochi

Oltre a finire ai primi posti in classifica, alla musica per videogiochi non rimaneva che entrare anche nelle sale da concerto. In tutto il mondo ci sono orchestre che oltre ad eseguire i più grandi compositori classici della storia, mettono in repertorio anche le colonne sonore dei videogames. In fondo si tratta pur sempre di musica classica, ed è un modo per portare a teatro persone che per formazione culturale ne sarebbero totalmente escluse.

Ai concerti di musica per videogiochi entra un pubblico variegato e di ogni età pronto a farsi emozionare da colonne sonore didascaliche che descrivono paesaggi, battaglie o personaggi di fantasia. Sapere che una propria composizione potrà essere eseguita davanti ad un pubblico dal vivo è un ulteriore stimolo per i musicisti  compositori che in questo modo non lavorano solo con il virtuale.

Tra i più famosi compositori di musiche per videogiochi ci sono il giapponese Nobuo Uematsu autore di dozzine di titoli tra cui Final Fantasy. Molto noto nel settore games è il musicista americano Jeremy Soule che ha composto la musica di serie popolari come Elder Scrolls. E’ giapponese anche Yoko Shimomura (suo Kingdom Hearts, Super Mario e Legend of Mana) e Koji Kondo che lavora per la Nintendo, così come Akira Yamaoka famoso per le musiche di Silent Hill.

I musicisti che hanno avuto successo come compositori di colonne sonore del gaming spesso hanno una formazione classica ma non serve avere uno stile specifico. Conoscere la tecnologia e l’elettronica, oltre alla teoria musicale, è fondamentale per sapere miscelare con gusto ed equilibro melodie, armonie e suoni che fanno parte di sensibilità molto diverse. I sound design sono ricchi di strumenti acustici, archi, cori ma anche di effetti, loop e samples moderni. E forse è proprio questo il segreto che conquista giocatori e ascoltatori.