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La musica, si sa, può evocare emozioni positive o negative, tristezza, malinconia o essere positiva ed eccitante. Eppure tutti avranno presente degli esempi di brani, magari anche nostalgici, comunque belli da ascoltare in qualunque momento della vita e non solo nei giorni più tristi. Perchè?

Cos’è la musica triste? Cominciamo subito con il dire che non esiste una musica che può essere definita universalmente come ‘triste’ o ‘allegra’, ma tutti più o meno avranno in mente un modello musicale, un genere o delle canzoni che si avvicinano a queste due categorie. Volendo ulteriormente semplificare, le due categorie potrebbero essere definite anche a livello teorico dai due modi maggiore e minore che è caratterizzato dall’intervallo musicale di terza minore.

Cos’è la tristezza? Parlare di emozioni o di tristezza in particolare d’altronde comprende un’ampia varietà di argomenti sul piano estetico, scientifico, filosofico. Essere tristi significa provare dolore psicologico, depressione, stanchezza, frustrazione, senso di isolamento dovuto alla perdita di qualcuno o è qualcos’altro ancora? Eppure la musica definita ‘triste’ non suscita quasi mai queste ed altre emozioni negative, ma piuttosto può essere piacevole, trasmettere sollievo, pace, benessere fino a farci percepire uno stato di profonda bellezza.

Perchè la ascoltiamo? La ricerca pubblicata sulla rivista Plus One, realizzata attraverso una serie di domande poste ad un campione multietnico di persone sia occidentali che orientali, alla fine è giunta a delle conclusioni: la musica triste attrae e fa stare bene perchè è gratificante ed è espressivamente profonda come noi riteniamo di essere; con essa entriamo in empatia come si trattasse di un altro individuo che ci comprende con cui dialogare per trovare sollievo; inoltre il modo in cui viene evocata la tristezza dalla musica è decisamente più sopportabile che nella vita reale, il che non guasta.

La musica triste non rende tristi Il 76% degli intervistati nel definire l’emozione evocata dalla musica triste usa la parola ‘nostalgia’ contro il 44% di ‘tristezza’. Al contrario vincono emozioni positive come ‘tranquillità’ (57,5%), tenerezza il (51,6%) o meraviglia (38,3%) e addirittura gioia (6,1%). Ecco perchè ascoltare una lenta ballad jazz, un brano di Bach o una canzone che si sviluppa con accordi minori può comunicarci un senso di potenza espressiva, comunione emotiva, comprensione, purificazione fino a stimolare davvero emozioni piacevoli.

Musica triste o felice? Sembra paradossale ma alla fine secondo lo studio ascoltano musica triste più le persone che si trovano già in difficoltà emotiva, in lutto o sole, perchè la musica triste ha la capacità di regolare gli stati d’animo negativi e le emozioni, oltre a offrire consolazione. La musica felice non ha questo effetto consolatorio, ma nemmeno quello introspettivo legato alla memoria e alla fantasia e svolge soprattutto funzioni sociali legate ad esempio al divertimento o alla festa.

La canzone più triste del mondo Infine non potevano mancare i risultati di un sondaggio realizzato dalla BBc che trova conferma anche in questo ultimo studio sui brani più tristi in assoluto: vince Dido’s Lament di Henry Purcell compositore inglese del 1600, poi l’Adagio per archi di Samuel Barber, l’Adagietto della Sinfonia n.5 di Mahler e la canzone scritta nel 1933 dall’ungherese László Jávor intitolata Gloomy Sunday. Beh, anche se siete tipi molto introspettivi, queste musiche sarà meglio non ascoltarle almeno nei giorni grigi e piovosi…