Musica tonale come linguaggio naturale

La musica tonale è l’unica che siamo abituati ad ascoltare nel nostro quotidiano musicale. Ma davvero costruire canzoni e opere attorno ad una tonica è l’unica soluzione naturale del linguaggio dei suoni?

Vi siete mai chiesti se la nostra musica tonale occidentale sia l’unica possibile e giusta, se insomma sia un linguaggio musicale naturale? Probabilmente no. In effetti tutti ascoltiamo ciò che arriva alle nostre orecchie fin da bambini e anche prima della nascita nella pancia della mamma. Eppure ci sarà un qualche motivo se il linguaggio musicale occidentale è costruito con determinate scale che fanno riferimento ad una tonica. In questo articolo cercheremo di scoprirlo.

Tra musicisti è naturale parlare di ‘frase musicale’ come se un frammento di musica o una determinata successione di note o melodie possa esprimere un concetto all’interno di un discorso. In realtà non c’è nulla di strano, anzi sembra sia proprio questo il ruolo che la musica ha avuto nell’evoluzione dell’uomo. Vorrà pur dire qualcosa se anche chi è completamente a digiuno di teoria musicale e non conosce nulla di composizione, armonia e scale, può riconoscere immediatamente se un qualsiasi frammento musicale esprime felicità, paura o tristezza.

Il fenomeno non riguarderebbe solo noi occidentali, ma anche popolazioni indigene che non hanno mai ascoltato musica tonale. D’altronde fin dall’antichità l’uomo è stato attratto dal rapporto tra musica, suoni e scienza matematica. Nell’età greca fu proprio Pitagora a stabilire l’altezza dei suoni della scala diatonica impiegata dalla musica occidentale fino al XIV secolo. Nel medioevo lo studio della musica venne incluso tra le arti del Quadrivium, tra Aritmetica, Geometria e Astronomia. Solo con i romantici la musica si allontanò dal pensiero scientifico per lasciare spazio alle emozioni.

Cos’è la musica tonale?

Storicamente il principio della tonalità e la teoria della formazione dell’accordo furono introdotti da Gioseffo Zarlino nel Cinquecento. Molto tempo prima anche Pitagora aveva fatto dei tentativi per definire una scala musicale simmetrica teorizzando la corrispondenza tra suoni e numeri. Sta’ di fatto che tutta la musica occidentale dal XVII secolo in poi utilizza il sistema tonale, mentre un discorso a parte merita la musica classica dodecafonica dal XIX secolo.

Per capire meglio il concetto di musica tonale è necessario addentrarsi un minimo nella teoria. Nella musica tonale note, scale, melodia e armonia sono organizzati attorno a un suono centrale definito “tonica”, che oltre a definire la tonalità viene percepita come suono “risolutore” su cui normalmente “riposa” e termina un brano. Questo tipo di linguaggio musicale dei suoni non è l’unico possibile. Pensiamo alla musica indiana, araba, cinese, ma in occidente iniziamo ad ascoltarlo nel grembo della mamma e poi in ogni momento della vita.

Emozioni e musica

Si potrebbe pensare che l’attitudine a provare emozioni con questo tipo di musica sia quindi frutto dell’educazione, dell’abitudine all’ascolto. Non è così. Uno studio pubblicato sulla rivista “Current Biology” compiuto su 250 gruppi etnici di popolazioni indigene Mafa della foresta africana del Camerun e che non avevano mai ascoltato in precedenza musica tonale occidentale, ha mostrato che anche popolazioni che non sono mai entrate in contatto con la nostra cultura riconoscono nella musica tonale le stesse emozioni di felicità, paura e tristezza.

Perchè si è diffusa la musica tonale? Secondo Thomas Fritz del Max-Planck-Institut per le scienze cognitive, la capacità di emozionare, che nella musica occidentale è da sempre ritenuta essenziale e assiduamente ricercata dai compositori, è proprio il segreto del suo successo e della sua diffusione nel corso dei secoli in tutto il mondo. I sistemi musicali in uso in altre culture non sono nati per esprimere emozioni, ma piuttosto con l’intento di stimolare rituali di aggregazione.

Il pensiero musicale

A cominciare da Darwin, esistono molte teorie circa l’aspetto evolutivo della musica e sugli effetti prodotti dai suoni sulle aree del linguaggio e del sistema motorio. Basti pensare come in tutte le culture attraverso suoni (senza parlare) si manifesta piacere o disappunto, attraverso il canto si aderisce e ci si sente parte di un gruppo e come attraverso il ritmo vengano influenzati i nostri movimenti. In particolare negli ultimi anni si sono moltiplicati gli sforzi nel campo delle neuroscienze per dimostrare la relazione tra musica, linguaggio, matematica e ragionamento astratto.

La musica tonale non trasmette all’ascoltatore solo emozioni, ma anche pensieri e concetti. Qualche anno fa uno studio tedesco pubblicato dal Max Planck Institute of Human Cognitive and Brain Sciences di Lipsia sulla rivista ‘Nature Neuroscience’ ha dato una prima vera spiegazione scientifica. Mediante prove sperimentali si è arrivati a dimostrare che il cervello interpreta la musica attraverso schemi mentali simili a quelli usati nei discorsi. Frasi di parole o di musica provocano le stesse reazioni neurofisiologiche nel cervello, ‘scariche elettriche’ che registrate dall’elettroencefalogramma risultano strettamente legate alla comprensione del significato.

Musica e matematica

C’è qualcosa che va oltre le emozioni? Il legame tra musica e matematica è stato riscoperto nel nostro secolo con la musica dodecafonica e successivamente dalla musica elettronica non commerciale. Con l’aiuto di tecnologia e computer, sono stati impiegati strumenti sempre più sofisticati per analizzare il suono. Nei laboratori di ricerca, attraverso una metodologia matematica denominata “trattamento del segnale”, è stata realizzata la sintesi di sonorità artificiali, da cui sono nate nuove forme sonore, senza alcun riferimento a strumenti reali. La creazione e rielaborazione di nuovi suoni diventa così parte integrante delle composizioni dei musicisti.

Anche l’ultima frontiera della musica contemporanea si ispira alla matematica, e cioè agli algoritmi della geometria frattale. I frattali sono figure geometriche caratterizzate dal ripetersi sino all’infinito di uno stesso motivo su scala sempre più ridotta. Generalmente vengono rappresentati visivamente, ma essendo funzioni matematiche, è possibile associarvi una rappresentazione sonora. Esistono software che permettono di inserire funzioni e di ascoltarle, oppure di trasformare il suono in immagini di frattali.