Origine, sfaccettature, stili e influenze della musica reggae e dei suoi principali sottogeneri, dal roots al dancehall, al dub. La storia di un genere musicale ricco dal punto di vista musicale e sociale, bandiera di rivendicazioni civili e identità personale

La musica reggae è una delle espressioni musicali più note e apprezzate al mondo, nata in Giamaica negli anni sessanta come evoluzione dello ska e del rocksteady. Ma cosa si nasconde dietro questo termine generico? Quali sono le caratteristiche e le differenze dei vari sottogeneri che compongono la vasta galassia del reggae? Di certo lo ascolta un pubblico poco propenso a conformarsi ai ritmi della società moderna.

Prima ancora di diventare un fenomeno musicale riconosciuto dal successo internazionale con le canzoni di Bob Marley e degli altri grandi interpreti, la musica reggae ha rappresentato un mondo di canti popolari che parlano di povertà e sofferenza, ma anche di gioia e voglia di riscatto. La sua storia travagliata ha avuto un peso e ancora oggi, a livello culturale e sociale, rappresenta un prodotto musicale di nicchia lontano dal mainstream.

Indice

Cos’è il reggae?

Il reggae è una musica ricca di storia e sottogeneri. Fonda le sue radici nella musica giamaicana degli anni cinquanta e sessanta, influenzata dal rhythm and blues, dal jazz, dal gospel e dalla musica tradizionale africana e caraibica. Il primo genere musicale antenato del reggae è lo ska, nato alla fine degli anni cinquanta come fusione tra il rhythm and blues americano e il mento, un genere folkloristico giamaicano.

Lo ska, caratterizzato da un ritmo veloce e sincopato, con una forte enfasi sugli ottoni e sulle chitarre, ebbe un grande successo sia in Giamaica che nel Regno Unito, dove fu adottato da alcuni movimenti giovanili come i mods e i rude boys. Tra gli artisti più rappresentativi dello ska possiamo citare The Skatalites, Prince Buster, Desmond Dekker e The Wailers. Nella seconda metà degli anni sessanta, lo ska subì una trasformazione che portò alla nascita del rocksteady.

Il rocksteady è un genere più lento e melodico, con una maggiore enfasi del basso e della batteria. Nato anche per motivi climatici, incorpora elementi della musica soul americana e della musica latina, creando un sound più sofisticato e romantico. Il rocksteady dominò la scena musicale giamaicana tra il 1966 e il 1968. Tra i suoi esponenti più famosi possiamo ricordare Alton Ellis, The Paragons, The Techniques e The Melodians.

Origini del reggae

Il termine reggae compare per la prima volta nel 1968 in un brano intitolato “Do the Reggay dei The Maytals”, ma l’origine della parola è incerta. Alcuni sostengono che derivi da una parola giamaicana che significa “stracci”, altri da una contrazione di “regular”, altri ancora da una storpiatura di “ragged”, per indicare il sound grezzo e irregolare del genere. Di certo nasce come variazione del rocksteady.

Dal punto di vista musicale il reggae ha un ritmo più marcato e spezzato, detto one drop, in cui il primo tempo è silente o sottolineato solo dal basso. Inoltre incorpora anche elementi di musica africana, come le percussioni nyabinghi, tipiche della religione rastafari. Negli anni ’70 si diffonde rapidamente sia in Giamaica che nel Regno Unito, dove viene apprezzato dai giovani skinhead, un movimento nato dalla fusione tra i rude boys giamaicani e i mods inglesi.

Il primo stile viene per questo anche chiamato skinhead o early reggae. Quello che tutti conoscono invece è il roots reggae, più spirituale e militante, che si ispira alla religione rastafari e alla cultura africana esaltando i valori dell’anticolonialismo, della consapevolezza nera, della resistenza all’oppressione. Tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta diventa un genere musicale autonomo.

Artisti come Bob Marley, Peter Tosh, Bunny Wailer, Jimmy Cliff e Toots and the Maytals iniziano a cantare testi in inglese o in patois giamaicano, con tematiche sociali, politiche e religiose. Per questo diventa un mezzo di espressione e di protesta della popolazione giamaicana, oppressa dalla povertà, dal colonialismo e dalla violenza.

Sottogeneri del reggae

Il reggae non è un genere omogeneo: al suo interno possiamo trovare diversi sottogeneri, che si sono sviluppati nel corso del tempo e che hanno dato vita a nuove espressioni artistiche. Alcuni produttori musicali giamaicani ad esempio sperimentano nuovi effetti sonori come l’eco, il riverbero, il delay e la distorsione, realizzando versioni strumentali o remixate dei brani originali.

Nasce così il dub, che emerge negli anni ’60 e ’70 come sottogenere del reggae e si concentra sull’uso di effetti sonori e sul remixaggio di brani reggae esistenti, creando un suono distinto e psichedelico. Alcuni dei più grandi artisti del dub includono Lee “Scratch” Perry e King Tubby. In un brano dub il cantante è spesso ridotto a una voce campionata che viene manipolata attraverso l’uso dell’effettistica.

Il dancehall è un altro sottogenere della musica reggae emerso negli anni ’80. E’ caratterizzato da un ritmo più veloce e da testi che spesso trattano temi di sessualità e violenza. Alcuni dei più grandi artisti del dancehall includono Shabba Ranks, Buju Banton e Beenie Man. Poi c’è l’hip hop reggae cantato da artisti come Damian Marley e Sean Paul, e il rapper statunitense Nas, che lo combinano con l’hip hop, creando un suono che fonde radici giamaicane e cultura urbana.

Il reggae fusion infine è un sottogenere che incorpora elementi di musica pop, rock, R&B e altri generi musicali. E’ caratterizzato da un’ampia gamma di strumenti musicali, tra cui chitarre e bassi elettrici, batterie, tastiere, sintetizzatori, fiati e percussioni. Ziggy Marley, Maxi Priest e Shaggy sono tra gli esponenti di questo fenomeno che fin dall’inizio ha avuto un enorme impatto sulla cultura musicale globale e che continua ad evolversi, influenzando le generazioni future.

Un genere come stile di vita

Quando la musica reggae dalla Giamaica è arrivata in occidente negli anni ’60 è andata ben oltre le mode. Si è trattato di un movimento di controcultura che ha influenzando profondamente non solo i generi musicali, ma anche la società e gli stili di vita in America ed Europa. Così come per hip hop, country e jazz, la riconoscibilità del suono è diventata musica, danza, abbigliamento, lingua, filosofia e alimentazione.

Il reggae impersonifica lo spirito ribelle che dalle canzoni diventa uno stile di vita che comprende anche l’utilizzo della droga e un modo di vestire. Ma questo non è certo l’unico aspetto importante. Le canzoni dal ritmo lento che parlano di natura e spiritualità si sono fatte strada dalla Giamaica fino all’occidente negli anni ’60 attraverso un linguaggio di note e ritmo dai canti degli schiavi africani della Giamaica al calypso fino al reggae.

Nella storia della musica reggae ci sono tanti personaggi famosi come Jimmy Cliff, Wailers a Bob Marley e Peter Tosh che condividevano un sogno di libertà e uguaglianza. Questo é il sogno che ha mosso Alborosie, alias Alberto D’Ascola, uno dei maggiori esponenti del reggae nostrano. Cosa ci fa in Giamaica un ragazzo trentaduenne con origini siculo calabro pugliesi, nato a Bergamo e figlio di un poliziotto? Semplice, canta la sua musica, facendo pure successo.

Il reggae in Italia: Alborosie

Alborosie esordisce con il nome d’arte “Stena” come cantante dei Reggae National Tickets, uno dei migliori gruppi italiani reggae in circolazione negli anni ’90. Il successo è discreto ma l’attrazione per la Giamaica è troppo forte, così decide di mollare tutto. Chiude la sua agenzia discografica in Italia e con in tasca l’indirizzo di un italiano che vive in Giamaica, vola dall’altra parte del mondo per fare musica e inseguire il suo sogno reggae.

All’inizio la vita non è certo facile tra pochi soldi e la violenza della cultura gangsta. Non lo aiuta il fatto di essere un bianco con i capelli rossi. Ma la sua volontà è più forte. Comincia a realizzare arrangiamenti per artisti locali, fino ad avere l’opportunità di realizzare il singolo “Herbalife” che diventa il “7 pollici” reggae (il vecchio 45 giri ancora in uso in Giamaica) più venduto in Inghilterra.

Il secondo singolo di Alborosie, “Kingston Town”, vende 12 mila copie in Giamaica, un grande successo. La consacrazione del cantante bergamasco dai dreadlocks rossicci e dalla carnagione bianco pallida avviene con l’album dal titolo “Soul Pirate” uscito nel 2008 con cui si guadagna rispetto e considerazione nell’ambito musicale internazionale. Nel 2011 è il primo artista bianco a vincere il premio Mobo (Music of Black Origin) come miglior artista della black music nella categoria reggae.

Dopo essere diventato famoso in tutto il mondo anche grazie al film documentario Journey To Jah che parla della sua vita, presentato al festival di Berlino nel 2013, Alborosie è tornato in Italia con collaborazioni che vanno da Jovanotti ai 99 Posse, passando da Fedez, Africa Unite, Caparezza ed Elisa. Il suo sogno di musicista reggae é diventato realtà.

Festival, eventi e notizie

Uno dei festival reggae più importanti in Italia è il Zion Station Festival, che si svolge a Gambulaga (FE) dal 2005. Questo evento è anche un luogo di incontro e condivisione tra culture diverse, con laboratori, conferenze, mostre e mercatini. Un altro evento imperdibile per gli amanti del genere è il Reno Splash Festival di Casalecchio di Reno (BO).

Chi vuole vivere un’esperienza reggae a livello internazionale, non può perdere il Rototom Sunsplash, festival europeo più importante nel suo genere, già premiato dall’UNESCO. Si tiene a Benicàssim (Spagna) dal 1994 e ogni anno richiama oltre 200 mila persone da tutto il mondo. Il Rototom Sunsplash è anche un festival plastic free con cannucce, piatti, bicchieri e posate biocompostabili.

Per tutti gli appassionati di musica reggae che vogliano scoprire eventi, festival e leggere le notizie più interessanti del genere, ci sono anche alcuni magazine online in cui trovare il calendario di manifestazioni, concerti e festival. Su eventireggae ad esempio ci sono le date dei tour di artisti e band della scena in levare, il bollettino mensile dei concerti in Italia e molto altro ancora.


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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti è un editore online, fondatore di Bintmusic.it, musicista, produttore e esperto di comunicazione digitale. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. In qualità di blogger, condivide approfondimenti su musica, cultura e lifestyle. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.