compositori italiani famosi

Giuseppe Verdi bocciato all’esame di ammissione del conservatorio di Milano? Sembra quasi una bazzecola rispetto agli errori che è riuscita a commettere l’industria musicale negli ultimi vent’anni: si va da artisti come Beatles e Bob Dylan scartati o addirittura ritenuti indegni (come Neil Young), al tentativo di bloccare sul nascere lo sviluppo della distribuzione della musica online.

A compilare una lista delle 20 cantonate più incredibili dei discografici, ci ha pensato qualche tempo fa la rivista musicale Blender. Certo, col senno di poi diventa facile irridere scelte che si sono dimostrate catastrofiche sia da un punto di vista economico che artistico, ma forse può aiutare a comprendere la crisi attuale del sistema musica. Ce n’è davvero per tutti i gusti.

In cima alla classifica la RIAA (Recording Industry Association of America) che nel 2001 fece oscurare il sito di Napster anziché cercare un accordo economico per sviluppare la distribuzione di musica online. Chiuso Napster, i suoi utenti non scomparvero ma si rivolsero subito a BitTorrent e ad altri servizi analoghi. Il resto è storia e gli oltre 3 miliardi di brani venduti su iTunes (4,7 milioni di canzoni al giorno) la dicono lunga sull’intuito dei discografici americani.

Al secondo posto Dick Rowe, produttore inglese della Decca Records che nei primi anni ’60 scartò i Beatles perchè “i gruppi con le chitarre stanno per finire”. Mise invece sotto contratto la “mitica” band di Brian Poole e the Tremeloes… Al terzo posto Berry Gordy Jr., fondatore e proprietario della casa discografica Motown, lo storico marchio della black music con artisti come Michael Jackson, Marvin Gaye, Stevie Wonder e Diana Ross. Nel 1998 Gordy vendette l’etichetta per 60 milioni di dollari alla MCA e alla società di investimenti Boston Ventures. Cinque anni dopo Boston Ventures realizzò 5 olte tanto (325 milioni di dollari) cedendo la proprietà a PolyGram.

La Columbia nei primi anni ‘60 mise sotto contratto Bob Dylan per mille dollari. Con la stessa cifrà un anno dopo il produttore Albert Grossman lo liberò dall’accordo: nei tre anni successivi Bob Dylan scrisse per la sua nuova casa discografica, la Witmark & Sons, 237 nuove canzoni, tra cui alcune passate alla storia del folk americano. Sempre Columbia a cavallo del 2000 investì 400 mila dollari in Alicia Keys per trasformarla nella nuova Whitney Houston: i risultati furono pessimi, tanto che le venne annullato il contratto. Lei si rifece con la J Records vendendo 20 milioni di cd. Stessa sorte al rapper 50 Cent, che subito dopo avere lasciato Columbia fece un successo clamoroso.

All’inizio degli anni ‘80 l’artista canadese Neil Young intentò una causa da 21 milioni di dollari contro la sua casa discografica, la Geffen Records, che lo aveva cacciato incolpandolo di produrre musica indegna. Nel 1996 la Warner Bros versò ai Rem ottanta milioni di dollari per cinque dischi convinta che potessero vendere 3 milione di copie ad album. In realtà le vendite dei dischi furono pari a circa un quinto di quelle previste con perdite economiche enormi. Nel 1999 la MCA si convinse che una ragazza irlandese, Carly Hennessy, potesse diventare un idolo dei teenagers. La mise sotto contratto a 5.000 dollari al mese più un anticipo di 100.000 dollari e un appartamento a Marina Del Rey in California. Nel 2001 usci il suo primo disco che costò complessivamente 2.2 milioni di dollari. Il disco vendette 378 copie per un costo dii 5.820 dollari a copia.

Poi ci sono gli errori nel campo tecnologico. La Sony BMG nel 2005 stampò milioni di cd con un software anti-pirateria che in teoria li avrebbe resi non duplicabili. Purtroppo il cd installava automaticamente anche un software nascosto che rendeva i pc vulnerabili a virus e hacker. Sony venne portata in tribunale e fu costretta a ritirare 4 milioni di cd e a pagare svariati milioni di dollari di risarcimento ai clienti spiati.

Infine l’ultimo errore di questa breve carrellata: a partire dalla fine degli anni ’80 l’industria musicale eliminò i dischi in vinile a favore, prima delle cassette e poi dei cd. Contrariamente ai 45 giri, il costo di produzione dei cd singoli divenne praticamente uguale a quello degli album; anche nei negozi il loro costo non era tanto diverso. Risultato: molti giovani che non potevano più permettersi un cd singolo e tantomeno un album, iniziarono a guardare alla musica gratis illegale. “Il tentativo di forzare i consumatori ad acquistare gli album”, spiega l’esperto Joel Whitburn della rivista Billboard, “cancellò di fatto il mercato dei brani singoli, spingendo i consumatori al download illegale”.