musica per le piante

Qual è la musica per le piante migliore per favorire crescita e sviluppo di fiori, frutti e foglie? Le ricerche sui benefici di suoni e rumori per la cura dei vegetali e non solo: la sonochimica arriva in cucina per rendere il cibo più buono

Chi è stato colpito dalla sindrome del pollice verde sulla soglia del proprio balcone e si è dato al giardinaggio fai da te conosce bene il fascino, la leggerezza e l’armonia del mondo vegetale. Ma oltre a luce, aria, terra, fertilizzanti, avete mai sentito parlare di musica per le piante? Non aspettatevi un Ficus con le orecchie o che una fiore di Camelia possa emozionarsi ascoltando una canzone, ma la cosa è comunque molto seria e capace di interessare il mondo scientifico.

Senza essere scienziati basta fare un passo indietro e pensare ai suoni dell’ambiente naturale in cui alberi e fiori si sono evoluti. La prima cosa che ci deve fare rilettere in natura è il silenzio, ma ci sono anche i rumori del vento, di un ruscello e altre migliaia di sussurri, grida più o meno dolci o spaventose. Insomma non possiamo stupirci se il Gelsomino che coltiviamo amorevolemente sul nostro terrazzo sia sensibile al rumore del traffico frenetico della auto in città o alla musica che ascoltiamo. Sembra addirittura che i suoni giochino un ruolo più importante della luce nella crescita di piante e fiori.

Musica per le piante e vibrazioni

Esistono studi che dimostrano come le vibrazioni musicali positive possano favorire lo sviluppo e la crescita dei vegetali accelerando il movimento delle cellule. Viceversa sarebbero altrettanto dannosi rumori o suoni monotoni o martellanti. Già nell’Ottocento i botanici hanno cominciato a pensare che la crescita delle piante dipendesse da una serie di fattori ambientali esterni. Non solo luce, freddo, caldo, ma anche i rumori e molto altro. Luther Burbank, un famoso botanico e orticultore statunitense, è arrivato a stabilire come i vegetali siano in grado di percepire fino a 20 stimoli sensoriali differenti, tra cui i suoni.

Sulla base di questa scoperta nel 1962 uno studioso del Dipartimento di Botanica dell’Annamalia University in India condusse alcuni esperimenti su alcune piante in laboratorio. Sottoponendole a musica classica rilevò una crescita maggiore del 20% e risultati analoghi li ottenne con il tradizionale Raga indiano. Diffondendolo con degli altoparlanti in un campo coltivato lo sviluppo di piante e germogli fu superiore alla media regionale in una percentuale dal 25 al 60%.

Genere migliore per le piante

Gli studiosi iniziarono a capire che le piante gradivano suoni in un range di frequenza tra 125Hz e i 250Hz, ma qual’era la musica per le piante migliore per stimolarne la crescita? La risposta arrivò nel 1973 dalla studiosa canadese Dorothy Retallack, che nel libro The sound of music plans parlò delle sue scoperte. Descrisse una serie di esperimenti effettuati con compositori classici come Haydn, Beethoven, Brahms, Schubert e musica rock dei Led Zeppelin e di Jimi Hendrix.

Scoprì che le sue piante crescevano meglio con la musica classica e il jazz, il country aveva un effetto neutro, mentre con il rock era le piante stavano male come quando sottoposte ad un eccesso di acqua. Insomma molto meglio brani rilassanti o musica classica ma senza esagerare. Gli esperti consigliano un massimo di 3 ore di esposizione musicale al giorno poichè, come l’abbondanza di acqua, anche un sovradosaggio di note potrebbe compromettere la salute dei vegetali.

Coltivazioni a suon di musica

Chissà se tra qualche decennio sul mercato compariranno prodotti alimentari come grano e riso musicalmente concepiti. C’è chi sfruttando la presunta sensibilità acustica delle piante per adesso ha cercato di produrre coltivazioni dalla qualità più elevata e anche del vino migliore. A dire il vero benefici e controindicazioni sulle vigne sono ancora tutte da verificare. Così come gli effetti sul riso nel campo di Suwon, in Corea del Sud, dove gli scienziati dell’Istituto Nazionale di Biotecnologie hanno sonorizzato alcune risaie con conclusioni contrastanti.

Un’azienda alimentare ortofrutticola giapponese ha provato anche con le banane. Giunte ancora acerbe dalle Filippine, nel periodo di maturazione sono state sottoposte al Quartetto per archi n°17 e al Piano concerto N°5 di Mozart per un mese due ore al giorno. I produttori sono pronti a scommettere di avere ottenuto banane più dolci e profumate. La tenuta Paradiso di Frassina di Montalcino ha invece pensato di creare una magica atmosfera musicale per uve e mosti, arrivando anche a sonorizzare le cantine.

Vino a suon di musica

Sono molte le metafore usate dai compositori per descrivere impressioni di carattere musicale. Il ‘sapore’ di un timbro, la ‘sonorità fruttata o aspra’ di uno strumento, oppure un ‘vellutato impasto’ orchestrale. Solo semplici assonanze con il linguaggio enologico? Certo è che la passione del buon bere ha attraversato tutta la storia della musica occidentale: dalle canzoni bacchiche del Rinascimento fino all’interesse mostrato da molti grandi musicisti e compositori di musica classica del passato. Gioacchino Rossini si guadagnò addirittura l’appellativo di “musicista gastronomo” grazie alla sua passione per la buona tavola e il Rosso di Bordeaux.

Le perplessità in questo caso sono più che lecite, ma in generale non tutta la comunità scientifica è d’accordo sui benefici della musica per le piante o per altre coltivazioni. In agricoltura i risultati dipendono da una infinità di fattori climatici e ambientali non ripetibili e difficilmente confermabili su larga scala. I più scettici sostengono che non è tanto la musica per le piante a fare la differenza, ma piuttosto le vibrazioni prodotte dalle onde sonore. Certo male non fanno: chi ama il giardinaggio alla carezze sulle foglie potrà sempre unire anche un pò di buona musica. Come sempre ognuno è libero di credere ciò che vuole, magari dopo avere letto la bibbia del settore, un libro uscito negli anni ’70 intitolato The secret life of plants.

Sonochimica

In questo articolo abbiamo visto alcune teorie sulla musica per le piante, vibrazioni musicali, produttori che usano le note per stimolare i vitigni e produrre un vino migliore, o banane più buone. In realtà c’è una vera e propria scienza, la sonochimica, che studia come le onde sonore possano influenzare i corpi solidi. Ecco perchè c’è anche chi, oltre ai vegetali, ha pensato addirittura a formaffi stagionati a suon di musica. Il suo nome è Beat Wampfler, casaro e veterinario produttore di Emmental nella città di Burgdorf nella svizzera centrale.

Il gusto di questo formaggio è delicato, dolce ma pungente fino ad esser quasi piccante a piena maturazione. La stagionatura può durare dai 4 mesi fino ai 12 mesi in grotta, per ottenenere sentori speziati o un gusto pieno. Ed è qui che intervengono i sottofondi sonori per modificarne ulteriormente il sapore, ma di quale genere musicale? Beat Wampfler per migliorare il sapore del suo Emmental ha scelto Mozart ma anche qualcosa di forte, Led Zeppelin e hip hop sparato da altoparlanti direttamente sulle forme, ruote di formaggio di circa 90 cm di diametro e 15 cm di spessore.

Alla fine della maturazione una degustazione alla cieca ha dato il verdetto: come riportato dai media il ‘formaggio sonico’ migliore e più fruttato è risultato quello bombardato a suon di hiphop. Lo scetticismo della comunità scientifica in questo caso è stato sconfitto da una vera e propria giuria di assaggiatori. Un risultato confermato anche dall’alta scuola di scienze Zhaw che ha spiegato il fenomeno come effetto delle vibrazioni sui batteri responsabili del sapore.