La musica è un linguaggio universale che può comunicare con tutti gli esseri viventi. Ma quali sono gli effetti della musica sulle piante? Esistono generi musicali che fanno bene alla crescita dei vegetali e anche le stesse piante possono produrre vibrazioni e suoni?

Chi è stato colpito dalla sindrome del pollice verde sulla soglia del proprio balcone e si è dato al giardinaggio conosce bene l’importanza di luce, aria, terra, fertilizzanti per mantenere il fascino, la leggerezza e l’armonia del mondo vegetale. Ma del rapporto tra musica e piante avete mai sentito parlare? L’influenza reciproca tra suoni e mondo vegetale è un concetto molto serio e capace di interessare da sempre la comunità scientifica.

I naturalisti sono concordi nell’affermare che esista un rapporto tra musica e piante, suoni, alberi e fiori a partire dall’ambiente naturale in cui si sono evoluti. La natura è silenzio, ma c’è anche il rumore di vento, ruscelli e altre migliaia di sussurri, grida di animali più o meno dolci o spaventosi. E’ quindi certo che i vegetali vengano sollecitati dai suoni dell’ambiente sotto forma di vibrazioni. Ma se rami e foglie potessero addirittura emettere suoni consapevoli ed esprimersi?

Indice

Musica fa bene alle piante

Le piante sono organismi sensibili che reagiscono a diversi stimoli ambientali, come luce, calore, vento, acqua e anche a suoni e rumori. Il suono è una forma di energia che si propaga attraverso le onde sonore, le quali provocano delle variazioni di pressione nell’aria. Queste variazioni possono influire sul metabolismo delle piante, modificando la loro crescita, la loro forma e il loro sviluppo.

La teoria più accreditata per spiegare questi fenomeni è che le vibrazioni prodotte dalle onde sonore possano favorire il trasporto dei nutrienti nei fluidi delle piante, migliorando la loro nutrizione e salute accelerando il movimento delle cellule. Le vibrazioni potrebbero stimolare la produzione di ormoni vegetali, come l’auxina e la citochinina, che regolano la crescita e la differenziazione cellulare. Esistono molti studi per dimostrare l’effetto della musica sullo sviluppo e la crescita dei vegetali.

Già nell’Ottocento i botanici cominciarono a pensare che la salute delle piante potesse dipendere da vari fattori ambientali esterni. Luther Burbank, famoso botanico e orticultore statunitense vissuto a cavallo del ‘900, arrivò a stabilire come i vegetali fossero in grado di percepire fino a 20 stimoli sensoriali differenti. Non solo luce, freddo, caldo, ma anche rumori e suoni.

Nel 1962 uno studioso del Dipartimento di Botanica dell’Annamalia University in India condusse alcuni esperimenti di laboratorio sugli effetti della musica sulle piante. Sottoponendole a musica classica rilevò un incremento della loro crescita del 20% e ottenne risultati analoghi anche con il tradizionale Raga indiano. Diffondendo le musiche con degli altoparlanti in un campo coltivato verificò uno sviluppo di piante e germogli superiore alla media regionale di una percentuale tra il 25 e il 60%.

Quale musica piace alle piante?

Gli esperimenti condotti da vari ricercatori nel corso dei decenni hanno dimostrato che le piante esposte a determinate frequenze sonore possano aumentare biomassa, produzione di clorofilla, resistenza alle malattie e fioritura. Al contrario, altre frequenze possono avere effetti negativi, causando stress o danni. Gli studiosi sostengono che le piante gradiscano suoni in un range di frequenza tra 125Hz e i 250Hz.

Ma esiste una musica che piace alle piante più di altre? La risposta non è semplice, perché dipende da molti fattori, come la specie vegetale, l’ambiente in cui vive, il tipo di suono e il gusto personale. La studiosa canadese Dorothy Retallack nel 1973 ha scritto il libro The sound of music plans in cui descrive una serie di esperimenti effettuati con compositori classici come Haydn, Beethoven, Brahms, Schubert e musica rock dei Led Zeppelin e di Jimi Hendrix.

Secondo i suoi studi il tipo di musica preferita dalle piante sarebbe la classica e jazz, il country avrebbe un effetto neutro, mentre la musica rock le farebbe soffrire allo stesso modo di un eccesso di acqua. Gli esperti consigliano un massimo di 3 ore di esposizione musicale al giorno poichè, come l’abbondanza di acqua, anche un sovradosaggio di suoni potrebbe compromettere la salute dei vegetali.

In ogni caso non c’è un genere musicale migliore, contano le vibrazioni prodotte dai singoli brani. The secret life of plants è un libro uscito negli anni ’70 che approfondisce un argomento che non trova tutti d’accordo. Parte della comunità scientifica dubita sui benefici offerti dalla musica alle piante o alle coltivazioni in genere. Il problema è che in agricoltura i risultati di un raccolto dipendono da una infinità di fattori climatici e ambientali impossibili da ripetere e confermare su larga scala.

Coltivazioni a suon di musica

Nel campo della bioacustica dei vegetali si fanno studi approfonditi sui meccanismi sensoriali che regolano lo sviluppo del mondo vegetale. Il rapporto tra musica e piante poggia su basi scientifiche, ma poi va interpretato attraverso l’esperienza e può diventare anche un fatto di comunicazione e marketing. Prima o poi sul mercato ci saranno grano, riso ed altri prodotti alimentari musicalmente concepiti?

Di sicuro già oggi c’è chi, sfruttando la sensibilità acustica delle piante, cerca di produrre del vino migliore. La tenuta Paradiso di Frassina di Montalcino ha pensato di creare una magica atmosfera musicale per uve e mosti, arrivando anche a sonorizzare le cantine. A dire il vero che esista un legame tra musica e qualità dell’uva dei vitigni è tutto da verificare, ma la sola notizia basta a suscitare un certo interesse sul prodotto.

Esperimenti si fanno in tutto il mondo su vari tipo di coltivazione. Gli scienziati dell’Istituto Nazionale di Biotecnologie in Corea del Sud ad esempio hanno valutato gli effetti della sonorizzazione di un campo di riso di Suwon, arrivando a conclusioni contrastanti. Un altro esperimento con giovani piante di mais ha rivelato che oltre a percepire i suoni, sarebbro in grado di emettere vibrazioni periodiche in risposta a stimoli sonori.

Piante che suonano

Fino ad ora abbiamo parlato di vegetali come ascoltatori, ma c’è chi pensa esista una vera e propria musica delle piante intenzionale, come se volessero comunicare o produrre avvertimenti per attrarre qualcosa. La musica potrebbe avere un impatto non solo fisico, ma anche ‘psicologico’ sulla vita dei vegetali come una forma di comunicazione tra esseri umani e mondo vegetale. Oltre ad essere uno stimolo sonoro, l’arte musicale trasmette emozioni, sentimenti e significati.

A tutti sarà capitato di udire il rumore che produce il vento in un campo di grano, ma ci sono anche piante che quando emettono un seme esplodono, producendo un suono. Nell’antica Grecia si sosteneva che le piante potessero cantare precise melodie che l’uomo poteva ascoltare solo trovandosi in un particolare stato emotivo. In tempi più recenti un laboratorio degli Stati Uniti collegò una macchina della verità ad una pianta in vaso, rilevandone il movimento della linfa.

Erano gli anni ’70 e con l’avanzare della tecnologia il movimento linfatico foglia radice é stato trasformato in segnali elettrici e quindi in musica. Il progetto Music of the Plants, nato in Italia nel 1976 presso la comunità di Damanhur è un dispositivo elettronico che rileva le variazioni elettriche delle piante e le trasforma in note musicali. Si tratterebbe di una specie di canto greco antico formato dalla successione di 4 suoni discendenti (tetracordi) compresi nell’intervallo di una “quarta giusta”. Dopo un periodo di apprendimento le piante sarebbero in grado produrre suoni sensibili agli stimoli ambientali.

Molti artisti hanno sperimentato la musica delle piante, sia suonando per loro che facendole suonare. Nel 2019, Sara Michieletto, violinista dell’Orchestra La Fenice di Venezia ha condotto una performance nella foresta amazzonica brasiliana. La musicista ha suonato il suo violino appoggiandolo al tronco di un Ceibo, una pianta maestosa con radici aeree. Le note del violino sono entrate in risonanza con le radici della pianta, creando una sinfonia naturale.

Suoni artificiali dei fiori

Sempre relativamente al rapporto tra musica e piante che parte dalla filosofia e finisce nel marketing, una società giapponese specializzata nello sviluppo di tecnologie audio e comunicazione, ha creato un dispositivo capace di riprodurre musica e voce attraverso piante e fiori, sfruttando gli stessi principi che alla base degli altoparlanti dei sistemi hi-fi. Il sistema è costituito da un vaso contente una bobina magnetica, studiato per trasferire le vibrazioni dallo stelo fino ai petali dei fiori.

Una volta collegato il vaso allo stereo, le estremità della pianta vibrano e diffondono il suono come fossero la membrana di un altoparlante. I fiori hanno da sempre un preciso ruolo nell’arte giapponese. In Giappone l’antica arte denominata Ikebana (“fiori viventi”) consiste nel creare composizioni di fiori recisi secondo regole precise che risalgono ai primi omaggi floreali dedicati al Buddha. In tempi recenti utilizzare i fiori, ed in particolare i tulipani, è quasi diventata una mania nel design e nell’arredamento.

Plantwave invece è una applicazione che consente di collegare lo smartphone alle piante attraverso due elettrodi. La differenza di potenziale che si sviluppa genera melodie differenti che sono state precedentemente registrate. Se non sono proprio le piante a suonare, questa app è comunque un esperimento divertente e rilassante. Sicuramente un sistema per connettersi alla natura.


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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti è un editore online, fondatore di Bintmusic.it, musicista, produttore e esperto di comunicazione digitale. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. In qualità di blogger, condivide approfondimenti su musica, cultura e lifestyle. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.