personalità e musica ascoltata da un ragazzo

Qual è il rapporto tra musica e personalità e perchè preferiamo ascoltare canzoni di un genere musicale piuttosto che un altro? Gli studi in ambito sociale sui gusti individuali: come l’identità va oltre il senso estetico

Quale rapporto c’è tra musica e personalità e come il carattere individuale influisce sulle modalità di ascolto? Vi sarete chiesti ad esempio perchè qualcuno adori determinati generi musicali e altri li odino. Bel pezzo, canzone stupenda… oppure musica noiosa, anzi deprimente. Quando si parla di bello o brutto o di giusto e sbagliato, ognuno ha la propria opinione ed è sempre convinto di avere ragione, come insegnano i dibattiti politici.

Alle persone in generale basta un attimo per esprimere un giudizio tranciante su un brano, un cantante o artista. Sia che si tratti di politica, calcio o musica, gli esperti non mancano mai e i giudizi di pancia, grazie ai social che danno voce a tutti, hanno preso il posto di una analisi consapevole basata sulla reale conoscenza. Così anche i gusti musicali raramente si affidano a criteri estetici o di comprensione del linguaggio musicale, dipendono piuttosto da concetti come personalità e identità personale.

Musica personalità e identità

Cosa convince ad ascoltare un brano fino alla fine o a spegnere la radio? In verità quando ascoltiamo un nuovo brano il cervello elabora subito le informazioni della musica come fa con qualunque linguaggio. Tutti lo facciamo in modo inconsapevole e differente, a seconda del livello di conoscenza. Ma oltre a riconoscere ritmo, melodia, armonia e ad ascoltare gli strumenti utilizzati nell’arrangiamento e nell’orchestrazione c’è qualcos’altro. E’ un concetto astratto che va oltre la sensibilità e ha a che fare direttamente con la personalità, o meglio con la nostra identità personale.

L’identità personale, materia discussa in ambito filosofico da molti secoli, è la rappresentazione che abbiamo di noi stessi nel mondo e che si rappresenta attraverso la personalità. É un carattere umano molto importante, specie di questi tempi confusi e non solo per capire chi siamo, ma anche per dare un ruolo ed un senso alla nostra vita nella società. Si comincia da bambini e ogni identità individuale si costruisce basandosi su storia familiare, incontri, esperienze personali e professionali. I pensieri quotidiani diventano scelte a livello politico, etico o estetico.

Comportamenti e ambiente

Ascoltare musica è ovviamente solo una delle tante attività che impegnano le persone tutti i giorni. Oltre a studiare e a lavorare la gente nel tempo libero guarda la televisione, va al cinema, passeggia, fa shopping e sport. Oppure esce con gli amici per parlare di attualità, politica e fa molte altre cose. Cosa motiva le persone a impegnarsi più o meno in alcune di queste attività e perché quelle amate da qualcuno possono essere detestate dagli altri?

Anche nel caso delle abitudini e dei comportamenti quotidiani è più o meno sempre questione di identità personale e personalità. Molte teorie sottolineano come alla base delle scelte individuali ci siano i legami tra persone e ambiente. Determinati contesti sociali, frequentazioni e spazi fisici rafforzano non solo idee e convinzioni, ma anche determinate predisposizioni e gusti individuali.

Così anche i gusti musicali hanno molto a che vedere con l’identità personale: sono una specie di biglietto da visita che esibiamo in qualsiasi contesto sociale per affermare la nostra personalità. Insomma siamo quello che ascoltiamo, anche se oggi il potere della musica è un pò appannato. La vista è il senso più sviluppato della modernità, nella musica digitale manca l’oggetto fisico da esibire, ma i gusti musicali, cosa e come ascoltiamo, definiscono ancora molto efficacemente chi siamo.

Gusti musicali e tribù sociali

I generi musicali non sono che un’invenzione del mercato che asseconda una esigenza naturale dell’uomo. Lo testimonia il fatto che la musica digitale, pur potendone fare a meno, al posto di usare solamente playlist continua a parlare di jazz, classica, pop, rock. Dire “io ascolto Jazz” o “rock underground” oggi non fa l’effetto di ieri, ma è già qualcosa, un porto sicuro dove approdare. Sempre meglio che cliccare su playlist preconfezionate scorrendo il dito sullo smartphone al posto di uscire di casa per comperare un disco. Disporre di milioni di brani in streaming senza riferimenti precisi, se non le povere orecchie, potrebbe far sentire dispersi nel mare del nulla e non solo da un punto di vista musicale.

I generi musicali all’interno del rapporto tra musica e personalità da sempre definiscono anche tribù di appartenenza, tanto che i negozi di dischi specializzati una volta erano veri ritrovi per i giovani. Davanti alle vetrine era bello e rassicurante incontrarsi e riconoscersi tra uguali condividendo gusti musicali che riflettevano modi di essere, pensare, vestire o di tagliarsi i capelli. L’esigenza dell’industria musicale di definire nicchie di mercato per decenni non ha fatto altro che assecondare il bisogno del pubblico di avere contenitori virtuali in cui ritrovare la propria identità personale.

Proprio per questo motivo fino a qualche anno fa vinili e cd facevano bella mostra di sè nelle case e mostrarli agli amici era un pò come aprire l’armadio dei vestiti, la stanza dei segreti. Appena entrati in casa di un amico era normale mettersi a spulciare la raccolta di dischi o cd che il proprietario non mancava di esibire, magari accanto ai libri. Un modo per rivelarsi, sottolineare la propria identità, ma anche per scoprire affinità e magari trovare l’anima gemella.

Ruolo identitario della musica

Indipendentemente dalle logiche di mercato, se diamo un occhio al passato scopriamo come la musica abbia sempre avuto un forte ruolo identitario e anche mistico che non ha nulla a che vedere con l’estetica, il linguaggio e i gusti musicali così come li intendiamo oggi. Basti pensare alle antiche civiltà in cui un semplice ritmo non serviva solo a divertirsi ma poteva adunare folle o avere uno scopo religioso. La forza della musica e del rapporto tra uomo e suono é anche questo e va ben al di là delle dinamiche commerciali.

Da questo punto di vista ad esempio anche la musica jazz o classica è piena di rituali in cui rispecchiarsi a livello culturale, economico o sociale. Dalle foto di dischi in bianco e nero con il jazzista maledetto ritratto con sigaretta in bocca, alla sale da concerto, almeno un tempo ritrovo di eleganti signori e signore. Pensate che nei palchi della Scala di Milano una volta durante le rappresentazioni succedeva davvero di tutto! D’altronde le tribù cercano sempre un modo per ritrovarsi, sia che si tratti di giovani capelloni, che di nobili ingioiellate.

Nell’era dello streaming le nostre preferenze tra classica, jazz, rap, pop, agli occhi degli altri dicono ancora molto di noi, e non solo. Le playlist personalizzate e condivise sui social network possono ancora svelare i vari aspetti della personalità, dato che catalogare musica è diventato più semplice, oltre che indispensabile. Spotify e i maggiori servizi online conoscono alla perfezione i nostri gusti musicali e li utilizzano non solo per consigliarci nuove canzoni, ma anche per proporre spot mirati sui nostri interessi. Si tratta di artisti, brani e album ma anche di libri, vacanze, servizi. Così oggi è ancora più vero: siamo quello che ascoltiamo, specialmente e sempre di più, come consumatori.

Concerti live e condivisione social

Finito il tempo dei negozi di dischi, oggi agli appassionati non resta altro che internet per ritrovarsi virtualmente su forum, community, social, oppure ai concerti live. Ma ancora una volta, più che sensibilità e comprensione individuale, contano gli aspetti identitari. Per questo i tour dei maggiori artisti internazionali sono mastodontici spettacoli teatrali realizzati dai migliori scenografi e costumisti al mondo. I concerti sono spettacoli di arte varia la cui narrazione è studiata nei minimi particolari dalla moda allo stile, fino ai comportamenti più o meno trasgressivi con video, fotografie, grafica ad hoc per emergere nel gran calderone della comunicazione.

Tutto concorre ad amplificare l’immagine dell’artista ad un modello ideale capace di catturare il pubblico, che sembra molto apprezzare. Malgrado la crisi i grandi concerti fanno sempre il tutto esaurito: anche se i biglietti arrivano a costare cifre folli, la gente sembra non badare a spese. Il desiderio di partecipare è più forte di tutto. Pazienza se al posto di sentire musica si va ai concerti per girare video con lo smartphone, tanto che qualcuno li vorrebbe pure vietare. Non avrà vita facile perché l’illusione di potere conquistare l’identità personale a colpi di click, da condividere su Facebook, é più forte di tutto.

Psicologia dei gusti musicali

Il rapporto tra musica e personalità si presta a innumerevoli interpretazioni, non solo di carattere sociale ma anche psicologico, e negli ultimi anni il tema è stato affrontato da molte ricerche. Tra i tanti c’è quello realizzato recentemente dai ricercatori dell’Università di Cambridge. Lo studio voleva scoprire i fattori caratteriali e psicologici che influiscono sulle scelte musicali e svelare qualcosa in più sulle attività quotidiane e sui comportamentali delle persone in ambito sociale. Anche queste teorie sostengono che l’ascolto della musica ha un forte componente identitaria.

Per trovare le relazioni tra tratti psicologici, atteggiamenti e valori, serve ovviamente analizzare un campione statistico affidabile e il più vasto possibile. Il professor Jason Rentfrow ha affrontato la questione del rapporto tra musica e personalità raccogliendo dati e sondaggi su oltre 10.000 persone in tutto il mondo. Ha così scoperto che le persone normalmente scelgono di ascoltare un determinato genere o artista, più che per un gusto musicale consapevole, per comunicare informazioni su di esse.

Musica personalità e generi

Le persone ascoltano un determinato genere così come seguono una moda e si vestono con abiti che riflettono e soddisfano le loro necessità psicologiche o frequentano persone più affini alla propria personalità: in quale rapporto? L’analisi ha evidenziato una serie di relazioni molto solide considerando cinque generi: Mellow (musica melodiosa: pop, soul ecc.); Unpretetious (senza pretese: popolare e tradizionale); Sophisticated (sofisticata: jazz e classica); Intense (intensa: rock, metal, punk, rap); Contemporary (contemporanea).

Persone con forte preferenza per musica classica e jazz (sofisticata) tendono ad avere tratti della personalità associati con apertura, creatività o fantasia e capacità verbale. Se ascoltate musica popolare (senza pretese) siete estroversi, socievoli e loquaci, ma tendete ad avere idee convenzionali e amate il dogmatismo. Nella musica pop rock, soul e l’R&B (melodiosa) solitamente si identificano i romantici e chi è in cerca di relax. Punk, rock, heavy metal e tutta la musica intensa, sempre secondo i ricercatori, è ascoltata e amata da chi vuole caricarsi per sfidare un ambiente circostante ritenuto ostile.

Giudizio su cosa ascoltano gli altri

A parte queste conclusioni di carattere assolutamente generale rilevate sulla media delle persone analizzate, una cosa interessante tra musica e personalità riguarda il giudizio su quello che ascoltano gli altri. Quando conosciamo qualcuno ci creiamo impressioni accurate e addirittura tendiamo a giudicare il prossimo anche in base a cosa ascolta e alle sue preferenze musicali.

Sicuramente esistono precisi stereotipi sulle caratteristiche dei fans dei vari generi musicali. Spesso corrispondono effettivamente con il reale profilo psicologico degli ascoltatori. Ciò vale per un incontro casuale ma anche tra amici. Se ci pensate è proprio vero. Spesso la preferenza di un determinato genere fa acquisire all’amico un ruolo preciso all’interno del gruppo che non ha nulla a che fare con il linguaggio musicale. Che questo sia un bene o un male giudicatelo voi.

Vogliamo fare una prova? Ad esempio la maggioranza delle persone crede che gli appassionati di musica classica siano conservatori, intelligenti, religiosi. Hanno anche uno spiccato senso artistico, però non sono atletici o fisicamente attraenti. Questo stereotipo non fa per voi? Forse potrebbe piacervi l’appassionato di musica rap. La gente pensa sia di idee liberal, abbastanza interessante, non particolarmente religioso. Ma soprattutto molto atletico… sarà vero?

Importanza abitudini di ascolto

Le abitudini di ascolto sono diventate anche oggetto di ricerche in ambito economico e professionale. I ricercatori del Palo Alto Research Center e del Georgia Institute of Technology, hanno verificato come le raccolte musicali siano un sistema infallibile per trovare affinità lavorative e caratteriali per saldare relazioni sociali all’interno di gruppi di lavoro. Ciò avviene anche in ambito politico. Analizzare le playlist musicali dei potenziali candidati consente ad esempio di individuare quelli con maggiori possibilità di incontrare gli umori della gente all’interno di determinate comunità.

Siamo quello che ascoltiamo è un principio molto americano che mira a trasformare la musica in strumento di marketing condito da vari manuali e pubblicazioni. Già all’inizio della rivoluzione digitale era uscito il libro “The iPod Playlist Book”, vero e proprio manuale sul significato profondo della raccolta musicale. Prometteva di svelare i lati oscuri di personalità legate a playlist monotematiche, miste, nostalgiche o progressiste. Ovviamente l’opuscolo offriva al lettore una chiave di lettura sulla propria personalità in relazione alla musica ascoltata. Ma lo avevano testato anche su politici, attori, vip e sul presidente americano Bush. Era profilato musicalmente come “personalità espansiva, ma non necessariamente aperta a nuove esperienze”. Trump si vanta di non avere letto nemmeno un libro, sarebbe interessante conoscere i suoi gusti musicali.

Musica e personalità politica

Ma se siamo quello che ascoltiamo, c’è un rapporto anche tra musica e politica, vita pubblica e senso civico? La risposta è affermativa. Alcune ricerche hanno ad esempio rilevato che nelle città dove ci sono più cori e orchestre, la gente parcheggia meno in doppia fila. Allora basterebbe farsi un giro nelle vie delle città italiane per avere un’idea del livello e del ruolo che gioca la musica in Italia. Peccato, perchè la musica, oltre ad essere cultura, conoscenza e compagna di vita, è un’antidoto alla violenza e all’apatia.

Lo dovrebbero sapere bene gli artisti famosi, ma in Italia, salvo rari casi, spesso i cantanti se ne stanno lontani dalla stanza dei bottoni mantenendo un basso profilo. Forse hanno paura di perdere pubblico o di essere bersagliati dagli hater sui social per la loro appartenenza politica. Nel frattempo in molti altri paesi i cantanti prendono posizione, anzi vanno al potere. Alcune nazioni negli ultimi anni hanno portato i loro cantanti al governo, mischiando preferenze musicali e politiche.

Youssou N’Dour ad esempio è stato eletto ministro della cultura in Senegal, Gilberto Gil ha avuto lo stesso ruolo in Brasile e Rubén Blades, panamense, ha fondato un partito e ricoperto la carica di ministro del turismo di Panamá. Ma ci sono anche Andry Rajoelina che faceva il disc jockey prima di diventare Presidente del Madagascar e Michel Martelly, cantante con 14 album registrati, ed ex Presidente di Haiti. In Australia Peter Garret della rock band Midnight Oil ha fatto il ministro dell’educazione dopo essersi occupato di ecologia.