cassetta delle lettere

Jimmy Tamborello viveva a Los Angeles e faceva musica elettronica. Ben Gibbard viveva a Seattle e cantava in una band locale. I due iniziarono a spedirsi musica per posta e in cinque mesi realizzarono il loro primo album. Per onorare questo collaudato metodo di lavoro, decisero di chiamarsi Postal Sevice.

Pubblicati nel 2003 dalla Sub Pop Records, etichetta di Seattle di indie-rock, ottennero un grande successo: 400 mila copie vendute. Non male per degli esordienti. L’etichetta aveva fatto meglio solo con l’album Bleach dei Nirvana. Ma nell’agosto 2003 arrivò una lettera scritta proprio dal servizio postale degli Stati Uniti, in cui si intimava di non usare il marchio “Postal Service” per motivi di copyright. Un vero guaio: un nome vincente non si può sostituire tanto facilmente. Così, mentre gli avvocati discutevano, per vari mesi si è cercata una soluzione alternativa…

E’ sul New York Times di settimana scorsa, la notizia dell’accordo. La Postal Service ha ceduto l’uso gratuito del marchio in cambio di pubblicità e della possibilità di vendere i cd della band sul proprio sito web: “Abbiamo sempre cercato un modo per fare conoscere ad adolescenti e ventenni i nostri servizi di posta tradizionale”, spiega un manager della (vera) Postal Service. I due musicisti, raffinati, ben pettinati e gentili, erano perfetti per rappresentare una agenzia federale. A proposito, non è uno scherzo: se li volete ascoltare, suonano questo mese a Washington al congresso annuale dei postini.