consumare bevande in un bar

La musica ad alto volume nei locali vi disturba? Serve per fare consumare di più. Recenti studi lo dimostrano: sia che si tratti di bar, ristoranti, negozi o palestre, il danno non è solo per le orecchie, ma anche per il portafoglio.

Se pensate che la tendenza alla musica alta e diffusa ovunque, sia solo un sintomo degenere di una Italia fracassona, vi sbagliate: il New York Times ha fatto una indagine nei locali più frequentati di New York, constatando un livello medio di 90 decibel, molto superiore a quello a cui le persone dovrebbero essere sottoposte per non mettere a rischio il loro udito.

Il problema della musica ad alto volume non riguarda solo discoteche, pub, happy hour, store di abbigliamento modaioli alla Abercrombie in cui la musica a palla è un marchio di fabbrica per attrarre giovani e giovanissimi felici di partecipare all’orgia consumistica.

Ci sono ristoranti in cui tra musica, vociare dei clienti e tutto il resto, il rumore è insopportabile, eppure i gestori si guardano bene dall’intervenire, ben sapendo che questo ambiente acustico ha anche un effetto euforizzante che spinge a mangiare più in fretta e a ordinare di più.

Lo dimostrano anche test sperimentali su giovani frequentatori di pub dai 18 ai 25 anni: alzando il volume del sottofondo musicale la birra nei loro bicchieri finisce circa tre minuti prima, mentre contemporaneamente le dosi consumate aumentano da 2,6 a 3,4 volte per persona. Il motivo è lo stesso per cui store di abbigliamento, trasformati sempre più spesso in dj set, arrivano a vendere il 30% di merce in più.

Per guadagnarci in salute e non solo la soluzione è semplice e si chiama silenzio: unico vero lusso da diffondere e pretendere.