ragazzo ascolta musica per concentrarsi

C’è chi per studiare e lavorare ama stare in silenzio e chi ascolta sempre un sottofondo musicale: ma esiste una musica per concentrarsi migliore di un’altra? Non se lo chiedono solo studenti, professionisti e sportivi, ma anche le grandi aziende sempre in cerca di sistemi per migliorare prestazioni e produttività dei dipendenti eliminando ansia e stress. In questo campo esiste un’ampia letteratura scientifica su posizioni contrastanti.

Alcuni studiosi sostengono che per rendere il cervello più attivo sia utile ascoltare musica per concentrarsi mentre altri dicono che i sottofondi musicali influiscano negativamente sulla memoria umana. Di quale genere musicale stiamo parlando e in quale ambito scolastico o lavorativo? In questo articolo vedremo le varie ipotesi e come i suoni possano o aiutare ad essere più produttivi in relazione all’impegno mentale da affrontare.

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Vivere tra sottofondi musicali

Prima di parlare di musica per concentrarsi sarebbe utile spendere due parole sulla oramai ridotta possibilità dell’uomo di non ascoltare rumori o suoni. Sul fatto che il silenzio sia diventato un lusso che pochi possono permettersi è fuori di dubbio. Il rumore di fondo è una costante della vita moderna e i motivi sono vari. Non tutti sanno ad esempio che i negozi usano sottofondi musicali per incrementare le vendite e che i locali alzano il volume per farci bere di più.

Indipendente dal marketing e dal consumo che occupa le menti, uno dei motivi per cui é impossibile stare in silenzio è che l’evoluzione tecnologica dei supporti musicali ha reso possibile fruire della musica ovunque, rendendo una chimera l’ascolto consapevole. I servizi di streaming fanno a gara per conquistare gli utenti offrendo sottofondi musicali e playlist indispensabili in ogni momento della giornata. Il concetto di musica da ascoltare è stato sostituito dalle playlist per cenare, fare sport, studiare o lavorare.

La musica per concentrarsi è quindi frutto di una evoluzione di un nuovo significato della musica o di un linguaggio musicale che ha perse le velleità artistiche? Oggi le canzoni oltre ad emozionare e intrattenere servono anche per rilassarsi o si ascoltano mentre si fa altro, come d’altronde è sempre stato. Se ieri le nostre mamme cucinavano ascoltando distrattamente le canzoni alla radio, Mozart suonava alle feste di corte e nei palchi dei teatri durante le opere si cucinava e amoreggiava.

Indipendentemente dai tempi che cambiano tutti sappiamo che una canzone può dare sensazioni di piacere, brividi d’emozione, gioia o euforia. Oltre ai gusti musicali e alla predisposizione personale all’ascolto, le risposte emotive ai suoni che ascoltiamo producono reazioni psicologiche, fisiche e cerebrali. Gli scienziati le hanno quantificate relativamente al miglioramento delle capacità cognitive e di memorizzazione.

Musica stimolante per il cervello

Esiste una musica stimolante per la mente? Certamente sì: quando ascoltiamo una canzone che ci piace il cervello rilascia un neurotrasmettitore chiamato dopamina, una sostanza definita del buon umore. Il piacere della musica o la sua capacità di migliorare le funzioni celebrali dipende da molti fattori. Alcune ricerche hanno dato risultati positivi sugli effetti dei suoni nello stimolare l’attività cognitiva e la produttività in ambito lavorativo.

I ricercatori possono analizzare le risposte emotive dell’uomo ai suoni utilizzando la Tomografia ad Emissione di Positroni (PET). Questa tecnica non invasiva permette di misurare e registrare l’attività del cervello umano in risposta ad uno stimolo analizzando piccole variazioni di flusso di sangue nelle diverse aree cerebrali. Persone più sensibili agli stimoli musicali sono un buon modello di analisi.

Le aree del cervello stimolate dalla musica sono le stesse del “sistema della gratificazione” o “della ricompensa” che si attivano in risposta ad alcuni stimoli primari come quelli del cibo, dell’attività sessuale, dell’assunzione di droghe e alcol che sono all’origine delle condizioni di dipendenza. Questi meccanismi biologici hanno un’importanza fondamentale per la sopravvivenza e la continuazione della specie umana.

Musica per concentrarsi

Le più recenti ricerche dicono che la migliore musica per concentrarsi studiare, lavorare e fare sport dipende dal tipo di attività svolta e da fattori personali. Gli studiosi sottolineano che anche se ascoltare musica non sia strettamente necessario per la sopravvivenza e la riproduzione biologica, sia indispensabile per l’evoluzione della specie. I suoni fanno parte della complessità della cognizione umana da cui dipendono salute mentale e benessere fisico.

Sarebbe confermato quindi l’effetto Mozart, teoria che sostiene come ascoltare musica possa favorire l’intelligenza e il ragionamento spazio temporale. Per il buon funzionamento del cervello servirebbe ascoltare musica positiva e che piace, mentre sarebbero da evitare canzoni tristi che suscitano ricordi negativi. In linea di massima la musica classica va sempre bene mentre quella cantata con un testo può distrarre. Senza escludere che qualcuno preferisce il silenzio o i suoni della natura.

Le ricerche dela Dottoressa Emma Gray, psicologa specializzata in terapia cognitivo comportamentale al BABCP di Londra, confermano che la musica possa aiutare a concentrarsi e memorizzare fino al 12% di contenuti in più. Non sarebbero i generi ma il ritmo musicale a stimolare l’apprendimento. Un ritmo veloce o lento potrebbe favorire la concentrazione suscitando sulla mente un effetto più o meno calmante.

Per materie matematico scientifiche sarebbero da preferire canzoni lente e ballate con un tempo da 50 a 80 battiti al minuto. Per studiare inglese, materie umanistiche, teatro e arte andrebbero invece bene anche canzoni o generi più eccitanti. Ritmi più sostenuti favorirebbero la performance del cervello dal punto di vista creativo. Sarebbero invece da evitare le canzoni perchè evocano emozioni che distraggono e non sono necessarie all’apprendimento.

Musica e produttività

Il rapporto tra musica e produttività è un argomento strategico anche dal punto di vista economico sociale, discusso su larga scala nell’ambito dell’economia aziendale. Le crescenti difficoltà del mondo del lavoro, la precarietà diffusa e l’evoluzione tecnologica impongono ritmi elevati e maggiore lucidità, impegno e competenze che dipendono dall’attitudine mentale dei lavoratori in ufficio e in fabbrica.

Secondo alcuni sondaggi quasi un terzo dei lavoratori in ogni parte del mondo ascolta musica in orario d’ufficio con smartphone o dispositivi simili per migliorare soddisfazione sul lavoro e produttività. Il 77% dei lavoratori inglesi intervistato dalla società di raccolta dei diritti d’autore inglese PRS for Music pensa che un sottofondo possa aiutare il morale dei lavoratori e migliorare l’atmosfera in ufficio.

Le conseguenze motivazionali e comportamentali dei sottofondi diffusi negli ambienti professionali sono stati analizzati già nel 2005 dall’Università di Windsor in Canada. Lo studio The effect of music listening on work performance voleva comprendere come l’ascolto di musica potesse aumentare la produttività sul lavoro informatico. Sui progettisti di software coinvolti nella ricerca venne rilevato un incremento di umore, creatività e una diminuizione di ansia e stress.

Secondo un altro studio pubblicato su Science Direct ascoltare musica strumentale, specie attraverso le cuffiette, può essere un valido sistema per isolarsi dal mondo nel caso si svolgano mansioni lavorative in ambienti particolarmete rumorosi. Il rumore insieme alla mancanza di privacy è una delle principali cause di scarsa concentrazione sul lavoro.

Migliore musica per concentrarsi

La musica per concentrarsi migliore è quella che contiene il giusto equilibrio tra armonia, ritmo, tempo e tipo di lavoro. Per attività semplici e monotone come quelle di operai impegnati in catene di montaggio e segretarie in lavori di routine, qualsiasi sottofondo può migliorare la concentrazione. Per lavori più coinvolgenti a livello mentale meglio ascoltare musica classica o strumentale lenta. Attività complesse potrebbero beneficiare da una musica più ritmata.

Una ricerca pubblicata dall’Istituto Nazionale della salute Americano sostiene che ascoltare musica sul lavoro possa migliorare l’apprendimento in particolare nel caso di lavori particolarmente impegnativi. Nell’ascolto passivo e indipendente da consapevolezze di tipo culturale o estetico, sarebbe fondamentale il ritmo delle canzoni per migliorare la concentrazione.

In generale le parole delle canzoni sono una fonte di distrazione, specie per attività che impegnano le facoltà del linguaggio, come la scrittura. Le canzoni cantate vanno bene invece in ambiti professionali creativi, come progettazione, pittura disegno o per gli sportivi. I neuroscenziati sostengono che l’ascolto di canzoni lente ad un ritmo di 50 80 battiti al minuto possano aumentare calma e concentrazione per riuscire a focalizzare gli obiettivi con più lucidità.

Musica per fare sport

Allenarsi a ritmo di canzoni è un’abitudine per chi va in palestra o ama correre. La musica per concentrarsi nello sport ha vari effetti a livello fisico e psicologico. Fa trovare la giusta carica (49%), consente di avere un ritmo da seguire (31%), è ideale per rilassarsi (20%) e distrarsi (17%) o crea un ambiente migliore (12,8%). Oltre ad essere divertente, allenarsi con le cuffiette fa distrarre la mente dalla fatica. Secondo alcuni studi pubblicati su Sciencedirect può ridurre lo sforzo percepito del 12% e migliorare la resistenza del 15%.

Con un giusto sottofondo gli sportivi possono cadere in una sorta di trance incrementando la l’efficacia degli allenamenti. In vendita ci sono vari prodotti studiati ad hoc dedicati allo jogging, come lettori mp3 o cuffiette bluetooth per ascoltare canzoni in piscina sott’acqua. Ogni giorno nascono anche nuove discipline con la musica protagonista in palestra, magari affiancata da app per fare sport. Ma quali sono le preferenze musicali delle persone che svolgono attività fisica?

La musica per concentrarsi nello sport é solitamente di genere pop. In palestra i brani dance funzionano come droga naturale e hanno un ritmo moderato o intenso, da 120 a 140 battiti al minuto. In realtà anche la classica potrebbe essere usata in palestra per stimolare i movimenti e scacciare la fatica. Secondo il neuroscienziato Jack Lewis, fare esercizi ascoltando i grandi compositori classici riduce la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna, aiuta a rilassare il corpo e migliora le performance in termini di forza, resistenza e sforzo percepito. Inoltre fa diminuire il cortisolo, l’ormone associato allo stress.

Tra i tanti compositori classici Beethoven sembra il più efficace per fare sport. La Sinfonia n. 4 ad esempio ha la giusta dose di energia, ritmo e movimento per motivare il cervello ad uno sforzo prolungato. Più impegnativa è l’attività fisica a cui ci si sottopone e più veloce deve essere il ritmo della musica, ma ovviamente contano i gusti personali. Il cervello viene stimolato positivamente solo se la musica risulta piacevole all’ascolto.

Concentrarsi col rumore bianco

La capacità di concentrarsi con la musica o il silenzio non è uguale in tutta la popolazione. In questo articolo abbiamo visto che non esiste una regola generale. Migliorando l’umore su precise basi neurobiologiche in alcuni soggetti la musica può influire positivamente sulle prestazioni mentali con un effetto rilassante che in qualche caso si traduce in maggiore produttività. E i rumori che effetto possono avere?

Uno studio realizzato dall’università Bicocca di Milano pubblicato su Plus One ha evidenziato come negli studenti alle prese con operazioni aritmetiche difficili, oltre che dai sottofondi musicali l’attività cerebrale sarebbe stimolata anche dal cosiddetto “rumore bianco” come quello della pioggia. Molti studi sostengono che rumori e suoni costanti naturali o artificiali come quelli di una cascata o di un televisore fuori sintonia, possano essere usati per concentrarsi, rilassarsi o addormentarsi.

La caratteristica principale del rumore bianco è la ripetitività e la monotonia. Non c’è ritmo, melodia o armonia, ma solo un rumore costante già usato nelle white noise machine per fare addormentare i neonati, che lo intepreterebbero come il flusso del sangue nel grembo materno. Rumori bianchi sono oggi disponibili anche su Spotify, in appositi canali Youtube o siti com A Soft Murmur o podcast che offrono librerie di sottofondi con rumori di ogni tipo, dalla pioggia al mare all’interno di una libreria.

Che il rumore bianco possa aumentare la produttività come la musica per concentrarsi è tutto da dimostrare. Alcuni medici sostengono che l’abitudine di tenere sempre un rumore nelle orecchie per migliorare l’apprendimento potrebbe essere anche dannoso e creare problemi all’udito. Inutile dire che questo genere di produzioni ha finito per alimentare un business di click e ascolti sulla cui utilità sistono molti dubbi.