secondary ticket

Dopo le polemiche tra artisti e rivenditori sul secondary ticket per la rivendita di biglietti per concerti ed eventi live, arrivano le multe dell’Antitrust per violazione del codice di consumo. Un piccolo risarcimento per il pubblico alle prese con il fenomeno del bagarinaggio online

Sarà successo a molti fans di volere assistere ad un concerto di un artista molto famoso ma di non avere trovato biglietti sui servizi di vendita ufficiali. Dopo poche ore dall’inizio della distribuzione, i biglietti erano già tutti spariti. Unica alternativa, stare a casa sul divano ad ascoltare un disco. Oppure rivolgersi ai siti di secondary ticket, spesso a caro prezzo. Addirittura pagando il biglietto 10 volte il costo iniziale, o anche di più.

La lista di artisti coinvolti loro malgrado in qualche modo nel fenomeno del secondary ticket è lunga. Si va da Vasco Rossi a Jovanotti passando da Coldplay e Bruce Springsteen. Diciamo quindi tutti i gruppi o musicisti che attirano folle più o meno oceaniche. C’è un grave danno per il pubblico e anche per gli artisti stessi. Questione di immagine e serietà. Ecco perchè Vasco Rossi, a seguito allo scoop televisivo, ha deciso di annullare ogni rapporto con Live Nation. La società, che è la più grande organizzazione di concerti al mondo, si occupava di seguire la distribuzione dei biglietti per i suoi concerti. Sembra in qualche modo fosse coinvolta. Come?

Secondo il servizio trasmesso dalle Iene Live Nation avrebbe avuto rapporti diretti con Viagogo, società leader nel settore dei biglietti secondari. Alcuni biglietti sarebbero stati venduti, in via non ufficiale, ai servizi secondari. Il risultato è che alcuni fans di Vasco hanno dovuto spendere fino a 1000 euro per vederlo in concerto, contro i 50 euro della prevendita. La questione, vietata e scottante, ha fatto muovere avvocati e magistratura per verificare che non sottintenda un eventuale reato di “sostituzione di persona” e di “truffa informatica”.

L’episodio specifico riguarda Vasco Rossi ma bene o male tutti i big della musica italiana ne sono coinvolti. Mengoni, Eros Ramazzotti, Jovanotti, Ligabue sono alcuni degli artisti che affermano la loro contrarietà.

Cos’è il secondary ticket?

Indipendentemente da come finirà questa storia, tutti in epoche meno recenti abbiamo avuto modo di osservare il bagarinaggio fuori dai campi di calcio, ma anche ai concerti. Con l’avvento di internet il secondary ticket ha assunto la forma di intermediazione tra possessori di biglietti e acquirenti. In pratica si tratta di piattaforme legali dove è possibile trovare biglietti, anche se esauriti al botteghino ufficiale, per eventi musicali o sportivi. In teoria questi servizi sono destinato ai privati che acquistano un biglietto in più, magari per sbaglio.

La realtà qualche volta può essere diversa. Il prezzo dei biglietti del secondary ticket è determinato dalla domanda. Quindi questi servizi hanno senso quando eventi o concerti sono sold out. Con il solo intento di speculare c’è insomma chi acquista molti biglietti per rivenderli successivamente nel mercato secondario. Cosa già di per sè spiacevole, ma ancora di più se sono coinvolti direttamente i distributori ufficiali di biglietti. Il problema è che il biglietto dei grandi concerti alla vendita secondaria può aumentare anche di molto. Come abbiamo visto oltre 10 volte sul costo iniziale.

La legge sul secondary ticket

Sicuramente quello dei concerti live è l’unico settore ancora remunerativo della musica e sarebbe oltremodo stupido screditarlo tra mille polemiche, se non dovute a intrallazzi, comunque a mancanza di trasparenza. Ma il secondary ticket è una realtà controversa che esiste in tutto il mondo da sempre. Il punto è che il web ha amplificato enormemente il problema. Secondo alcuni calcoli il mercato in Italia varrebbe addirittura 40 milioni di euro, dal 5 al 15% degli oltre 315 milioni incassati all’anno dai concerti live.

Proprio per questo tutti i governi hanno sempre affermato di volere affrontare la questione seriamente. Una prima proposta di legge stata presentata poco tempo fa in parlamento. La legge riguarda spettacoli realizzati in teatri con capienza superiore alle 5000 persone. Prevede la possibilità di vendere ai grandi distributori esclusivamente biglietti nominali, dei quali si possa verificare la completa tracciabilità tra rivenditori e pubblico. Inoltre i siti di secondary ticket andrebbero messi fuori gioco, come si fa con chi vende merce contraffatta.

Multa dell’Antitrust

Dopo tutte queste polemiche a parziale rivincita del pubblico è comunque arrivata la prima mossa dell’Antitrust. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha imposto multe per 1,7 milioni di euro a Ticketone ed ai principali servizi di secondary ticketing come Seatwave, Viagogo, Ticketbis e Mywayticket con alcune motivazioni differenti per ogni servizio.

A Ticketone è stata imposta una multa di un milione di euro per non avere saputo applicare efficaci misure anti bagarinaggio per i grossi concerti. La colpa delle altre piattaforme, oltre a non avere imposto regole e misure tali da prevenire e contrastare la compravendita in massa di biglietti, è stata anche quella di non dare informazioni specifiche sui biglietti come il prezzo in origine, la disposizione dei posti e le eventuali garanzie di rimborso per l’annullamento degli spettacoli live.