Musica nel sangue talento nel cervello

Avere la musica nel sangue non è un modo di dire ma è una caratteristica del cervello all’origine del talento. Bambini e adulti quali potenzialità hanno di diventare grandi musicisti e per quale strumento sono più dotati?

Cosa significa avere la musica nel sangue? Ci sono particolari persone dotate di orecchio assoluto o di grandi musicalità e la storia è piena di bambini prodigio in ambito artistico. Sia che si tratti di novelli Mozart dotati di talento eccezionale per suonare, improvvisare jazz o di eccezionali strumentisti o cantanti, sembra che la particolare attitudine musicale si possa stabilire con largo anticipo.

La domanda che si sono posti gli studiosi è se la musica nel sangue sia un fatto innato indipendente dal contesto sociale e dal percorso di studi che un uomo affronta nel corso della vita. Chi suona è davvero diverso? Diciamo subito che i risultati di alcune ricerche hanno stabilito che, rispetto agli altri individui, i musicisti professionisti hanno un volume doppio di materia grigia e un’attività cerebrale cinque volte superiore in risposta a complesse armonie.

Musica nel sangue è nel cervello

La musica nel sangue dipende dal volume di materia grigia presente nel cervello. Peter Schneider, del dipartimento di Neurologia dell’Università di Heidelberg in Germania, non ha dubbi in a proposito. Il suo studio ha preso in considerazione 411 individui, in parte musicisti professionisti, a cui sono state analizzate le caratteristiche strutturali e funzionali del volume del cervello posizionato al centro della corteccia uditiva.

Se l’attitudine verso la musica di bambini e adulti, presupposto indispensabile per diventare dei veri musicisti, si può quantificare, come individuare le preferenze individuali per certi tipi di suoni e strumenti? L’esperto ha trovato che l’asimmetria strutturale nei due emisferi la dice lunga sulla capacità di percepire le proprietà del suono e quindi le preferenze per sonorità e strumenti di diverso tipo.

Quale strumento suonare?

Secondo lo studioso un’asimmetria in favore dell’emisfero sinistro indica una attitudine più forte verso strumenti che producono suoni brevi, taglienti, acuti e impulsivi come percussioni, chitarra e tromba. Invece una asimmetria in favore dell’emisfero destro indica una preferenza più forte verso strumenti che producono suoni durevoli come l’organo, gli archi, i fiati, gli ottoni eccetto la tromba.

Oltre a far luce sui fattori cerebrali relativi alla predisposizione alla musica e a scoprire quali aree celebrali si sviluppano grazie all’esercizio musicale, questi studi consentono di affinare tecniche e strategie musicoterapiche efficaci, che tengano conto delle preferenze individuali verso certi tipi di suoni. Ma oltre alla musica nel sangue, è innegabile che i più bravi musicisti debbano disporre di altre caratteristiche e sensibilità per essere veri fuoriclasse, oltre a venire opportunamente stimolati.

L’importanza di cominciare presto

Volete che vostro figlio diventi un un genio precoce o che semplicemente si appassioni alla musica perchè trova divertente suonare uno strumento? Indipendente dalla musica nel sangue, fategli studiare musica entro i sette anni di età perchè dopo una certa età tutto diventa più difficile. Mozart, che a quattro anni già suonava il clavicembalo e a cinque componeva i primi pezzi, lo dimostra. Ma ad ulteriore conferma ci sono i risultati di uno studio del Max Planck Institute for Human Cognitive e Brain Sciences di Lipsia, in Germania.

Educare i figli certo non è semplice e qui entriamo in un campo minato. Molti genitori oggi preferiscono non assillare i figli con stimoli precisi, ma tendono a lasciare liberi i figli di giocare, oppure danno loro una gran quantità di opportunità in attesa che si appassionino a qualcosa trovando una loro strada. Questo metodo educativo non vale in ambito musicale. Non a caso il papà di Mozart, Leopold era compositore e un insegnante di musica.

Coltivare la musica nel sangue

Appassionare i figli alla musica è un compito preciso che inizia già dai primissimi anni di vita. Per scoprirlo i ricercatori hanno scansionato il cervello di 36 musicisti professionisti con formazione e pratica strumentale corrispondente, divisi a metà tra chi ha iniziato a studiare musica prima e dopo l’età di 7 anni. L’imaging a risonanza magnetica dei loro cervelli ha rivelato che la sostanza bianca del corpo calloso che si estende trasversalmente tra i due emisferi cerebrali, composta da fibre nervose a direzione trasversale, è molto meglio collegata e sviluppata nei musicisti precoci.

La differenza tangibile della struttura neurale fa la differenza a livello di velocità e sincronismo delle azioni umane che coinvolgono entrambe le mani. Ecco perchè studiare musica nei primi anni di età, in un periodo chiave dello sviluppo del cervello, ha effetti che si protraggono per tutta la vita. Insomma fino all’età di 7 o 8 anni il corpo calloso è più che mai ricettivo per le alterazioni di connettività necessaria a soddisfare le esigenze di apprendimento di uno strumento.

Ciò ovviamente non significa che chi studia musica prima dei 7 anni diventerà necessariamente un genio della musica, nè tantomeno che tutti gli altri sono esclusi dai giochi. Cominciare precocemente con la pratica strumentale può però aiutare ad esprimere il genio, specialmente laddove la struttura cerebrale favorisca in qualche modo la presenza della cosiddetta musica nel sangue.