musica e movimento

Tutti sappiamo come tra musica e movimento ci sia un rapporto naturale. Ma un nuovo studio sostiene come nell’apprendimento di nuovi gesti motori la musica possa addirittura modificare la struttura del cervello

Pum, pum, musica ritmo… Camminando per strada, entrando in un negozio, guardando un video virale visto da miliardi di persone su Youtube. Pum, pum… La musica moderna è sempre più concentrata sul battito e sempre meno sulla complessità armonica e melodica. Oltre alle logiche consumistiche dev’esserci qualcos’altro che spinge l’uomo moderno a sommergere ogni movimento del suo quotidiano in sottofondi sonori degni di una ben documentata involuzione musicale.

Una nuova ricerca su musica e movimento potrebbe offrire una nuova chiave di lettura e forse dare una spiegazione del fenomeno. La gente è attratta dal ritmo della musica perchè oltre al naturale coivolgimento, evidenziato dal battito del piedino, il cervello sarebbe direttamente coinvolto nei meccanismi di apprendimento a suon di musica. In pratica ascoltando canzoni mentre si svolge un compito manuale verrebbe modificata direttamente la struttura del cervello. In un certo senso sarebbe quindi lui a richiedere delle note per imparare e migliorarsi. L’assenza di una adeguata cultura musicale fa il resto: sono le musiche più semplici ad avere la meglio.

Come la musica modifica il cervello

Il ruolo della musica nel modificare l’intelligenza e le capacità neuronali è stato in passato oggetto di molti studi. Si è verificato come alti livelli di formazione musicale siano associati a migliori capacità di apprendimento a livello cognitivo, emozionale e spaziale. Ma non era mai stato scoperto che anche il semplice ascolto giocasse un ruolo importante nel facilitare l’attività motoria. Questa nuova ricerca dell’Università di Edimburgo sposta l’asticella ancora più avanti sui rapporti esistenti tra musica e movimento.

Dopo avere insegnato alcune sequenze di movimenti con le dita a vari gruppi di persone, gli studiosi si sono concentrati sulle modifiche della materia bianca del cervello intervenute nei soggetti sottoposti a segnali musicali. Proprio in questa zona del cervello, coinvolta attivamente nell’apprendimento, dopo quattro settimane di pratica sono stati verificati significativi aumenti della connettività neuronale che lega le zone auditorie e motorie sul lato destro del cervello. Il gruppo non sottoposto ad alcun stimolo musicale invece non ha mostrato alcun cambiamento.

Il movimento fisico associato ad un ritmo è un fenomeno umano universale e spontaneo, piacevolmente presente in ogni contesto musicale più o meno sofisticato. Ma gli scienziati non considerano il lato estetico o culturale. Questi studi aprono nuove prospettive sull’importanza della musica nei programmi di riabilitazione motoria in pazienti colpiti ad esempio da ictus o in malatti di Parkinson.