Ragazza ascolta musica

I gusti musicali hanno una stagionalità e dipendono da che tempo fa? Se ascoltare musica ha effetti su corpo e psiche e quindi sull’umore, qualche relazione dev’esserci anche tra musica e meteo. Ci sono canzoni migliori per la pioggia e il sole o per quando fa caldo e freddo? Con la neve meglio qualcosa di energico oppure una ballata di musica jazz? E nella nebbia un adagio di Bach potrebbe scaldare l’umore e aumentare la visibilità?

Musica e meteo cambiano entrambi la percezione dell’ambiente in cui viviamo. Cosa c’entrano le previsioni del tempo con quello che ascoltiamo? Facciamo delle ipotesi. Fuori c’è afa, il è cielo lattiginoso. Oppure siamo chiusi in una baita in montagna davanti al camino in mezzo ad una tormenta di neve con una temperatura esterna di parecchi gradi sotto zero. Meglio ascoltare un brano heavy metal, pop, classico o una ballad jazz? Lo scopriremo in questo articolo.

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Musica e meteo

La prima considerazione da fare riguardo ad un eventuale rapporto tra musica e meteo, é che sia la quantità di luce che ci irradia giornalmente ad avere un effetto su quello che ascoltiamo. Non a caso le classifiche estive sono dominate da musica semplice e ottimista, le classiche canzoni felici e orecchiabili dette appunto “solari”. Viceversa i tormentoni musicali estivi non sarebbero adatti ad una camminata con le ciaspole sotto la neve o a fare trekking in montagna in autunno tra vento e pioggia.

Le canzoni che ascoltiamo inoltre vengono prodotte da artisti in carne ed ossa che oltre ad emozioni provano anche brividi di freddo o di sudore. Se ci chiediamo come la temperatura dell’aria possa modificare l’ispirazione, una risposta la danno le composizioni minimaliste e concettuali di un’artista come Björk, decisamente perfette per le terre islandesi, forse un pò meno adatte ai cieli africani. Viceversa esistono generi musicali nati dopo un’ondata di caldo.

Canzoni lente per il caldo

A metà del 1966 la Giamaica fu colpita da un caldo intenso e gli avventori delle dance hall non riuscivano a ballare sui ritmi veloci dello Ska. Fu allora che Dj e produttori dell’epoca, ma qualcuno sostiene le stesse istituzioni governative, proposero di rallentare il ritmo della musica dimezzandolo rispetto allo Ska. Fu così che naque il Rocksteady, con la cassa della batteria sul terzo quarto e i giri di basso che acquistarono un ruolo importante, così come piano e Kalimba.

Il Rocksteady dal ritmo lento e tranquillo non aveva più bisogno della “spinta” tipica della sezione di trombe e sax che finirono in secondo piano. La voce acquistò maggior risalto, cosa per altro già successa qualche tempo prima. Perché se nel 1966 fu davvero il caldo a fare cambiare il ritmo, qualcosa di diverso dallo Ska era stato proposto da Alton Ellis l’anno precedente. Il cantante reggae giamaicano é passato alla storia come l’inventore, anzi il padrino del Rocksteady (Godfather of Rocksteady).

In fondo erano troppi anni che lo Ska dominava le scene giamaicane. E mentre in America nasceva il soul, in Giamaica il Rocksteady in qualche modo ne assorbì le influenze. Alla fine fu lo stesso Alton Ellis uno dei maggiori ispiratori di questa nuova musica. Il brano “The Rock Steady” è una bandiera per gli amanti del genere. Passato il caldo, bastò poco perchè la gente cominciasse a pensare che quella musica fosse davvero troppo lenta. Così la Giamaica fu inondata da un nuovo genere: il Reggae.

Canzoni per pioggia sole neve

Rimane da capire se tra musica e meteo il rapporto sia davvero così importante da influire sui gusti musicali di intere popolazioni. Sul come il clima ingluenzi gli ascolti non esistono molti studi scientifici o ricerche statistiche. Spotify aveva il servizio Climatune in partnership con Accuweather, un grosso servizio di previsioni metereologiche americano. Lo scopo era fornire agli utenti una lista di canzoni che evocavano stati d’animo in base al tempo, ma non se ne è più sentito parlare.

Spotify ha anche analizzato i flussi di ascolto di decine di miliardi di canzoni nel mondo relativamente al clima. I dati dicono che quando piove si ascoltano brani più lenti e acustici rispetto ai brani generalmente più allegri estivi, mentre se nevica vanno le musiche strumentali. I grafici che seguono mostrano l’andamento delle preferenze di genere musicale a seconda di sole, nuvole, pioggia, vento e neve.

Il primo grafico mostra l’impatto del meteo sulla musica acustica ascoltata nelle principali città del mondo. Il secondo mostra la correlazione tra cielo sereno o nuvoloso sulla scelta di brani e playlist più  ballabili. Un terzo grafico fa vedere come aumenta o diminuisce a seconda del clima la voglia di ascoltare musica energica.

Suono del cambiamento climatico

Il rapporto tra musica e meteo non si ferma qui. Se i cambiamenti climatici causano enormi problemi e preoccupano scienziati e opinione pubblica, l’argomento non può che interessare anche i musicisti. In particolare l’aumento delle temperature nell’emisfero settentrionale dal 1880 ha ispirato The sound of climate change, canzone realizzata da 4 studenti universitari con un quartetto d’archi.

Ogni strumento suona un intervallo di temperatura di una zona dell’emisfero settentrionale ed è sintonizzato alla temperatura media di quella regione. Le note suonate da viola, violoncello, violino corrispondono ad un anno e quelle più acute rappresentano gli anni più caldi. Caldo e freddo sicuramente influenzano quello che ascoltiamo ma in questo caso la musica, più che emozionarci ci spaventa spiegandoci succederà al clima della terra se non sapremo prendere dei provvedimenti.

Fare musica con i fulmini

Se il clima può spaventare anche i musicisti, si possono usare i fenomeni meteo in modo creativo? Il gruppo americano degli ArcAttack ne è convinto, in particolare sfruttando i fenomeni elettrici alla base dei fulmini temporaleschi. La scarica però in questo caso non è dovuta ai fenomeni metereologici, ma viene creata in laboratorio e precisamente dalla bobina di Tesla, un dispositivo elettrico a trasformatore risonante inventato dal fisico Nikola Tesla agli inizi del ‘900. Questa macchina è in grado di generare veri e propri fulmini, del tutto simili a quelli di origine atmosferica.

Fare musica con i fulmini significa quindi mettere in scena uno spettacolo capace di mescolare concetti di elettricità, metereologia, magnetismo e robotica. Per mezzo di un’unità di controllo a tastiera, le scariche elettriche vengono fatte suonare modulando il loro intervallo di rottura, ovvero la durata delle scariche ad alta potenza. Musicisti, compositori, ingegneri e programmatori hanno sviluppto il progetto così come viene proposto oggi al pubblico.

Fulmini alti più di 12 metri risuonano nell’aria mentre un performer si muove sul palco come un super eroe, vestito con uno speciale scafandro capace di intercettare le scariche che sembrano attraversarlo. Famiglie e bambini non assistono ad un semplice concerto, ma ad un’esperienza educativa che mescola arte e scienza, che in tempi di cambiamento climatico e crisi ambientale non è poco.