Ragazza fa musica con chitarra elettrica

Musica medicina dell’anima? Dipende. I benefici di suonare e della musicoterapia sono molti, ma nei grandi compositori e artisti il rapporto tra salute e creatività è contrastante: quali sono le patologie dei musicisti?

Il rapporto tra musica e medicina si può analizzare oggi come ieri sotto diversi punti di vista. La musicoterapia o l’art therapy sono pratiche sempre più diffuse per curare anima e corpo delle persone. Ma se leggiamo la storia dei grandi artisti e compositori del passato o le biografie di alcune rockstar odierne, scopriremo che dall’altra parte della barricata non esistono solo gli aspetti curativi della creatività.

Se tutte le professioni nascondono pericoli per la salute fisica e mentale, anche le sale da concerto e i conservatori non sono solo un luogo di armonia, ma purtroppo anche di acciacchi di vario genere. Le patologie dei musicisti sono un problema molto comune per chi si esercita con uno strumento molte ore al giorno, ma se guardiamo ai grandi compositori e artisti del passato le cose vanno ancora peggio anche dal punto di vista psicologico e mentale.

Musica è medicina curativa

Le potenzialità del rapporto tra musica e medicina dal punto di vista curativo sono oramai studiate ampiamente e ben conosciute. Il solo ascoltare musica o suonare uno strumento, a livello amatoriale, offre immensi benefici. Se si inizia da bambini gli effetti positivi si protraggono nel tempo a livello di salute e non solo. Essere creativi è parte della natura umana e attraverso l’arte l’uomo, unico tra gli animali, ha la possibilità di esprimere emozioni e sentimenti.

Impegnare la propria mente nella costruzione di un lavoro creativo amplifica la percezione del bello e fa vedere il mondo da angolature differenti. Costruire è il modo migliore per studiare e ampliare i propri orizzonti, accrescere l’autostima, allontare lo stress e il dolore. Insomma si direbbe che la parola guarigione è insita nell’arte stessa. Ma è sempre vero il ruolo terapeutico della creatività? Sicuramente fino a quando la musica o l’arte rimangono una passione.

Leggendo le biografie dei grandi artisti contemporanei e dei famosi compositori del passato scopriamo che le cose possono andare anche in modo molto differente. Violinisti con crampi, flautisti con gomiti infiammati, chitarristi con polpastrelli dolenti, pianisti con schiena a pezzi. Sono alcune patologie dei musicisti professionisti che si esercitano con lo strumento molte ore al giorno e che necessitano di prevenzione e abitudini corrette

Patologie dei musicisti

Alcune ricerche condotte in America riferiscono che il 76% dei musicisti nelle orchestre soffre di un qualche problema specifico dovuto al fare musica, altre ricerche confermano la presenza di problemi fisici in un musicista su due. Si tratta patologie dovute a posture scorrette, affaticamento dei muscoli e non solo presenti nei musicisti professionisti di musica classica, jazz, pop. Tra studio, prove e concerti certi atteggiamenti possono essere prolungati nel tempo da richiedere cure specialistiche.

Per quanto riguarda le patologie dei musicisti, i medici sanno che gli strumentisti non sono tutti uguali. Per ogni strumento c’è uno specifico problema. I cantanti possono avere problemi alle corde vocali. I violinisti possono soffrire di cervicale e di problemi all’orecchio più vicino al violino. I pianisti soffrono di mal di schiena e avere tendini di mani e polsi infiammati che rendono doloroso il movimento delle dita. Anche i flautisti soffrono di infiammazioni del gomito.

Infine ce n’è anche per i direttori d’orchestra che sembra sempre siano sull’orlo di un esaurimento per quanto si dannano nel controllare tutti i musicisti dell’orchestra. Ma anche qui il problema non è mentale, ma fisico. I direttori d’orchestra possono riscontrare una sindrome chiamata “tensione da palcoscenico” che può diventare patologica con dolori alle braccia e lungo la schiena.

Curare i musicisti

Come risolvere le varie patologie? Ovviamente la prevenzione è fondamentale. Esistono centri specializzati come “l’ambulatorio Sol Diesis” che si occupa della salute dei 135 orchestrali della Scala di Milano. In sede di diagnosi si osserva il musicista suonare cercando di capire l’origine di un determinato dolore. In casi complessi vengono utilizzate apparecchiature di bioingegneria con sensori che registrano su computer i movimenti del musicista. Per le cure ci si affida alla fisioterapia e alla stretching.

Per superare le difficoltà e le debolezze e placare l’ansia da palcoscenico purtroppo nella musica esistono casi di doping sia tra musicisti classici, che nei cantanti lirici. Si tratta di situazioni limite in cui gli artisti sono spesso obbligati da impresari senza scrupoli a veri e propri tour de force che mettono la loro salute a rischio. Senza arrivare a questi livelli sembra esistere uno scotto da pagare per chi, nella consapevolezza di un talento, decide di portare a compimento questa passione ad altissimi livelli.

Creatività e psiche dei musicisti

Non ci sono solo crampi o dolori articolari per le ore passate a suonare uno strumento: per i musicisti professionisti i problemi sono anche altri. Nella società non esiste un modo certo per misurare felicità, umore o prospettive di vita delle persone, ma all’interno del mondo dello spettacolo musicale o artistico, le persone considerate di successo vanno incontro ad un desiderio di autodistruzione e fuga dalla realtà molto maggiore rispetto ad altri ambienti sociali e professionali.

La tenuta psicologica dei musicisti è quindi un aspetto fondamentale. Oltre al fisico da preservare, nella vita professionale di un musicista ci sono tanti ostacoli incontrati nella carriera, la ricerca della perfezione incessante e una serie di abitudini logoranti dal punto di vista mentale dovute a prove, registrazioni, concerti e viaggi. Tutto ciò può essere molto stressante e non solo per le rockstar che devono evidentemente fare i conti con una vita dissoluta.

In generale è come se ci fosse un momento in cui l’arte e la musica smettono di essere medicina dell’anima e diventano improvvisamente fonti di stress psicologico difficilmente sostenibile dall’uomo. Non a caso, statistiche alla mano, fare la rockstar è uno dei mestieri più pericolosi in assoluto. Ma è la ricerca del bello a tutti i costi a indurre depressione e comportamenti distruttivi o sono le stesse patologie mentali e fisiche a favorire il genio dei grandi artisti? Dipende.

Musica e depressione

Diversi studi compiuti in università americane hanno trovato un legame consistente tra creatività e disturbi dell’umore. Pensare di avere nelle mani o nel cervello le potenzialità per inseguire o superare i propri limiti e quelli degli altri, alla lunga è un modo abbastanza sicuro per farsi del male. Molti artisti alternano momenti altamente creativi a rovinose cadute negli abissi di droga e alcool. Il punto è che, proprio sulla soglia del baratro, molti talenti spesso sembrano dare il meglio di sè, come se i problemi mentali fossero responsabili della ricchezza delle opere creative.

Vanno davvero così le cose o è la narrazione che si arricchisce di particolari ad uso del pubblico? Non c’è dubbio che i problemi degli artisti in tutti i campi artistici abbiano contribuito a creare icone mediatiche di cui gli appassionati continuano ampiamente a godere. Ma è proprio necessario? Insomma siamo sicuri che l’arte debba nutrirsi di disagio e che dietro a personaggi pericolosamente affascinanti ci siano scelte consapevolmente e talentuosamente artistiche, e piuttosto non difficoltà di lavoro, incertezza e isolamento?

L’insoddisfazione personale alla lunga sembra vincere sul mito patinato di sesso droga and rock and roll, che però non riguarda solo il pop. Nei musicisti classici si parla addirittura di doping a base di betabloccanti per aumentare le prestazioni e favorire una carriera. Eppure in compagnia della musica, anche quando diventa lavoro, si può e si dovrebbe cercare di stare bene. Suonare è vita, energia, sogno, indipendentemente dai modelli imposti dalla società moderna. Ma se oggi questo stile di vita è quasi utopico, nel passato come andavano le cose?

Musica e medicina nel passato

Il libro ‘Musica e medicina‘ (Edt edizioni) dell’autore americano John O’Shea cerca di indagare proprio su questo aspetto del mondo delle sette note. La sordità di Beethoven, la malattia mentale di Schumann o l’afasia di Ravel come hanno influito sulla loro musica? Il libro traccia la storia clinica di venti grandi compositori, da Bach a Gershwin, avvalendosi di testimonianze d’epoca e delle più recenti ricerche nel campo della storia della medicina. Analizzando i profili medici dei grandi compositori O’Shea arriva ad affermare che alcune malformazioni congenite hanno in qualche modo favorito l’emergere del genio.

Nei secoli scorsi la medicina non poteva contrastare molte delle patologie oggi sconfitte, ma la tesi del ricercatore trova conferma anche in alcuni personaggi dei giorni nostri. Il pianista Michel Petrucciani, ad esempio era affetto da una particolare malattia chiamata osteogenesi imperfetta. Questa patologia ne condizionò lo sviluppo fisico – era alto poco più di un metro – ma rese le articolazioni delle sue mani straordinariamente elastiche e veloci sulla tastiera, trasformandolo in uno dei più acclamati jazzisti mai esistiti.

Alla fine di un articolo su musica e medicina serve sottolineare gli indiscussi benefici del fare musica a livello amatoriale. Se amate suonare e sentite qualche dolorino, non preoccupatevi, siete in buona buona compagnia. Chopin, Listz, Paganini, Rachmaninov, Schumann, oltre a preoccuparsi di armonia, hanno curato la loro salute.