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Vedendo i maggiori leader mondiali impegnati nel G8 vien voglia di confrontarsi con il mondo e di capire in che cosa il Made in Italy è ancora forte. Un articolo di ieri sul Corriere della Sera indica otto settori in cui ‘il nostro paese offre il meglio e colleziona primati’: luoghi, invenzioni, città, medicina, astrofisica, aziende, no profit e guarda un pò, anche la musica…

Tutto ciò mentre la stampa internazionale ci bacchetta e qualcuno (The Guardian) arriva ad affermare che l’Italia dovrebbe essere etromessa dal novero degli 8 grandi paesi industrializzati (a scapito della Spagna) in seguito ad un costante degrado politico economico che ci fa piazzare 76esimi nell’indice della Heritage Foundation sulla libertà economica (dietro la Kirghisia e la Mongolia) e 55esimi nell’indice di Transparency International sulla corruzione (dopo Pakistan, Bielorussia e Sierra Leone).

Non è questo il luogo per dare giudizi di carattere politico e stabilire responsabilità di una situazione che non sembra allegra, ma fa piacere che il settore della musica venga considerato ancora un fiore all’occhiello del made in Italy, probabilmente ancor più dagli stranieri che dagli stessi italiani, troppo presi in altre faccende (in spiaggia a scottarsi le chiappe al sole o a guardare la partita in tv).

Comunque tra magnifiche città e paesaggi capaci di far sognare americani, cinesi, russi e quanti altri, da noi spiccano ancora alcune eccellenze nel settore medico scientifico capaci di attirare malati e ricercatori dall’estero e altri record come i 6 milioni di piccole attività imprenditoriali o le innumerevoli aziende no profit a cui si dedicano quasi 10 milioni di volontari. Infine l’Italia fuori dai confini è sempre considerata come patria della bella musica. Il merito, più che delle istituzioni che naturalmente fanno poco o nulla per mantenere questo primato e creare dei presupposti professionali e artistici, è dei singoli individui eroici Don Chisciotte musicisti, direttori, compositori, artisti baciati dal talento e dalla voglia di fare.

Per riscuotere ammirazione all’estero basta fare i nomi storici di Caruso, Pavarotti, Callas nell’opera, citare Abbado e Muti tra i direttori d’orchestra, la Scala di Milano tra i teatri, la Biennale di Venezia e poi ancora Cecilia Bartoli, Andrea Bocelli, Ennio Morricone, Maurizio Pollini, Uto Ughi, Salvatore Accardo, Riccardo Chailly, Daniele Gatti oppure nella musica pop Eros Ramazzotti, Laura Pausini, Gianna Nannini e molti altri ancora. Insomma in Abruzzo vada come vada ma consoliamoci: se facessero un G8 della musica saremmo davvero tra i migliori…