qualità musica in streaming

Sarà pur vero che la tecnologia serve a semplificare e a migliorare la qualità della vita, ma se pensiamo alla musica, la semplificazione, che si traduce in miniaturizzazione e portabilità dei dispositivi, non ha certo aumentato la qualità del suono, tanto che verrebbe quasi da chiedersi: suonano peggio gli mp3 o la musica in streaming?

Già al tempo degli mp3 c’era chi aveva sollevato la questione: belli gli iPod, comodo il fatto di potersi portare a spasso migliaia di album in un dispositivo grande come un pacchetto di sigarette. Ma la musica ascoltata in questo modo non è musica, gli mp3 perdono per strada il suono reale degli strumenti che alla fine le nuove generazioni non sapranno nemmeno più apprezzare e distinguere.

Non ci credete? Erano stati fatti dei test facendo ascoltare sia vinile che mp3 ai ragazzi più giovani: risultato? Trovavano il suono del vinile addirittura artefatto. E pensare che fino a qualche decina di anni fa non esisteva casa e salotto che non mostrasse in bella vista uno stereo hi-fi con due casse enormi di alta qualità, magari con giradischi con puntina in oro o di chissà quale altro materiale capace di rendere al meglio tutte le sfumature del suono analogico.

Sembrava impossibile che si potesse perdere quel patrimonio di passione e sensibilità in così poco tempo e che l’alta fedeltà tanto in voga negli anni ’80 e ’90 lasciasse il posto alla convenienza. Invece? La tecnologia digitale ha spazzato via tutto in qualche anno e ora, dopo gli mp3, è arrivata la musica in streaming, ancora più economica e comoda degli mp3, nel senso che facilità la bulimia del consumo musicale. La qualità del suono? Poco importa, ma è pessima, ovviamente.

A sollevare la questione non è qualche giovane popstar, preoccupata più che altro di non guadagnare abbastanza con Spotify, ma Neil Young, che di suono di qualità se ne intende, non fosse per una questione di età, perchè è il capo di Pono, servizio nato per vendere musica digitale ad alta definizione. Insomma qualche conflitto di interesse potrebbe pure averlo, ma quando dice che la qualità del suono dello streaming è la peggiore della nostra storia ha ragione o torto?

In realtà se Spotify Premium arriva a 320kbps, una compressione che la avvicina al suono del cd, Tidal offre musica in streaming a 1,411kbps come i cd, mentre su Pono si può scaricare musica a 9216 kbps. Chi ha ragione? Tanto per cambiare tecnologia, business, qualità e sensibilità non sembrano andare d’accordo. Alla fine questa è l’unica certezza che dovrebbe farci aprire gli occhi: anzi le orecchie.