custodia chitarra in strada

L’industria musicale recentemente ha trovato di che rallegrarsi quando è emerso che dopo 11 anni di crisi la musica è tornata a crescere. Già ma quale musica, a chi si riferiscono i dati? Un nuovo studio di Midia Consulting rileva che solo una minima percentuale, l’1% di artisti, guadagna il 77% del reddito generato dalla musica registrata: e gli altri?

Uno squilibrio davvero esagerato. Quando si parla di fatturati e di guadagni nella musica non si dice quasi mai la verità: poche grandi star, una su cento, si mangiano la fetta più grande del mercato, qualcuno le briciole, molti altri niente. Altro che favorire gli sconosciuti e il talento: internet e la musica online hanno ulteriormente trasformato l’industria musicale in una economia da superstar dove pochi artisti e poche opere e brani sono ascoltati e conosciuti e rappresentano una quota sproporzionata di tutte le entrate.

L’esatto opposto della ‘Long Tail’, la coda lunga che in economia definisce la possibilità di favorire prodotti di nicchia e che si credeva si potesse generare con i media digitali: ‘con molti produttori di contenuti ci sarà sempre qualcuno disposto a scoprire e ad ascoltare un cantante sconosciuto uscito da internet’. Non è andata così, i consumatori sono finiti in una situazione di overload tra bulimia del download a sbafo con i sistemi peer to peer e l’attuale streaming che mette a disposizione a gratis cataloghi infiniti, e si dimostrano sempre meno propensi ad esplorare le novità adeguandosi ad una sorta di tirannia del marketing del più forte.

Quindi conta poco che il 17 % dei ricavi della musica registrata nel 2013 vada agli artisti contro il 13% del 2000 se a guadagnarci da questa situazione sono sempre meno artisti. Forse conta un pò di più il fatto che nel 2013 la musica registrata nel mondo ha generato entrate per 2,8 miliardi dollari contro i 3,8 miliardi di dollari del 2000. Però ciò che sta succedendo ha una portata enorme anche a livello socio-culturale e la dice lunga anche sul fantasticare riguardo alla internet democracy: davanti all’infinito virtuale nel settore della musica (e non solo in quello) sembra sempre più diffusa la voglia di seguire il gregge, uniformarsi, appartenere a un qualche tipo di banda anche a costo di mangiare la solita minestra…