software gratis per ascoltare musica sul pc

Gratis è una delle parole che vanno per la maggiore su internet; se aggiungete che la maggioranza dei navigatori sono giovani e appassionati di musica, scoprirete che ‘musica gratis’ è una delle stringhe più cercate su Google.

Da quando è arrivata la musica online, le major discografiche hanno cercato di contrastare la spasmodica ricerca del gratuito, da Napster fino alle reti p2p, ma non ce l’hanno fatta. Alla fine hanno dovuto inserire anche loro la parola ‘musica gratis’ nei nuovi modelli di business.

Gli sforzi dei discografici in realtà qualche risultato lo hanno pure ottenuto. Se prima sui motori di ricerca milioni di teenagers cercavano semplicemente “musica gratis” e la trovavano in barba ad ogni legge sui diritti d’autore, ora, grazie alle campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema, si è passati a “musica gratis legale”. Sembra un passaggio da poco ma è l’ultima ancora di salvezza per le major discografiche che oramai hanno perso buona parte del loro potere.

Lasciamo perdere pure gli errori del passato dell’industria musicale (vedi il simpatico articolo); ciò che è cambiato è il modo di fruire della musica, diventata immateriale e senza che necessiti di tutti quei filtri e passaggi che occorrevano in passato: ogni ragazzo con un computer da poche migliaia di euro può produrre un disco e metterlo in circolazione in rete e farsi conoscere nelle community musicali. La stessa cosa possono farla gli artisti famosi: vedi i Radiohead. Risultato: ogni giorno nasce un nuovo servizio basato sul concetto di musica gratis.

Dopo Last Fm, Downlovers, Imeem, Nokia ecco il turno di MySpace di Murdoch: è online un nuovo sito per ascoltare gratis milioni di brani, sia famosi che di etichette indipendenti, grazie alla pubblicità. Le star vengono pagate dagli sponsor e così pure i nuovi talenti che riusciranno ad avere visibilità. Le major poi potranno contare su iniziative di marketing per vendere merchandising, magliette, dvd, biglietti dei concerti e tutto il resto. Un nuovo modello di business che cerca di sfruttare uno dei più grandi “social network” già esistenti in rete, per fare soldi… a gratis.