mani che suonano basso elettrico

Come funziona il rapporto tra musica ed emozioni trasmesse all’uomo? La percezione di ciò che ascoltiamo dipende dalle caratteristiche dei brani, ma anche dalle capacità di ascolto del pubblico e dal funzionamento del cervello

Il binomio musica emozioni da sempre affascina l’uomo e negli ultimi anni è stato oggetto di moltissimi studi che comprendono senso estetico, scienza, cervello e stili di vita e comportamenti delle persone nella società. Le domande che musicologi e scienziati si fanno sono sempre le stesse: perchè una canzone può indurre sensazioni piacevoli e stimolare e ricordi? E come mai ascoltando un brano ci si può innamorare, sognare, volare con la fantasia oppure annoiarsi a morte?

Il rapporto tra musica e emozioni nell’uomo ha origini antichissime. Le più recenti ricerche in ambito neurologico si concentrano anche sull’aspetto evolutivo dell’ascolto dei suoni. Sembra infatti che solo alcune aree del cervello siano correlate all’aspetto emozionale, mentre altre verrebbero impegnate nella comprensione del linguaggio di armonia, melodia e ritmo. C’è chi cerca di stabilire se tutto ciò abbia a che fare con aspetti innati o sia conseguenza di educazione e formazione musicale. Certamente ciò ha conseguenze sulla definizione del bello nell’arte della musica e ne condiziona l’evoluzione.

Musica ed emozioni soggettive

Ascoltando un determinato brano pop, jazz o classico, le persone provano sempre emozioni differenti. Se per qualcuno una sonata di Bach può aprire le porte del paradiso, altri ascoltatori dopo due note potrebbero tranquillamente addormentarsi. La stessa cosa vale per qualsiasi genere musicale: quando ci sono di mezzo le orecchie, la linea di demarcazione tra piacere e fastidio è molto sottile. Ciò che affascina gli scienziati è capire perchè il binomio musica ed emozioni non sia uguale per tutti e se ciò può dipendere dalla connotazione geografica e sociale di riferimento.

Verrebbe ad esempio da chiedersi se la musica tonale sia l’unico linguaggio naturale capace di suscitare emozioni. Non esistono forse anche degli uccelli che fischiano melodie basate sulle scale occidentali? Un gruppo di ricercatori della Berkley University ha realizzato un test coinvolgendo 2000 persone tra cinesi ed americani a cui sono stati fatti ascoltare centinaia di brani diversi con 13 connotazioni emozionali come ansia, gioia, noia, meraviglia ecc.. Da questo confronto sono emersi solo due sentimenti universalmente riconosciuti dalle due popolazioni, gioia e trionfo, mentre per gli altri le emozioni erano più divisive.

La neurobiologia sostiene comunque che l’esperienza di ascolto diventa estetica ed emozionale in presenza di una attenzione specifica che stimola la produzione di dopamina e serotonina. Alla fine il genere musicale preferito è comunque quello che crea sensazioni piacevoli le quali sono però molto influenzate da fenomeni identitari con il gruppo dei pari. Abbiamo insomma capito che ciò che ci trasmettono i suoni è frutto di esperienze soggettive e personali, ma diamo sempre per scontato che quando parliamo di musica ed emozioni i suoni vengano prodotti da un uomo. Ma se suona il computer cosa succede?

Musica ed emozioni al computer

L’intelligenza artificiale sta facendo passi da gigante anche in ambito musicale e gli esperimenti più recenti che sfruttano la’pprendimento automatico hanno permesso alle macchine di comporre canzoni. Pur senza pensare alle crescenti capacità cognitive dei robot, sarà capitato a tutti di ascoltare musica dal vivo suonata elettronicamente, ad esempio con i Midi File. La domanda diventa quindi è necessaria: se a suonare è il computer, come e cosa cambia nel rapporto tra musica e emozioni? Risponde a questa domanda uno studio condotto dal Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences.

Gli scienziati hanno dimostrato che anche per gli ascoltatori poco esperti esistono differenze rilevanti tra la percezione di brani eseguiti elettronicamente oppure suonati dall’uomo. Solo la musica eseguita da musicisti e quindi non da computer sarebbe in grado di scatenare reazioni a livello celebrare e quindi di emozionare. Se a qualche festa di piazza o matrimonio avete assistito ad un finto pianista intento a muovere le mani a caso e suonare Midi file o basi preregistrate, sapete di cosa stiamo parlando. La musica era poco emozionante? Non servono facoltà innate o una specifica educazione musicale per smascherare un falso musicista.

Importanza espressività musicale

Monitorando l’attività del cervello ad campione di ascoltatori non musicisti, è stato verificata una diretta correlazione tra stimoli musicali e attività celebrale. Sottoposti a brani di musica classica, il sistema è stato in grado di rilevare prontamente reazioni neurologiche a cambi di tonalità o di accordi. Ma sono emersi altri particolari interessanti. L’attività del cervello è molto più intensa quando la musica viene suonata da musicisti reali piuttosto che dal computer. Il dottor Stefan Koelsch ha spiegato che le risposte neuronali sono molto più definite se i passaggi musicali vengono eseguiti con ‘espressione musicale’.

Compito dei musicisti è proprio amplificare il responso tra musica e emozioni su determinati accordi, passaggi armonici o melodici. Potrebbero sembrare conclusioni ovvie, ma non è poi così banale sapere che l’uomo ha una naturale possibilità di difendersi dal rumore o dalla cattiva musica. I musicisti reali sono gli unici ad avere la possibilità di raccontare storie davvero emozionanti. I sottofondi banali e monotoni in cui ci imbattiamo quotidianamente non sono fatti per emozionare, forse per divertirsi e farci ballare, o peggio per venderci qualcosa. Sapere scegliere cosa ascoltare è l’unica cosa che conta.