musica e rumore

Ogni giorno siamo sottoposti ad un flusso continuo di suoni, musica e rumore che spesso non scegliamo, ma che ha grandi effetti sulla nostra vita. Il sottofondo che ascoltiamo ha conseguenze che vanno ben oltre il senso estetico e riguardano il benessere di corpo e mente

A livello di sensazioni tutti potremmo decrivere in modo preciso la differenza tra musica e rumore ed in effetti si tratta di matematica: la musica è un suono ordinato che contiene frequenze dominanti, il rumore è casuale e le sue frequenze variano continuamente. Ma oltre a trovare questi due elementi piacevoli o sgradevoli e alla matematica, a fare la vera differenza sono gli effetti sull’uomo: la musica, specie quella classica, ha effetti benefici sulla circolazione sanguigna e sul cuore, mentre il rumore può fare davvero ammalare.

Se ce ne fosse ancora bisogno, molte ricerche recenti confermano questa teoria. Ad esempio c’è lo studio del Professor Predrag Mitrovic dell’Università di Belgrado, specializzato in malattie del cuore. Tra le altre cure ha sottoposto parte dei suoi pazienti cardiopatici all’ascolto di musica classica o rilassante per almeno 12 minuti al giorno. I risultati, sulla base di esperienze maturate in 19 anni, confermano che chi ascolta regolarmente musica ha la pressione e un numero di battiti mediamente più basso, con conseguente minor rischio di cadere in malattie cardiocircolatorie.

Il medico ai suoi pazienti prescrive musica classica, ma gli stessi risultati si ottengono anche con generi differenti, purchè la musica scelta contribuisca a rallentare la tensione e a creare una migliore armonia tra corpo e mente. Inutile negare che esistono modalità compositive e forme musicali che si avvicinano maggiormente a queste caratteristiche e forse ad una natura più equilibrata ed essenziale dell’uomo, mentre altri generi funzionano più come stimolanti, certamente adatte ai tempi moderni, un pò meno ai ritmi naturali. Non a caso la musica ascoltata con le cuffiette è vietata nelle maratone e nelle competizioni podistiche perchè può aumentare artificialmente le prestazioni degli atleti.

Musica e rumore: questione di salute

Il rumore invece fa male: lo dice l’istinto, ma anche i medici. Sulla base di una esperienza fatta su oltre 24mila persone, i ricercatori dell’Università di Lund in Svezia hanno verificato come gli abitanti di zone con rumore superiore ai 60 decibel hanno una pressione cardiaca del 25% più alta (che sale al 90% oltre i 64 decibel) rispetto a quelli che vivono in zone silenziose. Tanto per fare degli esempi: 60 decibel è il rumore di sottofondo normale di un ufficio, mentre in una strada trafficata ci sono 80/90 db, in metropolitana si arriva a 90 db e in discoteca anche a 110 decibel e oltre. Tra i soggetti più a rischio di disturbi di ogni tipo, fino ad arrivare all’insorgere di malattie mentali, ci sono anziani e bambini.

Ma anche la musica può far male: conseguentemente ad un uso incontrollato di prodotti di consumo, una ricerca stima che il 12,5% dei bambini americani tra 6 e 19 anni ha problemi di udito. Nel mondo occidentale la musica è sinonimo di divertimento e allegria, ma nel tempo libero l’esposizione ai suoni dei giovani non è regolamentata. Viviamo in un mondo talmente complicato che sulle prime pagine dei giornali finiscono problemi certamente peggiori, ma gli effetti negativi dell’inquinamento acustico sulla salute dell’uomo sono stati ben documentati anche dall’OMS, così come i crescenti problemi di udito che riguardano il 5% della popolazione mondiale, ovvero 360 milioni di persone.

La differenza tra musica e rumore?

Abbiamo visto che non necessariamente tutta la musica fa bene e viceversa non tutti i rumori sono dannosi. Se avevate qualche dubbio, a confondere le acque esistono forme d’arte musicali che proprio nel rumore trovano la loro ragione d’essere, come d’altra parte in natura esistono rumori più che piacevoli. Potremmo parlare del vento o del suono di un ruscello, ma partendo dall’inizio basta pensare ai bambini appena nati che si calmano sussurrandogli ‘ssssshhh’, un suono che ricorda il flusso del sangue nell’aorta percepito nel ventre della madre. E qui sta tutta la differenza tra musica e rumore, ma anche tra natura, istinto e modernità: compositori visionari a parte, non serve essere esperti per capire che non c’è niente di più lontano tra il suono dell’aorta della madre e quello del traffico urbano.