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In questi giorni entrano in vigore le nuove norme per la tutela del diritto d’autore online approvate dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che cambiano il ruolo dell’Agcom e le responsabilità dei provider nei confronti dei contenuti ospitati sui server.

Negli ultimi anni sul problema della pirateria si è molto parlato e fatto poco. Anche se ci sono pareri discordanti e qualcuno è arrivato anche ad ipotizzare la nascita di una economia del p2p, è inutile negare che la possibilità scaricare musica, film e software gratis in modo illegale, ovvero senza corrispondere nessun pagamento per i contenuti trovati in rete attraverso reti peer to peer o simili, rappresenta un bel problema per tutta la filiera dell’audiovisivo e dell’opera digitale in generale.

Da oggi con queste nuove disposizioni il creatore dell’opera o l’editore che si accorgesse della circolazione illegale dei suoi prodotti (canzoni, fotografie, film, video, articoli), ha una possibilità in più per fare rispettare il proprio lavoro rivolgendosi direttamente all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che si impegnerà a contattare i gestori dei siti e i provider per fare eliminare dalla rete tutto il materiale che lede i propri diritti.

Il procedimento per rimuovere i contenuti illegali è molto semplice, da fare tutto online e durerà al massimo 35 giorni contro un’iter che fino ad oggi era molto più lungo dovendo passare dall’autorità giudiziaria. Per questo qualcuno parla già di giustizia sommaria e si preoccupa dei casi in cui il materiale protetto venga messo in rete distrattamente o senza fini di lucro, ad esempio da blogger, forum ecc..

Certo è che tutti questi piccoli editori online indipendenti dovranno stare molto più attenti a non pubblicare link di file piratati e a trovare altre fonti di traffico, ma le nuove regole non piacciono nemmeno ai provider che non vogliono diventare sceriffi del web. Comunque non rischiano nulla gli utilizzatori finali della pirateria, i navigatori che ingrossano i loro hard disk di film e musica trovati in rete a scrocco e di cui, prima di questa nuova stretta a monte del problema, solo lo streaming gratuito sul modello di Spotify iniziava a scalfire loro qualche certezza.