musica e cervello
Photo by Fulvio Binetti

Cosa accadrebbe se a parlare di musica e cervello attorno a un tavolo ci fossero un acclamato direttore d’orchestra, un compositore contemporaneo e un neurobiologo?  Lo racconta un libro che approfondisce i molteplici aspetti di creatività e percezione

Il libro su musica e cervello si intitola I neuroni magici (ed. Carocci) ed è un contributo interessante sulla ricerca del senso del bello e sul significato di opera creativa. Si parla di molecole e sinapsi ma non è certo un trattato scientifico e anzi riguarda il concetto d’arte più in generale. Nello specifico è rivolto a tutte le persone che al di là dei generi e dei gusti personali cercano di capire cosa spinge un compositore a mettere insieme delle note in un certo modo e il pubblico a stare seduto su una sedia ad ascoltarle.

Cos’è la musica? Se vi sembra una domanda semplice, prima di rispondere aspettate a leggere il libro. Siamo di fronte a tre grandi personaggi che nel corso della loro vita hanno studiato e approfondito ai massimi livelli l’argomento e come spesso capita in questi casi le loro parole aprono delle porte piuttosto che offrire certezze. Se c’è una cosa che accomuna il pensiero del direttore d’orchestra Pierre Boulez, del compositore contemporaneo Philippe Manoury e del neurobiologo Jean Pierre Changeux, è proprio il desiderio di andare oltre l’ostacolo offrendo nuovi spunti su cui riflettere.

Svelare il rapporto tra musica e cervello è anche un modo per capire come si è sviluppato il linguaggio musicale nella società e quale sia il ruolo della musica nell’evoluzione dell’uomo e dei suoi comportamenti. Il punto è che malgrado tutte le scoperte scientifiche avvenute in questi anni, l’atto creativo del comporre musica resta un mistero. Sono sconosciuti tanti aspetti che diamo per scontati ma non lo sono affatto: perchè la musica crea piacere, cosa la rende diversa dal rumore, che rapporto hanno le altezze delle note con la voce e il ritmo con il battito del cuore?

Ascoltare è selezionare

Il rapporto tra musica e cervello nell’uomo è affrontato nella sua compessa varietà. Si parte dalla matematica e fisica passando da Darwin, per arrivare al gradimento di un’opera d’arte e al suo valore simbolico o commerciale. I tre maestri prendono in esame anche i suoni degli animali e della natura per capire quanto siano importanti senso di ricompensa, sorpresa e memoria che condizionano il gusto musicale degli ascoltatori in modo più o meno consapevole. E qui arriviamo ad un punto fondamentale che riguarda l’estetica delle cose legato alla formazione.

Ogni istante della vita siamo bombardati da musica di tutti i tipi e spesso ascoltiamo note prive di significato o poco sensate. Come sarebbe la musica e il mondo stesso se tutti avessero la possibilità di riflettere sull’importanza del linguaggio musicale? Tra predisposizione innata scritta nei geni o percorso frutto di educazione una cosa è certa. Ogni uomo adulto nel cervello ha a disposizione 85 miliardi di neuroni che deve sapere attivare per non rassegnarsi al peggio.