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L’ascolto della musica fa star bene, su questo non ci sono dubbi. Allora perché non utilizzarla negli ospedali? Magari in sala operatoria per sfruttare al meglio il suo effetto tranquillizzante e calmante sul paziente?

Ci ha pensato il Centro sanitario Lisa di Carmagnola sulla scia dei recenti studi americani che evidenziano meno rischi di sbalzi di pressione o di frequenza cardiaca tra i pazienti anziani operati in anestesia locale con un sottofondo musicale a loro gradito.

In Italia siamo solo agli inizi ma i risultati sono incoraggianti. «L’iniziativa ha riscosso un grande successo, spiega Roberto Ferro, Amministratore Delegato del Centro Lisa di Carmagnola, per questo abbiamo deciso di adoperarci per la sua realizzazione effettiva. Il paziente ha la possibilità di ascoltare la sua musica preferita prima, dopo e durante l’operazione, purché non si tratti di ritmi troppo incalzanti, o che superino di gran lunga quelli del battito cardiaco».

Il fatto è che non un esiste un singolo tipo di musica efficace per tutti. Le persone hanno gusti differenti ed è importante che ciascuno scelga di ascoltare la musica che preferisce. A questo proposito i risultati del sondaggio effettuato sui 600 pazienti del Centro di Carmagnola parlano chiaro. Al primo posto la musica leggera (48% delle preferenze) con Baglioni in testa, segue la musica classica (30%) con Beethoven e Mozart, per finire la musica lounge (15%).

L’unico genere sconsigliato dai medici per i ritmi troppo incalzanti è il rock, altrimenti tutto è concesso a patto che sia capace di distendere e tranquillizzare il paziente e allo stesso tempo favorire la concentrazione del medico. Molti esperti sostengono che della musica sia soprattutto il ritmo ad avere un effetto tranquillizzante e calmante perché viene associato al ritmo del battito cardiaco materno e quindi a un ambiente sicuro, rilassante e protettivo.