musica digitale

Grazie allo streaming in forte crescita i profitti generati dalla musica digitale in Italia hanno sorpassato il mercato fisico di cd e vinile. In calo acquisto di cd e download mp3 a pagamento: le questioni da risolvere

L’Italia si adeguano al resto del mondo. Dopo che la notizia del sorpasso del digitale sul fisico pochi mesi fa era arrivata dagli Stati Uniti, ora ci pensano gli ultimi dati della FIMI a sancire quello che in qualche modo si può considerare come un momento storico anche qui da noi: la musica digitale ha superato il mercato fisico, ovvero streaming e download con il 51% del mercato complessivo fanno guadagnare più di cd e vinile.

In realtà più che il download, sistema di fruizione della musica recente ma che mostra segni di cedimento sempre più evidenti e quindi già sorpassato, dopo tanti anni di crisi è lo streaming che apre nuove prospettive per musicisti, artisti e case discografiche. In pratica rappresenta il 40% di quanto generato con la musica online e proprio questa performance consente al mercato discografico italiano di salire dell’1% nei primi sei mesi dell’anno.

Value Gap della musica digitale

La notizia sicuramente non spiace agli addetti ai lavori, ma certo non basta a placare le polemiche che vedono artisti, produttori ed editori di contenuti considerare lo streaming come un metodo poco sostenibile da un punto di vista economico e ancora troppo poco remunerativo. Il punto è la differenza tra quanto generato dalle piattaforme online e quanto torna agli stessi artisti. Un value gap della musica digitale che attualmente favorirebbe gli intermediatori anche in base a norme sulle licenze musicali oramai superate dai nuovi sistemi.

La stessa Siae ha recentemente stigmatizzato alcune questioni da risolvere. I rapporti di forza tra musicisti e industria sono oggi più che mai a tutto vantaggio delle poche grandi società del web come Google, Apple, Facebook e Amazon. Basti pensare che secondo alcuni dati relativi al mercato inglese, Youtube nel 2015 ha incrementato i profitti della pubblicità dell’88%, mentre le royalty sono cresciute nel frattempo dello 0,4%. Inoltre anche i controlli su eventuali violazioni dell’utilizzo di brani sono a carico dei produttori di contenuti.

Sta di fatto che dopo due decenni di crisi e di calo dei profitti finalmente si rivede il segno più e non solo in Italia. Nel mondo, dove lo streaming è cresciuto del 45% e ci sono 68 milioni di persone che pagano un abbonamento, l’intera industria della musica fattura oggi 15 miliardi di dollari con una crescita del 3,5% sullo scorso anno. Mentre la musica digitale ha il 45% delle vendite totali, c’è da dire che malgrado tutto cd e vinile, anche se calano nel complesso di un 4,5%, mantengono ancora il 39% del mercato. Ma il problema vero è convincere la platea di 900 milioni di persone che ascoltano musica gratis in streaming ad acquistare un abbonamento. A quel punto forse anche le polemiche si placheranno.