musica degli astronauti

Copia, incolla, campiona..Il concetto è semplice, costruire un brano musicale con frammenti di musica, come suoni, campioni, o grooves presi qua e là tra infinite possibilità di rimescolamento di generi e forme musicali. Una tendenza nata alla fine degli anni ’90 e che è diventata la fonte di ispirazione di molti produttori e compositori di ogni genere musicale, dalla musica pop a quella classica.

Non c’è solo il fatto di offrire la possibilità di fare musica anche a chi non conosce nemmeno una nota. E’ vero: basta un pc e un programmino e poi anche on line si trovano enormi banche date di suoni da assemblare. Ma ogni buon produttore e musicista non può farsi scappare l’occasione di avere a disposizione con un click una infinita banca dati di suoni e di strumenti. Così c’è chi usa il suono di un bicchiere che si rompe come percussione, chi aggiunge il sitar in un pezzo dance, chi una intera sezione di violini nel rock, oppure una ritmica dance nel jazz. A parte i problemi di copyright, viene spontaneo chiedersi se il risultato è buona musica, una nuova forma d’arte o una brutta copia di qualcosa che già esiste.