ragazza ascolta musica come droga

La musica come droga naturale in grado di suscitare emozioni ma anche di stimolare l’origine neurochimica del piacere. Cosa succede quando ascoltiamo canzoni e quali sono le risposte biologiche del cervello agli stimoli musicali e ai suoni binaurali?

La musica è uno strumento potente che può avere un impatto significativo sulle emozioni e sullo stato mentale di un individuo. Per molti, ascoltare le proprie canzoni preferite può essere un’esperienza altamente gratificante. Ma si può considerare addirittura la musica come droga e ha qualche fondamento la classica idea di sesso, droga e rock and roll tanto in voga negli anni ’60? Certamente è una cosa che si assume attraverso le orecchie per stare bene.

Parlare di musica come droga è forse esagerato ma l’estasi può andare al di là dell’emozione che si prova davanti ad un’opera d’arte e non si spiega nemmeno con la voglia di condividere momenti con gli amici o definire personalità. Ascoltare musica può all’alleviare lo stress, ridurre l’ansia, migliorare l’umore, aumentare la sensazione di benessere e avere un effetto positivo su concentrazione, memoria e creatività. Fino a che punto?

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Musica come droga o piacere

Molti ricercatori sostengono che l’effetto della musica sul cervello sia simile a quello delle droghe perchè anche la musica può attivare la produzione di dopamina, un neurotrasmettitore associato alla motivazione e alla ricompensae. Inoltre, l’ascolto di musica emozionante può aumentare la produzione di adrenalina, un ormone che provoca un’eccitazione simile a quella delle droghe.

Lo statunitense Daniel Levitin, musicista, psicologo cognitivo e neuroscienziato tra i più importanti del settore, studia da molti anni il fenomeno. Con tecniche di neuroimaging ha scoperto che la musica come una droga ha la capacità di modulare i livelli di dopamina, il cosiddetto ormone del benessere. Proprio come uno stimolante chimico i suoni possono amplificare sensazioni di piacere ed eccitazione.

Studi condotti in collaborazione con la McGill University hanno dimostrato che ad essere coinvolti nel processo del piacere musicale sono i recettori degli oppioidi del cervello. Infatti è possibile inibire le risposte alla musica con il naltrexone, un farmaco ampiamente prescritto per il trattamento di disturbi della dipendenza. Dopo avere assunto il farmaco non si provano più le stesse sensazioni ascoltando le canzoni preferite.

Musica droga evolutiva

Considerare la musica come droga per gli scienziati non è nemmeno troppo azzardato ma con le dovute differenze. Mentre le droghe possono causare danni irreparabili alla salute fisica e mentale, l’ascoltare musica è sicuro e ha effetti benefici sulla salute. Quando ascoltiamo una canzone che ci piace, i suoni arrivano al cervello provocando nel sistema nervoso autonomo importanti reazioni fisiche. Cambiano battito cardiaco, respirazione, sudorazione e attività mentale.

La stessa cosa succede ai giocatori d’azzardo quando vincono, e ai tossicodipendenti quando consumano delle droghe. La musica come droga può causare euforia e regolare l’umore, indurre eccitazione e maggiore concentrazione. Ecco perchè per evitare problemi di doping le federazioni sportive hanno messo al bando auricolari e riproduttori di musica portatile in tutte competizioni sportive ufficiali e maratone.

Andando molto indietro nel tempo, alle origini della musica nella preistoria, l’uomo è stato sempre sedotto dagli effetti dei suoni per alterare lo stato di coscienza. Pensiamo all’utilizzo dei tamburi africani nella danza, alla meditazione orientale che induce una stato di trance come nei Dervisci Rotanti, o ai rituali tribali in cui i partecipanti raggiunta l’estasi attraverso suoni e sostanze, camminavano sul fuoco senza sentire dolore.

Sesso droga e rock and roll

La musica come droga è quindi un fenomeno ampiamente utilizzato in passato, ma il principio come viene applicato nei generi musicali moderni? In vari modi. Uno studio approfondito sulle colonne sonore di film di vario genere ha stabilito che a seconda del tipo di scena da sonorizzare i compositori, più che ispirarsi all’arte, seguono intuitivamente regole già ben presenti nel mondo animale per suscitare emozioni o stimoli sensoriali.

Che dietro ad alcuni generi musicali ci siano predisposizioni evolutive dell’uomo lo dimostra una ricerca sulla musica rock realizzata da un gruppo di scienziati della University of California. La chitarra distorta di Jimi Hendrix avrebbe lo scopo di tirare fuori la bestia che c’è in noi. L’uomo sarebbe catturato dalle distorsioni musicali più o meno allo stesso modo dei cuccioli di marmotta.

Daniel Blumstein, biologo presso l’Università della California di Los Angeles, ha analizzato urla di cuccioli di marmotta e di altri animali in difficoltà quando vengono catturati e separati dai genitori scoprendo caratteristiche e distorsioni molto simili a quelli della musica rock. Per catturare l’attenzione nel mondo naturale la distorsione si verifica senza chitarre elettriche, ma quando l’emissione vocale viene forzata rapidamente attraverso il sistema vocale.

Suoni binaurali

Secondo i ricercatori la musica ha un ruolo importante nell’evoluzione dell’uomo ed è un linguaggio universale che influenza profondamente le emozioni. Ma non ci sono solo le chitarre elettriche distorte a procurare lo sballo ma anche particolari suoni. I suoni binaurali vengono registrati utilizzando una tecnica che prevede l’utilizzo di due microfoni e vengono riprodotti attraverso auricolari o cuffie stereo.

I toni binaurali sono stati usati per la prima volta nel 1839 dal medico tedesco Heinrich Wilhelm Dove e sperimentati dal Dott. Gerald Oster nel 1973 al Mount Sinai school of Medicine di New York. La teoria dice che applicando basse frequenze in modalità differenti su ogni orecchio tramite cuffiette, si possa stimolare il cervello procurando una serie di effetti che vanno dal rilassamento al potenziamento dell’attività cerebrale.

Una delle proprietà più interessanti dei suoni binaurali è la capacità di creare l’effetto di “spazialità”, cioè l’impressione che il suono provenga da una posizione precisa nello spazio circostante. Questo effetto può essere utilizzato per creare esperienze immersivi e realistiche in ambiti quali la musica, il cinema e la realtà virtuale ma a causa della loro specifica registrazione, possono produrre anche effetti sull’orecchio umano e sul cervello.

Mp3 stupefacenti

L’effetto dei suoni binaurali è stato analizzato in modo approfondito ma non esiste una letteratura scientifica in grado di testimoniare il loro effetto che varia di caso in caso. I ricercatori suggeriscono cautela, anche perchè i potenziali fruitori di questi cosiddetti mp3 stuperfacenti sono per lo più ragazzi in cerca di facili emozioni. In passato il fenomeno i-Doser prometteva sballo a basso prezzo. Cosa c’era di vero?

Istituzioni e mondo scientifico si sono interrogati sui reali effetti della musica come droga. Per qualcuno si trattava di droghe virtuali in grado di riprodurre gli effetti delle sostanze stupefacenti tradizionali, per altri di bufale seguite da inutili allarmismi. Più che parlare di cyber droghe o mp3 stupefacenti, i suoni binaurali sono rumori a bassa frequenza (1-30 Hz) che prendono spunto dal fenomeno dei binaural beats.

I suoni binaurali hanno potenzialità sia in ambito artistico che terapeutico. Sono utilizzati a fini terapeutici per rilassare e ridurre lo stress, mentre possono aiutare a migliorare la concentrazione, la memoria e la creatività. Oltre ad essere usati nella meditazione in alcuni casi possono fare raggiungere stati creare eccitazione o stati di trance. E’ importante sottolineare che gli effetti sull’uomo possono variare da persona a persona e che ulteriori ricerche sono necessarie per comprendere appieno i loro effetti

In ogni caso perché possa esserci qualche effetto i suoni binaurali devono essere riprodotti attraverso auricolari o cuffie stereo che consentono una differente percezione del suono da orecchio a orecchio che non è possibile con un impianto audio tradizionale.