La relazione tra musica e classe sociale è un riflesso delle dinamiche di potere e delle divisioni economiche e culturali di ogni epoca. Ma la musica ha sempre avuto anche la capacità di unire le persone fornendo una voce alle comunità marginalizzate

Siamo abituati a pensare alla musica su un piano estetico che riguarda i nostri gusti personali e il piacere che proviamo ad ascoltarla. In realtà la sua forza creatrice si dipana nella società in tanti modi diversi che vanno molto oltre la sfera privata. La connessione tra musica e classe sociale ha una storia ricca e complessa, riflesso delle divisioni di classe esistenti ma anche agente di cambiamento sociale e di unione.

Il rapporto tra musica e classe sociale nella storia viene influenzato da una serie di fattori, tra cui la scolarizzazione, l’accesso economico ai concerti, la professionalizzazione della musica e la distinzione tra musica d’arte e musica popolare. In questo articolo esamineremo questo rapporto per comprendere meglio come anche il linguaggio musicale può influire sulle strutture di potere e sulle identità sociali presenti e future.

Indice

Rapporto tra musica e classe sociale nella storia

La musica è da sempre un’attività sociale capace di coinvolgere diverse categorie di persone, sia in veste di produttori che come consumatori. Tuttavia, la composizione sociale dei musicisti e del pubblico, poi diventati industria musicale e più recentemente utenti ascoltatori di streaming, non è stata sempre la stessa, ma è variata a seconda dei contesti storici e culturali.

Nell’antichità la musica era considerata un’arte nobile e sacra, riservata ai sacerdoti, ai filosofi e ai poeti. Per i greci la musica era una legge morale, usata per celebrare gli dei, per educare i cittadini e per esprimere le emozioni. I musicisti avevano uno status elevato e la musica era anche legata alla politica, come dimostra il ruolo dei cori nelle tragedie greche o delle trombe nelle battaglie romane.

Nel medioevo, la musica divenne principalmente una pratica monastica e liturgica, basata su canti religiosi come il canto gregoriano e la polifonia sacra. Era vista come un mezzo per elevare lo spirito e per lodare Dio. La musica profana era invece relegata ai giullari, ai menestrelli e ai trovatori, che intrattenevano il popolo con le loro canzoni d’amore, di guerra e di satira.

Nel rinascimento, la musica si diffuse tra le corti principesche e le città mercantili, dove fiorirono nuovi generi musicali come il madrigale, la frottola e la canzone. La musica divenne un segno di prestigio e di raffinatezza culturale, oltre che un mezzo di divertimento e comunicazione. La musica iniziò anche a essere scritta e stampata, favorendo la sua diffusione e conservazione.

Nell’età moderna, la musica si sviluppò in due direzioni principali: la musica colta e la musica popolare. La prima era composta da musicisti professionisti per un pubblico elitario e colto, che frequentava i teatri d’opera, i salotti musicali e i concerti sinfonici. Era caratterizzata da una grande complessità formale e armonica, da una ricchezza di espressione e da una varietà di stili dei compositori.

La musica popolare era invece quella prodotta da musicisti dilettanti o semi professionisti per un pubblico più ampio e popolare, che ascoltava le canzoni nelle piazze, nelle osterie e alle feste. Era basata su melodie semplici e orecchiabili suonate da piccole orchestre di strumenti economici e reperibili, con ritmi vivaci e testi legati alla vita quotidiana, alla guerra o alle lotte di classe.

Nell’età contemporanea, la musica ha subito una profonda trasformazione grazie all’avvento delle nuove tecnologie di registrazione, trasmissione e riproduzione sonora. Si è divisa in molti generi musicali ed è diventata un fenomeno di massa, accessibile a tutti e in ogni momento, assumendo una funzione identitaria, simbolica ma anche economica, esprimendo consumi, aspirazioni, proteste e appartenenze di diverse generazioni e gruppi sociali.

Composizione sociale del pubblico musicale

Fin dai tempi antichi la musica è stata parte integrante della vita sociale, e le diverse classi sociali hanno avuto accesso a tipi di musica diversi. Nelle società premoderne era spesso strettamente legata alla religione e alla classe dominante, con la musica sacra e cortigiana riservata ai membri dell’élite sociale. Le classi lavoratrici e contadine sviluppavano le proprie tradizioni musicali, come le canzoni popolari e le danze folcloristiche.

Con l’avvento della società capitalistica e dell’industria musicale, la musica è entrata a far parte del mercato, ha assunto un valore economico ed è diventata lavoro per una moltitudine di professionisti. Le classi emergenti della borghesia capitalistica hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppare nuove forme di musica commerciale e nel creare istituzioni musicali, scuole, sale da concerto e teatri dell’opera.

Mentre la borghesia aveva il potere di plasmare la produzione e il consumo musicale, le classi lavoratrici spesso partecipavano alla creazione di nuove forme di musica popolare e di protesta che esprimevano le loro esperienze e lotte. Se le forme di intrattenimento popolare incoraggiavano la partecipazione del pubblico con cori e balli, le forme ‘alte’ tendevano ad essere oggetto di contemplazione estetica.

Musica come strumento di dominio culturale

La musica ha svolto un ruolo importante nel consolidamento del dominio culturale delle classi dominanti. Nel corso della storia, le élite sociali l’hanno utilizzata per promuovere la propria visione del mondo e per sancire le gerarchie sociali esistenti. Nelle società feudali europee era un mezzo per celebrare il potere dei sovrani e della nobiltà, mentre, nel periodo coloniale, la musica europea veniva imposta alle popolazioni indigene come parte del processo di assimilazione culturale.

Nel corso dell’Ottocento, la musica divenne sempre più un riflesso delle dinamiche di classe presenti nella società dell’epoca. L’accesso ai concerti e alle esibizioni musicali era strettamente correlato allo status sociale e alle risorse economiche disponibili. La stratificazione sociale si rifletteva sui prezzi dei biglietti e nella composizione del pubblico presente agli eventi musicali più prestigiosi.

Anche se esistevano posti più economici, la politica dei prezzi contribuiva a creare una gerarchia sociale all’interno del pubblico dei concerti, e solo i segmenti più privilegiati della società avevano accesso a spettacoli di alto livello artistico o potevano assistervi in posti privilegiati. La professionalizzazione della musica portò anche a un cambiamento nel panorama domestico e amatoriale della musica.

Mentre in passato l’aristocrazia aveva dominato la scena musicale con i suoi salotti privati e le esibizioni amatoriali, l’aumento numerico di una media borghesia portò alla crescita della musica eseguita e consumata in contesti più pubblici e professionali. Gli amatori iniziarono a perdere il loro status privilegiato, mentre le esibizioni di musicisti professionisti divennero sempre più comuni e accessibili.

Musica come strumento di resistenza e unione

Oltre a strumento di dominio culturale, la musica è stata anche un mezzo di resistenza e unione per le classi subalterne. Le canzoni popolari, i canti sindacali e gli inni rivoluzionari sono stati utilizzati per esprimere le lotte e le speranze delle classi lavoratrici e dei movimenti sociali. Queste forme musicali hanno spesso svolto un ruolo cruciale nell’organizzazione delle comunità e nella diffusione di idee di cambiamento sociale.

Un altro aspetto importante del rapporto tra musica e classe sociale è il suo ruolo nella creazione e nel mantenimento delle comunità. La musica ha il potere di unire le persone attraverso la condivisione di esperienze emotive e culturali comuni. Nelle comunità marginalizzate o emarginate, è stata fenomenale mezzo di resistenza culturale e costruzione dell’identità.

Mentre la musica popolare tradizionale era suonata in tutta Europa, in America il blues, il jazz dei neri e molto più tardi il rock, l’hip hop e la trap dei giorni nostri, hanno incarnato una forma di resistenza sociale, sfidando i valori borghesi dominanti e celebrando uno stile di vita alternativo. Il jazz in particolare, sebbene inizialmente intriso di razzismo, ha offerto una voce a chi era ai margini della società, permettendo la nascita di una forma di espressione culturale e di identità condivisa.

Commercializzazione della musica e conseguenze

Il XIX secolo ha visto una rapida crescita del commercio e del professionismo della musica, alimentati da una domanda sempre maggiore di intrattenimento da parte di una classe media in ascesa. I concerti a pagamento sono diventati una parte significativa della vita musicale delle città, offrendo ai musicisti la possibilità di guadagnare un reddito dalla loro arte.

La commercializzazione ha anche portato ad un’accentuazione della divisione tra musica “alta” e “bassa”, e alcuni artisti si sono trovati costretti a suonare musica di basso livello per sopravvivere economicamente. Il concetto di musica “popolare”, inizialmente associato alla musica ampiamente conosciuta e apprezzata, ha assunto un significato sempre più legato al successo commerciale, misurato dalle vendite di spartiti musicali.

L’introduzione del copyright sulle composizioni musicali ha avuto un impatto significativo, consentendo agli artisti di proteggere i propri lavori e di trarne profitti attraverso royalty e diritti d’autore. Questo ha portato alla creazione di un sistema di compositori e artisti che sono diventati icone popolari, non solo potendo vivere di musica, ma anche accumulando ricchezze significative.

Tecnologia e democratizzazione della musica

Nel novecento l’avvento della radio ha poi cambiato ancora le cose rendendo la musica accessibile a un pubblico più ampio. Le stazioni radio hanno cominciato a trasmettere canzoni popolari, introducendo nuovi generi e artisti alle masse e contribuendo a plasmare i gusti musicali delle persone. Questo ha amplificato ulteriormente la distinzione tra musica “alta” e “bassa”.

La musica popolare è stata sempre più associata alla cultura di massa e alla vendita dei supporti musicali. I dischi in vinile e le cassette hanno reso possibile a tutti ascoltare musica a piacimento, senza dover attendere che fosse trasmessa alla radio o suonata in concerto. In questo modo gli artisti hanno potuto raggiungere un pubblico più ampio aumentando le vendite delle proprie registrazioni.

La distribuzione su larga scala ha portato anche a una maggiore standardizzazione del suono che ha definito i canoni estetici della musica pop. Agli inizi del nuovo secolo, con le opportunità dalla tecnologia sono emerse nuove sfide per gli artisti e l’industria musicale nel suo complesso. La pirateria musicale ha reso difficile guadagnare dalle proprie registrazioni, spingendo l’industria musicale a cercare nuove strategie per monetizzare la musica e proteggere i diritti d’autore.

Lo streaming ha permesso di riconquistare utenti, offrendo la possibilità di ascoltare musica gratuitamente o a basso prezzo ad un pubblico immenso e trasversale. La logica dello streaming musicale non ha però reso molto più complicato per i piccoli artisti guadagnarsi da vivere, e ha cambiato la fruizione delle opere musicali, introducendo nuove modalità di ascolto più economiche e comode, ma anche più frammentate e superficiali.

Educazione musicale e mobilità sociale

L’educazione musicale svolge un ruolo complesso nella mobilità sociale, poiché può sia riflettere le disuguaglianze di classe esistenti, che offrire opportunità di crescita e successo. Indubbiamente esiste una disparità nell’accesso all’istruzione musicale tra le diverse classi sociali. L’opportunità di studiare musica spesso è determinata dalle risorse finanziarie e dall’accesso alle istituzioni culturali.

Le famiglie con elevato reddito possono permettersi lezioni private di musica, strumenti costosi e istruzione formale presso istituti prestigiosi, che spesso offrono ai figli anche un vantaggio in termini di formazione musicale. Le scuole pubbliche invece, soggette a tagli di bilancio e risorse limitate, potrebbero non essere in grado di offrire programmi musicali completi o insegnanti motivati.

Quando non c’è una familiarità culturale, l’educazione musicale è spesso considerata un lusso o una perdita di tempo anziché una priorità. Questo fenomeno è particolarmente evidente nelle comunità svantaggiate, con la conseguenza che gli studenti provenienti da famiglie a basso reddito possono essere esclusi dalle opportunità offerte dall’educazione musicale formale, e avere limitate prospettive di carriera nel settore.

La musica in alcuni casi può però essere anche un motore di mobilità sociale. Programmi comunitari, come le scuole di musica senza scopo di lucro o altre iniziative sociali, possono svolgere un ruolo fondamentale nel colmare le lacune nell’accesso all’istruzione musicale e nel fornire opportunità di apprendimento agli studenti provenienti da contesti svantaggiati. Le nuove tecnologie aiutano chi vuole prova a suonare o a produrre canzoni.

Se però parliamo di musica classica o di un percorso formativo musicale di livello, le politiche pubbliche giocano un ruolo cruciale nel promuovere l’equità nell’educazione musicale. Solo con investimenti nelle scuole pubbliche, sostegno finanziario per programmi musicali e incentivi per gli insegnanti qualificati tutti gli studenti possono avere accesso a un’istruzione musicale di qualità, indipendentemente dalla classe sociale di provenienza.

Globalizzazione della musica e identità sociale

Alla fine di questo articolo su musica e classe sociale non si può non considerare come la globalizzazione abbia trasformato radicalmente anche il paesaggio sonoro mondiale. Internet, la facilità di accesso alle tecnologie di registrazione e distribuzione musicale e la crescente interconnessione tra culture attraverso commercio, migrazioni e flussi turistici, hanno creato un ambiente in cui le influenze musicali possono viaggiare rapidamente attraverso i confini nazionali e culturali.

Un aspetto fondamentale di questo fenomeno è l’interazione tra la musica locale e globale che ha dato vita a una vasta gamma di fusioni e ibridazioni sonore. Mentre alcune forme musicali tradizionali sono state adattate e commercializzate per un pubblico internazionale, altre hanno assimilato elementi provenienti da generi musicali stranieri, creando nuove forme di espressione ibride.

Il processo di ibridazione musicale dovuto alla globalizzazione ha sicuramente arricchito il panorama della musica globale, ma non solo. La standardizzazione e omogeneizzazione del suono a livello planetario potrebbe anche erodere le tradizioni musicali locali e ridurre la diversità culturali di intere comunità che si sono sempre identificate con generi musicali specifici, artisti o movimenti musicali. La musica fa parte della nostra identità sociale e personalità in modo profondi e diversificati, sempre e comunque.


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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti è un editore online, fondatore di Bintmusic.it, musicista, produttore e esperto di comunicazione digitale. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. In qualità di blogger, condivide approfondimenti su musica, cultura e lifestyle. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.