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Come fanno i siti pirati e quelli che offrono torrent a sopravvivere? Semplice, espongono sulle loro pagine pubblicità che assicura delle entrate proporzionali ai visitatori: più sono e più si guadagna. E’ giusto?

Insomma per chi ancora non l’avesse capito spesso dietro ai siti pirata non c’è il Che Guevara della situazione che vive per un web giusto e libero, ma più prosaicamente qualcuno che specula sul lavoro di autori, musicisti, artisti, etichette ecc.. Google, da sempre al centro di polemiche per non fare abbastanza contro la pirateria ed in particolare per la presenza sul suo motore di migliaia di link a siti pirata, è parte in causa della faccenda, anche perchè è uno dei maggiori distributori di pubblicità sul web con il suo sistema Adsense.

Da qui la proposta apparsa sul sito della Casa Bianca negli Usa: combattiamo la pirateria tutti insieme tagliando le entrate pubblicitarie ai siti ritenuti illegali. Il programma, a cui hanno aderito AOL, Condé Nast, Google, Microsoft e Yahoo, prevede che i titolari dei diritti possano informare una rete pubblicitaria di un sito web ritenuto contrario alle leggi sul diritto d’autore per fare togliere le sponsorizzazioni. Insomma la pubblicità, unico vero motore di internet, non dovrà più essere utilizzata per sostenere attività illegali.