ascoltare musica a pagamento

Siamo sicuri che con lo streaming sia finito il tempo delle abbuffate di mp3 illegali e che tra i giovani si sia diffusa una nuova consapevolezza sulla proprietà intellettuale? La musica è un bene da pagare oppure ci si sente in diritto di ascoltarla gratis sempre e comunque? Le risposte negli ultimi dati sul rapporto tra giovani e musica a pagamento.

L’industria musicale sembra abbia molta fiducia sul fatto che sarà lo streaming a trasformare il diffuso concetto di ‘musica gratis‘ in ‘musica a pagamento‘. E’ vero che Spotify ha attirato milioni di utenti offrendo musica gratis in cambio di spot, ma ora il tentativo è trasformare gli utenti freemium in abbonati premium disposti a pagare un abbonamento mensile per ascoltare tutta la musica che desiderano e senza interruzioni. Questo è anche l’unico modo per rendere lo streaming sostenibile da un punto di vista economico: non a caso Apple Music è entrata in questo mercato senza nemmeno considerare l’opzione gratis.

Tutto bene quindi, l’industria musicale è finalmente riuscita a convincere i giovani che la musica è un bene come un altro per cui per poterne fruire è necessario sborsare dei soldi? Mica tanto. Secondo una indagine realizzata recentemente su gruppi di studenti universitari italiani, per oltre 9 giovani su 10, ovvero per il 92,7%, scaricare musica illegalmente a sbafo è ancora ammissibile. Contemporaneamente arrivano altri dati dall’America per cui solo 9 studenti su 100 si dicono convinti che in futuro si abboneranno al servizio di streaming di Apple, mentre il 53% lo esclude a priori.

Cosa significano questi dati, siamo diventati tutti furbi o forse ladri? Non proprio: il problema è che il confine tra legalità e illegalità su internet non sembra ancora essere chiaro poichè norme legali e norme sociali non sembrano andare alla stessa velocità come nella vita reale. Se per quasi tutti gli intervistati è inammissibile infrangere la legge quando è coinvolta la collettività e i beni comuni, la stessa cosa non si può dire relativamente al rispetto della proprietà intellettuale, perchè sul web esiste una distanza enorme tra ciò che afferma la legge e ciò che percepisce la gente.

Secondo i sociologi che studiano l’argomento, ambiguità e mancanza di norme precise e condivise rispetto ad un determinato comportamento, non possono che peggiorare le cose. Ecco perchè tutti gli sforzi fatti in passato per combattere la pirateria online a colpi di sanzioni agli utenti sono serviti a poco e streaming a parte, per eliminare il concetto di ‘musica gratis’ sarà necessario aspettare ancora molto tempo. E non è detto che alla fine ci si riesca.