Mp3 usati

Redigi era un servizio per vendere mp3 usati e ridare valore alla vecchia musica digitale. Com’è nato e perchè non è mai riuscito a decollare fino ad essere chiuso perchè accusato di violare le leggi sul copyright

Vi ricordate l’iPod? Ora è quasi un pezzo vintage da collezionisti. Sembra passato un secolo ma pochi anni fa tutti lo usavano per ascoltare musica. Era il tempo degli mp3 e prima dello streaming non sono mancate anche le idee originali. Come quella di ReDigi, primo mercato online del mondo per l’usato della musica digitale. D’altronde se i mercatini e i negozi di vinile e cd di seconda mano sono sempre esistiti, perchè non vendere anche mp3 usati?

ReDigi voleva consentire agli utenti di vendere ed acquistare i propri file di musica digitale legalmente acquisita ad una frazione del prezzo di iTunes. Tra i giovani è stato pubblicizzato come grande alternativa per costruire le proprie librerie musicali senza chiedere soldi ai genitori. In effetti era completamente gratuito e senza costi di abbonamento. Consentiva agli utenti anche di ottenere gratuitamente uno spazio cloud per poter acquistare, vendere o semplicemente ascoltare la propria musica sempre e ovunque. Per rispettare le leggi il sistema era stato creato da un team di super programmatori per trasferire un file da un utente all’altro senza permettere che esistessero più copie dello stesso brano.

Ogni file musicale nel computer dell’utente era analizzato per verificare che fosse conforme alla rivendita, ovvero acquistato legalmente e non rippato da cd. Successivamente i file musicali venivano rimossi dal computer del proprietario originario rendendoli disponibili solo sul server in cloud computing. In questo modo in teoria non ci sarebbero mai stati due proprietari o copie di un singolo file di musica digitale.

Perchè vendere mp3 usati?

Secondo il fondatore John Ossenmacher, il servizio era un modo per ridare valore alla musica digitale. Consentire ai consumatori di vendere mp3 avrebbe oofferto finalmente un prezzo ai beni digitali che troppo spesso nell’immaginario collettivo sono considerati ‘gratis’. Un altro aspetto positivo del mercato digitale di seconda mano è mettere in relazione fan vecchi e nuovi permettendo di allargare gli orizzonti musicali della gente.

ReDigi voleva avere anche un ruolo per l’industria musicale ed essere una opportunità per i piccoli artisti. Magari quelli che in passato sono stati esclusi dal mercato secondario quando la loro musica è stata rivenduta online o presso i negozi di seconda mano. Artisti ed etichette infatti vengono coinvolti in una parte significativa delle entrate derivanti dalla rivendita della loro musica.

ReDigi era arrivato ad avere oltre 11 milioni di canzoni in mp3 nel catalogo pronte ad essere scambiate e rivendute. Ma dopo sono iniziati i problemi. Capitol Records nel 2013 ha citato in giudizio la società per avere infranto le norme sul copyright. Il giudice ha sostenuto che i contenuti digitali, contrariamene al mercato fisico, è possibile rivenderli facendone una copia, violando di fatto la legge. Poi è arrivato lo streaming. Comunque sia andata gli mp3 usati e nuovi sembrano non interessare più a nessuno: ma la pirateria è davvero scomparsa?