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Tempo fa il fenomoeno degli mp3 russi sottocosto venduti sui siti dell’ex Unione Sovietica aveva provocato le ire dei discografici di ogni parte del mondo e fatto nascere non pochi dubbi sulla legalità dell’operazione.

L’associazione internazionale delle industrie fonografiche (IFPI) si era rivolta alla magistratura di Mosca per chiedere che venissero intrapresi provvedimenti giudiziari contro quelle aziende che vendevano sottocosto questi fantomatici mp3 russi ignorando bellamente qualsiasi legge sul diritto d’autore. In questi giorni sono giunti i clamorosi risultati dell’inchiesta operata dal procuratore di Mosca: la legislazione russa non contempla la musica in formato Mp3 e la pirateria digitale, avendo solamente norme sulla contraffazione di supporti fisici. Quindi il servizio non viola in alcun modo le leggi sulla proprietà intellettuale e sul diritto d’autore.

Insomma, i siti in questione potrano continuare a vendere musica senza preoccuparsi di pagare una lira ad editori, case discografiche ed artisti che scoprono di essere venduti in Russia su quei siti, anche se come specificato dalla IFPI, non hanno mai avuto un mandato di distribuzione degli mp3 sul territorio russo. Ecco la ragione di brani venduti ad un prezzo molto inferiore rispetto ai 99 centesimi dei normali negozi di mp3 online. Ma certo la partita non è finita: l’associazione discografica mondiale ha già promesso nuove battaglie per modificare le leggi russe e di tutti i paesi che, sempre più in futuro, potranno beneficiare in modo distorto delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie capaci di operare sul mercato globale.