cuffie con filo

Anche al recente Digital Music Forum di New York si è discusso sui nuovi modelli di business nell’era digitale, tra p2p e nuove licenze mensili magari da pagare direttamente ai gestori telefonici per scaricare tutto ciò che si vuole. Di altra natura è il nuovo progetto presentato dal sito Bopaboo come la next-generation della musica digitale. Si tratta degli mp3 di seconda mano: li acquisti e li tieni fino a che ti va di ascoltarli, poi li rivendi.

Effettivamente il concetto di mercatino dell’usato in sè non è nuovissimo, ma applicato alla musica digitale fa un certo effetto. Dopo essersi iscritti a Bopaboo, si possono acquistare legalmente gli mp3 dei propri artisti preferiti come su qualsiasi store online, ma con la libertà di poterli rivendere nel momento in cui non si ascoltano più, per poi poterne scaricare di nuovi.

Il problema è che gli mp3, a differenza di un qualsiasi altro prodotto, se non vengono limitati dai DRM “digital right management” (condizione necessaria affinchè abbia senso il baratto) possono venire copiati un numero illimitato di volte senza che ci siano differenze dal “nuovo”. Quindi il concetto di “usato” in questo caso è un pò difficile da applicare.

Ecco perchè il sistema proposto da Bopaboo per il mercato americano (in versione beta), sta creando non poche perplessità da parte degli addetti ai lavori ed in particolar modo delle case discografiche che hanno già sguinzagliato i loro avvocati per verificare la legittimità del sistema. A rassicurarli basteranno le buone intenzioni dei gestori del sito?

Basterà affermare che Bopaboo è un modello alternativo alla semplice vendita di mp3 online che si prefigge di sconfiggere il file sharing? Sarà difficile. Per gli amanti del genere “seconda mano” sarà meglio continuare a rivolgersi ai vecchi mercatini, in cui magari trovare qualche buon vecchio vinile dei bei tempi che furono.