Tastiera e ingressi di un moog

Moog è il nome di una tastiera elettronica dal suono inconfondibile di tanti dischi e registrazioni. Uno strumento vintage che in qualche modo ha riivoluzionato la storia della musica rock e pop e ancora oggi attuale

Cos’è un Moog? E’ piccola tastiera elettronica dal suono e dall’aspetto inconfondibile, sinonimo di sintetizzatore per qualche decennio. Ha affascinando musicisti di ogni genere e parte del mondo, anche solo per le decine di manopole che ne modificavano il suono e che la facevano assomigliare più ad una astronave che a uno strumento musicale.

Il Moog è nato in una bottega di New York nel 1964 per merito di Robert Moog, ingegnere e inventore di origine tedesca. Nel suo laboratorio già a 19 anni si costruivano dei Theremin ma la sua curiosità lo fece andare oltre. Fu Raymond Scott, pioniere della musica elettronica ad offrirgli lo spunto per creare un nuovo strumento che nacque quasi per caso. Lo affermò lui stessò in una intervista: “non sapevo nemmeno cosa diavolo stessi facendo” disse, avvalorando la tesi che le invenzioni migliori nascono grazie ad un mix di talento, fantasia, creatività e fortuna.

Canzoni famose con il Moog

Inizialmente il suono del novello sintetizzatore conquistò i musicisti d’avanguardia e i produttori di film di fantascienza. Solo successivamente, dalla fine degli anni ’60 e con la nascita del movimento rock psichedelico, fu adottato praticamente da tutte le più importanti band di musica rock, pop, funky e soul del mondo. Ne furono realizzate varie versioni, come il famoso Mini Moog portatile. Chi ha superato la soglia dei 30 anni lo avrà apprezzato in qualche disco dei Doors, Rolling Stones, Emerson Lake and Palmer, piuttosto che in qualche vecchio vinile della nostrana PFM.

La fortuna del Moog durò fino agli anni ’70, quando venne soppiantato da tastiere e rack tecnologicamente via via sempre più sofisticati, capaci di riprodurre suoni sintetizzati in modo molto più semplice ed economico. Il mercato si era sviluppato e avevano fatto il loro ingresso colossi giapponesi come Yamaha e tante altre marche di tastiere musicali ancora oggi vendute. Dopo tanto successo il signor Robert Moog fece la fine della drogheria sotto casa quando aprirono i primi centri commerciali: fu costretto a vendere tutto e chiuse bottega.

Moog in versione virtuale

Nel frattempo negli studi di registrazione di tutto il mondo spopolavano synth virtuali per computer che con pochi euro riproducevano suoni simili ai suoi, piuttosto che campionatori di loop e samples. Ma a più di 70 anni d’età Robert Moog riuscì a riappropriarsi del suo marchio dedicandosi alla tecnologia digitale. Grazie ad una partnership con Arturia, società che crea software musicali, il suo marchio venne applicato ad un synth virtuale capace di imitare su computer in tutto e per tutto il suono della sua creatura.

Il suono del moog non ci ha messo troppo a tornare alla ribalta e ancora oggi lo si usa in varie salse, dalla techno fino all’hip-hop, ma non solo. Praticamente musicisti e arrangiatori di tutti i generi musicali fanno a gara nel riscoprire le sue tipiche sonorità analogiche vintage sempre tanto di moda. Certo, girare le manopole della versione originale, un aggeggio a valvole e transistor pesante 50 kg, forse dava più soddisfazione che usare il mouse sullo schermo di un computer. Ma il mondo oramai è digitale. Anche Google gli ha dedicato un Doodle contribuendo a fare scoprire il Moog alle nuove generazioni di musicisti e tastieristi di ogni età e di tutto il mondo.