Come razionalizzare la spesa per non sprecare e risparmiare? Con porzioni monodose antispreco e un packaging alimentare sostenibile che favorisce il riciclo e promuove modalità di conservazione innovative

Lo spreco di cibo e di prodotti si consuma prevalentemente tra le mura domestiche. Per combattere gli sprechi si studiano nuovi tipi di packaging alimentare sostenibile e porzioni monodose antispreco che offrono modalità di conservazione innovative. Acquistando prodotti per una persona gli sprechi si riducono e si risparmia sulla quantità. Ma soprattutto arriva con più facilità a fine mese. Un traguardo tanto ambito dalla maggior parte delle famiglie.

D’altronde ogni giorno tonnellate di alimenti finiscono nella spazzatura che tradotti in termini monetari equivalgono a circa 8,7 miliardi di euro all’anno, solo in Italia. Secondo il centro studi Waste watcher, l’osservatorio sugli sprechi alimentari delle famiglie italiane, nella classifica dei più sprecati si trovano i cibi freschi come frutta, verdura e formaggi, mentre tra quelli cotti è la pastasciutta la regina del cassonetto.

Porzioni monodose antispreco

Per capire come sia cambiata la spesa negli ultimi anni non servono grandi esperti di economia. Le confezioni famiglia o gli acquisti 2×3 tanto in voga un decennio fa hanno lasciato il posto alla monodose e non solo per il sempre maggior numero di single che vivono la società. Queste piccole porzioni di cibo, alimentari freschi o surgelati o prodotti per la pulizia della casa, costano meno e sono sempre più utilizzate. Non solo dai 7,7 milioni di single, ma anche da famiglie che scelgono porzioni monodosi perchè le abitudini alimentari stanno cambiando.

Oggi si consumano sempre più spuntini tra i pasti principali. Solo negli Stati Uniti il 40 % degli alimenti confezionati è costituito da snack. In realtà acquistare prodotti monodose spesso non significa risparmiare in termini assoluti. Le quantità sono minori e costano meno, ma in proporzione il prezzo dei prodotti monodosi spesso è superiore alle scatole tradizionali o formato famiglia.

Vantaggi del monodose

Comprare prodotti al supermercato non ha niente a che vedere con lo shopping compulsivo che riguarda i prodotti di lusso o l’abbigliamento. I bei tempi in cui nel carrello della spesa la gente infilava un pò di tutto sono finiti. Ed è anche un bene dato che ogni anno si sprecano alimenti per centinaia di milioni di euro. Consumare porzioni più piccole significa sprecare e buttare meno cibo. Ma certo le preoccupazioni per l’ambiente e i desiderio di sostenibilità non sono in cima ai pensieri di tutti i cittadini alle prese con la spesa.

Fare la spesa risparmiando significa avere maggiore consapevolezza sulle quantità di cibo e bevande da assumere giornalmente. In generale acquistando prodotti in minore quantità si può puntare più sulla qualità, sia che si tratti di bellezza, vino o altri prodotti gastronomici. Sta di fatto che il passaggio a confezioni sempre più piccole è testimoniato anche da una recente ricerca realizzata da Euromonitor International sul mercato degli imballaggi. I piccoli contenitori sono gli unici a crescere come volume di vendite negli ultimi anni.

Monodose o giusta dose?

Oltre alle monodosi cresce anche l’importanza del “rightsizing”, specie nelle bevande analcoliche e nelle bibite, con bottiglie e confezioni più piccole. Ad esempio nel 2015 la Coca-Cola in Canada ha sostituito laa bottiglia in PET da 591ml con quella da 500 ml e quella da 355ml con una da 310ml, mentre torna in voga la bottiglia da 1 litro contro i 2 litri. Riducendo le dimensioni delle porzioni si riducono anche calorie e zucchero.

Insomma oggi la parola d’ordine “risparmiare” fa rima anche con “benessere” e con ambiente. Questa tendenza riguarda tutta Europa. I grandi gruppi se ne sono accorti, affiancando le tradizionali iniziative come buoni spesa e sconti, ai prodotti monodose. Comperare solo l’essenziale ricercando prodotti in promozione e senza logo, sia nei supermercati tradizionali che nei discount, alla fine consente di risparmiare decine di euro al mese e qualche chilo di grasso addominale.

Packaging alimentare sostenibile

Nell’ottica di non sprecare e risparmiare senza inquinare l’ambiente, molte aziende oltre all’utilizzo del monodose stanno studiando forme di packaging alimentare innovativo esostenibile usando Bioplastiche che possono essere create anche da scarti dell’ortofrutta e in particolare dei carciofi e ancora green packaging, imballaggi eco-sostenibili creati con fibre grezze ricavate dagli scarti di ananas, cocco e persino funghi.

Il packaging alimentare anti spreco può allungare la vita del cibo e dare informazioni dettagliate sui prodotti. Oltre alle politiche di sensibilizzazione della popolazione fatta di consigli e informazioni su come fare la spesa, c’è chi si rivolge alla tecnologia per studiare nuove modalità di conservazione sempre più efficaci. Esempi ne esistono già negli Stati Uniti, Giappone e Australia. Il problema è che oltre ad essere efficaci e sicure, garantendo l’idoneità alimentare, queste tecnologie devono risultare anche economiche.

Con il nuovo packaging alimentare si possono addirittura ritardare i tempi di maturazione di frutta e modificare le condizioni di conservazione per verdura e in genere per tutti i prodotti freschi. Esistono particolari contenitori semplici e comodi studiati per assorbire ossigeno o eliminare l’umidità. L’utilizzo delle bioplastiche ricavate dallo scarto vegetale ha portato alla ribalta speciali polimeri come l’acido polilattico ottenuto da zucchero di canna o glucosio a zero impatto ambientale, capace di conservare l’alimento e lasciandolo traspirare (niente muffe). Mentre altre composizioni possono prolungare la durata di cibi facilmente deperibili.

Packaging alimentare innovativo

La nuova frontiera è il packaging attivo capace di interagire con il cibo contenuto (modifica i tempi di conservazione e ne assicura la conservazione) o fornire informazioni sullo stato di integrità dell’alimento (se ha subito alterazioni di temperatura, per esempio). Date un’occhiata alle confezioni di carne e pesce vendute nel banco frigo al supermarket. La carta assorbente che si trova sul fondo della confezione, sotto l’alimento, serve proprio a limitare la prolificazione di microrganismi e quindi ad allungare i tempi di conservazione.

L’eco packaging alimentare di ultima generazione sembra essere una tra soluzioni anti spreco da adottare su larga scala nei prossimi anni. Certo la confezione costituisce solo una piccola parte dell’impatto ambientale ma se si potesse renderla interattiva oltre che completamente biodegradabile? Nel senso, se potesse fornirci delle informazioni sul prodotto conservato? Lo sguardo dei ricercatori è puntato proprio sulla confezione tra sensori e spie luminose che avvisano quando il prodotto sta scadendo o ha subito cambi repentini di temperatura.

Nel packaging edibile i materiali sono riciclati direttamente dagli scarti alimentari (bucce della frutta, per esempio) e si possono consumare insieme al prodotto che contengono (zero rifiuti). Ma la loro funzione non si esaurisce qui. I componenti del packaging diventano parte del prodotto, lo integrano anche dal punto di vista estetico. L’esempio è la confezione gelatinosa di frutta e alghe creata da David Edwards, professore presso l’Università di Harvard.

Il panorama del packaging alimentare biodegradabile è vario e in continua evoluzione animato da politiche di sperimentazioni con materiali alternativi sostenibili. Aziende famose in tutto il mondo sono pronte a sostenere la sfida. L’esempio nel food delivery è la società Deliveroo impegnata a distribuire ai ristoranti associati contenitori ecologici per il trasporto del cibo a domicilio (il cliente sceglie se fornirsi o meno di posate in plastica). Essere sostenibili fino in fondo presuppone una buona dose di creatività.