Ragazza indossa moda sostenibile

Progetti di moda sostenibile ed innovazione tessile per un nuovo lusso basato sull’attenzione all’ambiente e ai processi produttivi. Oggi è possibile vestirsi con stile salvaguardando pianeta, lavoratori e consumatori

Moda sostenibile e slow fashion sono nuove tendenze che riguardano tutta l’industria tessile, la seconda più inquinante al mondo. Sempre più persone sono alla ricerca di stili di vita alternativi capaci di conciliare benessere, immagine e apparenza. Insomma parlando di lusso non basta più il consumo fine a sè stesso. C’è chi cerca modi di vivere alternativi che riguardano ricerca di silenzio, tempo da dedicare a sé o agli altri e alla salvaguardia del pianeta, senza il quale tutto diventa superfluo.

Credere nella moda sostenibile significa porre maggiore attenzione all’ambiente e alle persone che lavorano nei processi di produzione. Per tante aziende è giunta l’ora di darsi un nuovo look, alternativo, sicuramente di tendenza, in linea con lo spirito green. Come fanno? Innanzitutto risparmiando sul consumo di energia e senza sprecare risorse e acqua. Limitando se non abolendo i processi chimici per favorire la salute di lavoratori e consumatori. Si creano linee ecologiche e si investe in formazione. Nascono concorsi e corsi per avviare attività nel settore della moda eticamente corretta, anche in Italia.

Importanza moda sostenibile

La moda sostenibile fa parte dei cambiamenti della società contemporanea che vede adottare stili di vita più consapevoli. Le persone si interessano di alimentazione sana, vogliono un rapporto più diretto con i politici ed informarsi più attentamente anche su quello che indossano. Dietro ad ogni capo di abbigliamento c’è una storia che aspetta solo di essere raccontata. Oggi pensare in modo diverso è possibile, anche in un settore dove l’apparenza è tutto. Lo iniziano a capire i grandi gruppi e lo credono fortemente i giovani imprenditori pronti a lanciarsi in una nuova sfida per mettersi in discussione e migliorarsi.

Fare moda sostenibile significa impegnarsi dal punto di vista creativo, produttivo e organizzativo. Se si vogliono rispettare i principi della sostenibilità crescono i costi di produzione, ma anche la trasparenza e le garanzie per i consumatori. Serve anche una formazione specifica. A Londra è già attivo da un anno il primo corso in laurea per stilisti sostenibili e a Milano la Fondazione Gianfranco Ferrè è impegnata insieme a Connecting Cultures a sostenere e promuovere il primo corso di alta formazione presente in Italia.

Un master moda sostenibile dal titolo evocativo “Out of fashion” che prevede una serie di lezioni tematiche tecniche e creative, a cui collaborano grandi nomi nel campo della moda. Il corso fornisce gli strumenti per avviare un progetto di startup nel campo del fashion etico, oltre ad una serie di contatti per fare community. Anche gli stilisti possono sostenere economicamente gli studenti attraverso la campagna “Adotta uno studente” rivolta alle aziende di settore interessate alla promozione di giovani talenti.

Industria moda inquinante

La moda è tra le industrie che inquinano di più al mondo. Produrre vestiti causa il 20% di spreco di acqua e il 10% di emissioni di anidride carbonica, senza considerare che solo l’1% dei tessuti buttati nei rifiuti vengono riciclati. Per questo in Francia 32 delle più note aziende del lusso e del pret à porter, da Adidas a Nike fino ad H&M passando da Armani e Moncler, hanno siglato un Fashion Pact come protocollo di intesa per diminuire sprechi ed inquinamento nella produzione e commercio di abbigliamento. Si tratta di una prima presa di posizione comune che non potrà che avere riflessi sull’intero mercato della comunicazione e del consumo globale.

Come spesso capita in questi casi tutto parte da interessi comuni e competenze diverse, indispensabili per progetti di ampio respiro. È un lavoro impegnativo di analisi, ricerca e certificazione di tutto il processo produttivo che comprende anche il lato economico, magari da ripensare come una raccolta di fondi online con campagne di crowdfunding e profitti da devolvere in parte in beneficenza. Alla fine sarà solo il pubblico a stabilire se la tendenza dello slow fashion è giusta e se è arrivato davvero un nuovo vento di consapevolezza capace di rispettare i principi ecologici per la sopravvivenza del pianeta.

Principi moda sostenibile

Nella moda sostenibile ed ecologica le fibre tessili naturali sono quelle maggiormente utilizzate: cotone biologico, lana organica, canapa, bamboo, ortica e fibre di cereali che si caratterizzano per essere biodegradabili e a basso impatto ambientale. Anche le alghe marine sono una valida alternativa di fibra tessile molto resistente e dalle proprietà benefiche che rilascia a contatto con la pelle: tonifica e depura l’organismo. Ma in generale il significato di moda sostenibile rispetta una serie di principi:

  • Trasparenza Le fasi della produzione, dalla materia prima al trasporto sono certificate passo dopo passo insieme a una politica di riduzione degli sprechi e utilizzo di sostanze inquinanti. Niente sfruttamento del lavoro, anzi esiste un’attenzione alle persone che lavorano per potenziare al massimo le competenze settoriali.
  • Tracciabilità Ogni materiale utilizzato nei processi di produzione dei vestiti deve essere tracciato e poter essere rintracciato. Dal bottone fino al tipo di filato, è necessario sapere la provenienza nel rispetto delle norme ambientali.
  • Prezzi accessibili Significa promuovere una politica di prossimità o Made in Europe. Rimanere nell’ambito europeo limita i costi del trasporto, permette controlli più accessibili e permette di valorizzare le capacità artigianali conosciute sul territorio.
  • Stile Ancora più che nel fashion tradizionale l’abito esprime un concetto di identità personale. Serve una ricerca puntuale su un design che sappia valorizzare l’uomo e la donna oltre il concetto di lusso fine a se stesso. La semplicità e l’uso di materiali confortevoli guidano la scelta.

Creatività e innovazione tessile

La moda sostenibile da settore di nicchia diventa sempre più richiesta dai consumatori e quindi anche una fucina di creatività che sviluppa nuove importanti realtà imprenditoriali. Lo stesso presidente della Camera nazionale della moda Carlo Capasa ha sottolineato che il problema va oltre la mera comunicazione e un marketing fintamente ecologico basato sul greenwashing. La sfida è dare vita a progetti creativi che sottolineano le infinite possibilità della moda ecologica più sobria e ponderata e che guarda alla qualità piuttosto che alla quantità.

I settori in cui lavorare sono molti, dalle fibre tessili biodegradabili create con le proteine del latte, alla pelle ecologica derivata da batteri immersi nel tè verde, fino a vestiti solari, tessuti di cotone completamente riciclabili, abiti che cambiano forma a seconda dell’ora del giorno e del clima. Ci sono tute da lavoro che puliscono l’aria inquinata attraverso un filtraggio portatile, vestiti fatti con pneumatici riciclati, giacche che nascondono meccanismi integrati in grado di trovare una strada senza bisogno di una mappa.

Ma ci sono anche progetti visionari e tecnologie per sperimentare il corpo di un’altro, inviare abbracci e realtà virtuali in un contesto che privilegerà la customizzazione dei vestiti per eliminare le grandi catene produttive e gli inquinanti invenduti che rimangono in magazzino. In futuro i brand potranno realizzare capi su misura specifici per ogni cliente, che potrà disporre di un avatar in 3d e sarà meno orientato sul possesso di abiti low cost ma punterà più sulla qualità, sullo scambio e la semplice fruizione condivisa di abiti attraverso app.

Nuovi materiali innovativi

Nella moda sostenibile viene data precedenza ai materiali riciclati, mentre le certificazioni ambientali fanno la differenza. Pelle in microfibra, ecopelle, riutilizzo di vecchi materiali ma soprattutto lavorazioni particolari con sostanze vegetali a basso impatto ambientale. In generale si assiste a una continua sperimentazione sul campo che va a pari passo con l’evoluzione tecnologica. La sfida è di trovare materiali innovativi al pari di quelli attuali, prodotti che rispettano tutti i criteri di sostenibilità ambientale con un occhio attento anche all’estetica.

In tutto il mondo nuove startup studiano nuovi filati frutto di innovazione e ricerca tecnologica per l’economia circolare. Econyl è un nuovo filato che nasce dal recupero di reti da pesca, moquette e tappeti utilizzato anche da Prada. Orange fiber è un tessuto realizzato con residui degli agrumi già utilizzato da Ferragamo e H&M. Poi c’è chi come Rifò che utilizza lana riciclata, vecchi indumenti e scarti tessili trasformandoli in nuova fibra

Marchi moda green

La moda sostenibile è una pratica apprezzata e condivisa dalle grandi aziende di fama internazionale come H&M, Intimissimi, OVS, Patagonia, The North Face, Terranova e Kiabi. La parola green e i progetti di riciclo sono anche un modo per fare marketing e farsi conoscere alla gente attraverso precisi impegni che riguardano la sostenibilità della produzione a partire dal progetto iniziale fino alla fase conclusiva. Il colosso norvegese di H&M tempo fa ha lanciato la campagna Bring it – Portali da noi per consegnare nei punti vendita abbigliamenti usato di qualsiasi marca e condizione in modo da porterlo riciclare avendo in cambio buoni sconto.

C’è poi un’alta moda sostenibile che crea prodotti distintivi all’insegna dell’attenzione alle tematiche ambientali e coinvolge stilisti di fama. Sono sempre più gli stilisti famosi che propongono soluzioni di sostenibilità ambientale e anche sulle passerelle il fashion diventa eco-friendly. L’attenzione all’ambiente con il ricliclo e l’utilizzo di materiali biologici sembra uno dei punti saldi di alcuni grandi marchi, mentre nuove iniziate vengono proposte dai grandi magazzini. Il colosso svedese H&M da molti anni propone abbigliamento realizzato con cotone biologico e riciclato.

Il marchio AltroMercato si fa strada con nuove collezioni di abbigliamento etico, dai jeans ecologici agli accessori creati da cooperative che lavorano nel campo sociale. Ci sono poi molte piccole startup come il caso del marchio Iluut creato da tre giovani imprenditrici fedeli ai principi che animano la moda sostenibile tra ecologia e rispetto del lavoro. Già il nome Iluut deriva dalla parola ‘tuuli’, vento in finlandese, in questo campo portatrice di cambiamento. Per finire con capi dallo stile semplice, dal sapore nordico e alla portata di tutti come quelli di Wrad realizzati con materie prime sostenibili, riciclate e non inquinanti.

Jeans sostenibili

Tra i produttori di moda sostenibile ci sono anche grandi marchi storici come Levi Strauss, che dal 1863 producono i famosi jeans Levi’s. Questo marchio, che già nel 1990 ha introdotto un codice per il benessere dei lavoratori, è particolarmente impegnato su diversi fronti che riguardano la progettazione e produzione responsabile. Grazie all’adozione della tecnologia Water less, che riguarda il 67% della produzione, è stata ridotto il consumo di acqua di miliardi di litri che in futuro sarà esteso al 80% dei prodotti.

L’utilizzo di cotone bio rientra nei codici della Better Cotton Initiative adottato da altri grandi marche di abbigliamento per incrementare le pratiche agricole sostenibili che hanno un forte impatto positivo sia sull’ambiente che sui lavoratori. Stesso discorso riguarda la riduzione dell’utilizzo di sostanze chimiche dannose, ma anche i consumatori sono coinvolti nell’adozione di stili di consumo più sostenibili con campagne che sostengono il riciclo e lo scambio di abbigliamento usato, fino alle etichette che suggeriscono di lavare meno frequentemente i jeans per non sprecare acqua.