ragazza con abito di moda sostenibile

La moda sostenibile più che una tendenza è oramai un obbligo. Se la gente sta capendo che senza rispetto per il pianeta tutto diventa inutile, anche il lusso cerca una nuova dimensione. L’industria dell’abbigliamento è la seconda più inquinante al mondo e finita l’ora del consumo fine a sè stesso e della volgare ostentazione, serve una nuova idea di stile capace di conciliare l’apparenza con un concetto più alto di benessere.

La moda sostenibile coinvolge aspetti culturali, sociali ed economici che diventano stili di vita e si trasformano in consumo consapevole. Impegnarsi nella produzione di abiti etici significa porre maggiore attenzione all’ambiente ma anche alle persone che lavorano nei processi di produzione. Tante aziende vogliono rifarsi il look in modo alternativo, sociale e sicuramente di tendenza in linea con lo spirito dei green jobs.

Indice

Moda sostenibile e lusso

La moda sostenibile è parte di una transizione ecologica che dall’industria obbligherà le persone ad adottare stili di vita più consapevoli. Come si è diffusa l’idea del mangiare sano o di un rapporto più diretto con la politica, ugualmente c’è interesse su ciò che indossa. Dietro ad ogni vestito c’è una storia che per essere utile deve essere raccontata. Pensare in modo diverso oggi è possibile anche nel settore dell’abbigliamento dove l’apparenza è tutto.

La moda e il lusso hanno sempre avuto regole e gerarchie tramandate nei decenni che stabilivano cosa fosse eticamente corretto, ma oggi l’impatto mediatico del fashion system, amplificato anche da social e influencer, è molto maggiore rispetto al passato. Se una volta le riviste di moda erano odiate dalle femministe, oggi il rapporto tra brand e media pone molte più questioni sul piano culturale, etico, etnico e ambientale.

Nella moda sostenibile grandi gruppi e giovani imprenditori devono mettere in discussione per migliorarsi. La sfida dei grandi stilisti è conciliare fatturato e ambiente, disuguaglianze sociali e rispetto delle diversità. Significa innanzitutto risparmiare sui consumi energetici, non sprecare risorse e acqua, limitare o abolire i processi chimici per favorire la salute di lavoratori e consumatori. Una rivoluzione che crea parte dagli investimenti in formazione, con corsi e concorsi e chi vuole lanciarsi nel settore della moda eticamente corretta.

Industria moda e sostenibilità

La moda è tra le industrie che inquinano più al mondo. Produrre vestiti causa il 20% di spreco di acqua e il 10% di emissioni di anidride carbonica, senza considerare che solo l’1% dei tessuti buttati nei rifiuti vengono riciclati. Per cambiar qualcosa serve un lavoro di analisi, ricerca e certificazione di tutto il processo produttivo che comprende anche il lato economico. Tutto parte da interessi comuni e competenze diverse, indispensabili per progetti di ampio respiro che ha riflessi sull’intero mercato della comunicazione e del consumo globale.

Il Fashion Pact è stato il primo protocollo di intesa siglato in Francia da 32 delle più note aziende del lusso e del pret à porter, da Adidas a Nike fino ad H&M passando da Armani e Moncler, per diminuire sprechi ed inquinamento nella produzione e commercio di abbigliamento. Sarà il pubblico a stabilire se la moda sostenibile è una tendenza e se c’è nell’aria una nuova consapevolezza per rispettare principi ecologici per la sopravvivenza del pianeta.

Secondo una indagine realzzata dalla società di consulenza Grand View Research, grazie all’impulso della comunicazione e ad una nuova consapevolezza dei consumatori, il mercato della moda sostenibile femminile è destinato ad aumentare del 13,6% dal 2020 al 2027. Molti marchi hanno eliminato le pelliccie animali dalle loro collezioni di abiti, ma sono i nuovi materiali utilizzati nelle calzature, sostitutivi di cuoio e pelle, a rappresentare la quota più elevata di nuovi prodotti e abbigliamento prodotto con materiali etici innovativi.

Tutte le rivoluzioni partono dal basso ma devono avere leader capaci di comunicare con il popolo. Nel caso della moda sostenibile per i consumatori non esistono testimonial migliori delle grandi star dello sport o della musica. Se il rapporto tra musica e moda è sempre stato fondamentale, alcuni tra i più grandi vip, artisti o attori internazionali come Rihanna, Roger Federer, Pamela Anderson o Catherine Zeta-Jones ad esempio hanno adottato lo stile vegan in toto, ostentando la loro attenzione all’ambiente o al mondo animale, indossando outfit cruelty free o utilizzando il loro marchio per promuovere collezioni sostenibili.

Principi moda sostenibile

La moda sostenibile è basata su quattro principi: trasparenza, tracciabilità, prezzi accessibili e stile. Le fasi della produzione, dalle materie prime al trasporto sono certificate passo dopo passo insieme a una politica di riduzione degli sprechi e utilizzo di sostanze inquinanti. Niente sfruttamento del lavoro, anzi esiste un’attenzione alle persone che lavorano per potenziare al massimo le competenze settoriali.

Per produrre abiti etici basati sulla moda sostenibile i materiali utilizzati nei processi di produzione dei vestiti deve essere tracciato e poter essere rintracciati. Dal bottone fino al tipo di filato, è necessario sapere la provenienza nel rispetto delle norme ambientali. Rimanere nell’ambito europeo limita i costi del trasporto, permette controlli più accessibili e permette di valorizzare le capacità artigianali conosciute sul territorio.

I prezzi della moda sostenibile devono essere accessibili e promuovere una politica di prossimità o Made in Europe. Per quanto riguarda lo stile, ancora più che nel fashion tradizionale l’abbigliamento etico esprime un concetto di identità personale. Serve una ricerca puntuale sul design che sappia valorizzare l’uomo e la donna oltre il concetto di lusso fine a se stesso. La semplicità e l’uso di materiali confortevoli guidano la scelta.

Materiali sostenibili

Per quanto riguarda i materiali, nella moda sostenibile ed ecologica le fibre tessili naturali sono quelle maggiormente utilizzate: cotone biologico, lana organica, canapa, bamboo, ortica e fibre di cereali che si caratterizzano per essere biodegradabili e a basso impatto ambientale. Anche le alghe marine sono una valida alternativa di fibra tessile molto resistente e dalle proprietà benefiche che rilascia a contatto con la pelle: tonifica e depura l’organismo.

Nella moda sostenibile viene data precedenza ai materiali riciclati, mentre le certificazioni ambientali fanno la differenza. Pelle in microfibra, ecopelle, riutilizzo di vecchi materiali ma soprattutto lavorazioni particolari con sostanze vegetali a basso impatto ambientale. In generale si assiste a una continua sperimentazione sul campo che va a pari passo con l’evoluzione tecnologica. La sfida è trovare materiali innovativi al pari di quelli attuali, prodotti che rispettano tutti i criteri di sostenibilità ambientale con un occhio attento anche all’estetica.

I settori in cui lavorare sono molti, dalle fibre tessili biodegradabili create con le proteine del latte, alla pelle ecologica derivata da batteri immersi nel tè verde, fino a vestiti solari, tessuti di cotone completamente riciclabili, abiti che cambiano forma a seconda dell’ora del giorno e del clima. Ci sono tute da lavoro che puliscono l’aria inquinata attraverso un filtraggio portatile, vestiti fatti con pneumatici riciclati, giacche che nascondono meccanismi integrati in grado di trovare una strada senza bisogno di una mappa.

Creatività e tecnologia sostenibile

La moda sostenibile è una fucina di creatività che sviluppa nuove importanti realtà imprenditoriali. Lo stesso presidente della Camera nazionale della moda Carlo Capasa ha sottolineato che il problema va oltre la mera comunicazione e un marketing fintamente ecologico. La sfida è dare vita a progetti creativi che sottolineino le infinite possibilità della moda ecologica più sobria e ponderata e che guarda alla qualità piuttosto che alla quantità.

In tutto il mondo nuove startup studiano nuovi filati frutto di innovazione e ricerca tecnologica per l’economia circolare. Econyl è un nuovo filato che nasce dal recupero di reti da pesca, moquette e tappeti utilizzato anche da Prada. Orange fiber è un tessuto realizzato con residui degli agrumi già utilizzato da Ferragamo e H&M. Poi c’è chi come Rifò che utilizza lana riciclata, vecchi indumenti e scarti tessili trasformandoli in nuova fibra

Ci sono progetti visionari e tecnologie per sperimentare il corpo di un’altro, inviare abbracci e realtà virtuali in un contesto che privilegerà la customizzazione dei vestiti per eliminare le grandi catene produttive e gli inquinanti invenduti che rimangono in magazzino. In futuro i brand potranno realizzare capi su misura specifici per ogni cliente, che potrà disporre di un avatar in 3d e sarà meno orientato sul possesso di abiti low cost ma punterà più sulla qualità, sullo scambio e la semplice fruizione condivisa di abiti attraverso app.

Scuole di moda sostenibile

Fare moda sostenibile significa impegnarsi dal punto di vista creativo, produttivo e organizzativo con una formazione specifica. La parola green e i progetti di riciclo sono anche un modo per fare marketing e farsi conoscere alla gente attraverso precisi impegni e progettualità che riguardano la sostenibilità della produzione a partire dal progetto iniziale fino alla fase conclusiva.

Se si vogliono davvero rispettare i principi della sostenibilità senza cadere nel puro greenwashing, crescono i costi di produzione così come la trasparenza e le garanzie per i consumatori. A Londra è già attivo da un anno il primo corso in laurea per stilisti sostenibili e a Milano la Fondazione Gianfranco Ferrè si è impegnata insieme a Connecting Cultures a sostenere e promuovere il primo corso di alta formazione presente in Italia.

Il corso è poi diventato un master di moda sostenibile del politecnico di Milano intitolato “Out of fashion” e prevede una serie di lezioni tematiche tecniche e creative, a cui collaborano grandi nomi nel campo della moda. Fornisce gli strumenti per avviare un progetto di startup nel campo del fashion etico, oltre ad una serie di contatti per fare community. Anche gli stilisti possono sostenere economicamente gli studenti attraverso la campagna “Adotta uno studente” rivolta alle aziende di settore interessate alla promozione di giovani talenti.

Marchi moda sostenibile

La moda sostenibile è una pratica apprezzata e condivisa dalle grandi aziende di fama internazionale come H&M, Intimissimi, OVS, Patagonia, The North Face, Terranova e Kiabi. L’attenzione ad ambiente, ricliclo e l’utilizzo di materiali biologici sembra uno dei punti saldi di alcuni grandi marchi, mentre nuove iniziate vengono proposte dai grandi magazzini. Il gruppo McArthur Glen che coordina outlet in 10 paesi del mondo ha creato il nuovo programma Evolve basato su responsabilità sociale e ambiente.

Marchi storici come AltroMercato propongono nuove collezioni di abiti etici, dai jeans ecologici agli accessori creati da cooperative che lavorano nel campo sociale. Il colosso norvegese di H&M tempo fa ha lanciato la campagna Bring it – Portali da noi, per consegnare nei punti vendita abbigliamenti usato di qualsiasi marca e condizione in modo da porterlo riciclare avendo in cambio buoni sconto. Da molti anni propone anche abbigliamento realizzato con cotone biologico e riciclato.

Ci sono poi molte piccole startup che lavorano tra ecologia e rispetto del lavoro. Capi dallo stile semplice e alla portata di tutti come quelli di Wrad sono realizzati con materie prime sostenibili, riciclate e non inquinanti. C’è poi l’alta moda sostenibile che crea prodotti distintivi all’insegna dell’attenzione alle tematiche ambientali e coinvolge stilisti di fama. Sono sempre più gli stilisti famosi che propongono soluzioni di sostenibilità ambientale e anche sulle passerelle il fashion diventa eco-friendly.

Jeans sostenibili

Tra i produttori di moda sostenibile ci sono grandi marchi storici come Levi Strauss, che dal 1863 producono i famosi jeans Levi’s. Questo marchio, che già nel 1990 ha introdotto un codice per il benessere dei lavoratori, è particolarmente impegnato su diversi fronti che riguardano la progettazione e produzione responsabile. Grazie all’adozione della tecnologia Water less, che riguarda il 67% della produzione, è stata ridotto il consumo di acqua di miliardi di litri che in futuro sarà esteso al 80% dei prodotti.

L’utilizzo di cotone bio rientra nei codici della Better Cotton Initiative adottato da altri grandi marche di abbigliamento per incrementare le pratiche agricole sostenibili che hanno un forte impatto positivo sia sull’ambiente che sui lavoratori. Stesso discorso riguarda la riduzione dell’utilizzo di sostanze chimiche dannose, mentre i consumatori sono coinvolti nell’adozione di stili di consumo più sostenibili. Ad esempio si organizzano campagne che sostengono il riciclo e lo scambio di abbigliamento usato e si utilizzano etichette che suggeriscono di lavare meno frequentemente i jeans per non sprecare acqua.