artista di musica alla moda

Quanto si influenzano moda e musica e fino a che punto l’immagine dei musicisti condiziona i gusti del pubblico? L’importanza dell’apparenza dal rock alla trap fino al jazz: come stilisti e consulenti creano l’immagine vincente di pop star e cantanti di successo

Tra moda e musica è sempre esistito un rapporto simbiotico. Non solo immagine e canzoni si sovrappongono, ma l’insieme di queste due forme di comunicazione emozionale rappresenta la vera essenza dei miti del rock. Tanti artisti nel look stravagante, rivoluzionario o particolarmente creativo hanno trovato il segreto del successo. Ma per conquistare il pubblico non basta salire sul palco con un vestito strano o vestirsi elegantemente con abiti firmati dai grandi stilisti.

Moda e musica pop corrono parallele perchè abiti e melodie sono due facce della cultura popolare. Da quando è nata l’industria discografica l’immagine é una parte fondamentale nelle dinamiche del marketing musicale. Le grandi star del rock hanno capito che oltre a voce, talento e ad una giusta dose di sensibilità o trasgressione, sul palco sono giudicati anche per l’aspetto. Ma nella musica é più importante l’apparenza o la sostanza? Cercheremo di scoprirlo in questo articolo.

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Moda musica e immagine

La crescita degli interventi di chirurgia estetica o i miliardi spesi nel mercato della cosmesi maschile e femminile mostrano una cosa: questa è la società dell’immagine. Benessere e bellezza del corpo e della mente sono declamati in continuazione dalla comunicazione e non é più solo un fatto di orgoglio estetico personale o potere seduttivo, ma di convenienza economica. Le ricerche confermano come i belli facciano più carriera e guadagnino più soldi in ogni ambito professionale.

Se l’immagine è importante nella vita di tutti i giorni figuriamoci nel mondo delle canzoni, dove alla forza comunicativa di moda e musica si aggiunge il concetto di ribellione. Pensando alle più grandi rockstar di ogni decennio possiamo facilmente trovare conferme alla contaminazione tra melodie e abiti. L’originalità è una caratteristica fondamentale del talento; quando si lega ad un messaggio sociale va oltre l’emozione per diventare controcultura.

Artisti e stilisti hanno sempre osato per abbattere muri, andare contro il sistema o semplicemente per vendere dischi o vestiti. Dai tempi del ’68 alle forme fluide di genere, ogni fenomeno ha sempre una parte puramente creativa ideale e una legata al business e alla comunicazione. Il pubblico non va ai concerti solo per ascoltare musica ma soprattutto per guardare, tanto che anche i gusti musicali sono in qualche modo condizionati dall’apparenza.

Moda e musica pop

Un cantante che volesse puntare tutto sul look non sarebbe un artista, ma non è giusto nemmeno negare del tutto l’importanza dell’abito. Cantanti e strumentisti talentuosi ma poco attenti all’immagine rischiano di essere surclassati dal primo Youtuber che incassa milioni di click perchè si veste in modo originale o provocante, magari senza saper suonare nè cantare e cantando canzoni apparentemente insignificanti.

L’immagine non è inversamente proporzionale al talento, ma nella storia della musica pop molti artisti sono arrivati al successo anche grazie ad un look stravagante. I Beatles probabilmente avrebbero venduto comunque milioni di dischi senza capelli lunghi, ma oggi più che mai il mito è legato all’immagine. Madonna, David Bowie, Roxy Music, Lady Gaga e molte altre famose star dello spettacolo internazionale, private dell’immagine e giudicate solo sul piano musicale perderebbero molto del loro fascino.

Il rapporto tra moda e musica pop è fondamentale non solo per le icone del pop rock. Se nell’heavy metal funzionano spade, fulmini e saette, per i cantautori della canzone d’autore impegnata oltre alle bottiglie di Barbera sul palco c’erano gli eskimo a identificare personaggi come Guccini. Anche il carisma di artisti come Luigi Tenco o Fabrizio de Andrè andava ben oltre il contenuto musicale, poetico e narrativo.

In fondo anche i cantautori erano personaggi alla moda come oggi lo sono i trapper che nei video mischiano Rolex e streetwear. Nelle nuove generazioni non basta la giacca di pelle nera o un ciuffo a stupire, ma la comunicazione visiva è stratificata in mille forme e colori che tra video, social e smartphone passano per l’abbigliamento. Gli artisti della trap vestono abiti glamour eccessivi e senza regole ed è il modo di indossarli che li rende protagonisti più delle parole o della musica.

Moda e musica colta

Il rapporto simbiotico tra moda e musica non è solo prerogativa dell’arte popolare ma riguarda anche generi musicali più sofisticati come la cosiddetta musica colta. Cultura e formazione musicale degli ascoltatori di classica e jazz o canzone d’autore possono essere molto differenti, ma pur con livelli di comprensione del linguaggio artistico differenti, l’abito, l’immagine e lo stile dell’artista e del pubblico nel suo complesso è fondamentale.

Per il pubblico dell’opera andare ai concerti è sempre stato un modo per esibire una identità culturale e sociale, se non l’ultimo gioiello acquistato. In tempi recenti il dress code delle stagioni concertistiche è più vario, ma le differenze si notano anche nei dischi, con il direttore in posa granitica e austera a comandare l’orchestra. Anche nel jazz le copertine hanno una precisa estetica rarefatta, mentre molti artisti famosi come Miles Davis avevano una autentica fissazione per l’abito indossato sul palco.

Conta sempre cosa l’artista riesce a trasmettere al pubblico anche attraverso la sua immagine. Per questo prima di salire sul palco di Sanremo o del più scalcinato locale di periferia underground un cantante dovrebbe pensare bene a come vestirsi. Un look curato può avvicinare un prodotto immateriale come la musica all’immaginario collettivo di ogni tipo di pubblico le cui scelte musicali possono avere molto più a che fare con l’identità personale che con la consapevolezza dell’ascolto.

Il problema di come vestirsi non riguarda solo le grandi star della musica sul palco, ma qualunque persona abbia occasione di esibirsi a scuola o sul lavoro. Un buon vestito serve anche a farsi ascoltare in ufficio e fa parte di una serie di elementi non trascurabili capaci di dare sicurezza. Insieme ad altri fattori psicologici una buona immagine può permettere di realizzarsi anche da un punto di vista professionale.

Quanto conta l’immagine?

Davvero un abito può decretare il successo di un artista? É ovvio che il look sia stato più importante per i Sex Pistols o Boy George rispetto a Miles Davis o Herbert von Karajan. La simbiosi tra moda e musica esiste anche come strumento di rottura nel processo creativo dell’industria ma poi riguarda le persone, al di là di tutto. Giudicare un artista dall’aspetto è un fenomeno irrazionale che sfugge al controllo del cervello umano.

Su quanto le scelte del pubblico siano influenzate dall’aspetto dei musicisti ha dedicato numerosi studi Chia-Jung Tsay della University College di Londra. I suoi test dimostrano come il pubblico utilizzi le informazioni visive anche per dare giudizi musicali e crearsi un gusto personale. Le persone sono convinte di valutare le performance degli artisti utilizzando le orecchie, ma spesso sembra si affidino più agli occhi giudicando il look degli artisti.

Il test chiedeva di indovinare chi fossero i vincitori di concorsi musicali prestigiosi ad ascoltatori profani ed esperti di musica. La prova si è svolta in tre tempi, prima facendo ascoltare solo registrazioni audio, poi mostrando video con audio e infine solo i video senza audio. Il maggior numero di risposte esatte si è avuto proprio nelle persone che avevano guardato i video senza audio, piuttosto che in chi aveva ascoltato solo le canzoni.

Potere moda nella musica

Dato per assodato che il rapporto tra moda e musica esista, quale potere ha il fashion? Abbattuta qualsiasi barriera ideale al diffondersi del capitalismo e del consumismo, l’equilibrio nel rapporto tra moda, pubblicità e marketing è completamente saltato. Hanno contribuito il diffondersi dei social network e la fruizione della musica in streaming, un sistema di distribuzione e gestione del mercato comandato dalla finanza.

Oggi nessuno si sogna di nascondere ciò che negli anni ’60 era vietato dire: l’abito é importante, può fare la differenza e i soldi. Saltato il confine tra moda e musica gli artisti più famosi sfruttano l’immagine come marchio commerciale per vendere prodotti di abbigliamento o profumi. Il rischio è che i rapporti di forza tra qualità e quantità siano stravolti, spesso con un decadimento sul piano artistico, umano e generale che tutti possiamo verificare quotidianamente. Come siamo arrivati a questo punto?

Lo chiarisce il libro Fashion + Music scritto dalla giornalista e trend forecaster Katie Baron per l’editore londinese Laurence King. La sua analisi parte da lontano in un periodo precedente la rivoluzione culturale, sociale ed economica di internet, quando i dischi si acquistavano nei negozi e parlavano ancora di identità politiche, sociali e sessuali. Negli anni ’80 e ’90 moda e musica sono andati a braccetto rispettandosi, ottenendo risultati memorabili che ancora oggi sono sotto gli occhi e le orecchie di tutti.

Consulenti di immagine

In un mondo dominato da immagini e video il rapporto tra moda e musica è sempre più importante. Ma quanto conta essere bravi musicisti e quanto avere un bravo consulente di immagine? L’Eurovision Song Festival é la risposta: più che una manifestazione canora è una sfilata di moda. Stupore o fastidio non servono a spiegare una realtà che a volte vede personaggi senza apparenti qualità musicali diventare star influencer piuttosto che artisti.

Certo un buon consulente di immagine non può fare nulla se mancano talento, volontà e fortuna, ma il suo ruolo può essere essenziale nella costruzione di un personaggio di successo. Costumisti, creativi e fashion designer come B. Akerlund, William Baker, Jeffrey Bryant o Nicola Formichetti, sono nomi di consulenti che più che vestire i concerti, costruivano vere e proprie messe in scena.

Gli artisti sono protagonisti di show che devono provocare, sedurre e conquistare gli occhi del pubblico e non solo le orecchie. Come trasformare i tre accordi di una qualsiasi canzone pop in una potente narrazione transmediale al confine tra arte, musica e comunicazione? La scelta di materiali, colori, forme, trucchi, scenografie deve essere studiata con grande professionalità e consapevolezza.

Trovare l’equilibrio tra moda e musica ovvero tra apparenza e sensibilità é uno dei compiti più difficili di un bravo consulente di immagine. Non bisogna esagerare con progetti troppo stravaganti, ma fare emergere personalità ed emozioni. Dal nome d’arte fino ad arrivare al look, band, artisti professionisti o emergenti devono avere una immagine in linea con il loro marchio e all’altezza delle loro abilità.

Moda e cinema

Quando si parla di moda musica o arte, la differenza tra guardare e vedere o tra ascoltare e sentire è solo negli occhi e nelle orecchie della gente. Tutto serve ad identificare immediatamente il personaggio per fare breccia nel cuore dei fans ancora prima di aver suonato una singola nota. Lo stesso succede tra moda e cinema che iniziano il loro viaggio in comune a partire dagli anni ’30 con l’ascesa del mito di Hollywood.

Studiosi e critici d’arte sostengono come l’importanza del connubio tra moda e film vada ben oltre la semplice ‘vestizione’ affidata al costumista. Dagli anni cinquanta il cinema si è affermato come volano di stili di vita. Nelle sale di tutto il mondo la gente è rimasta affascinata da un modo di vestire e di atteggiarsi che dalle pellicole è arrivato sulle strade. Come nel caso della musica, anche lo stile degli attori dei film dalla fine degli anni Sessanta ha assunto una importanza sempre più rilevante.

Moda e cinema si aiutano da sempre con importanti collaborazioni tra stilisti registi e attori per film, pubblicità, corti e documentari. Offrendo agli attori intere collezioni gratis, gli stilisti definiscono il carattere dei personaggi dentro e fuori la macchina da presa, si fanno pubblicità e fanno risparmiare denaro alla produzione cinematografica. Audrey Hepburn è la prima attrice famosa che si è legata al gusto di uno stilista.

Il tubino nero di Hubert de Givenchy dalle linee pulite indossato nel celebre film “Colazione da Tiffany” l’ha trasformata in icona di stile. Un altro esempio famoso è Richard Gere vestito da Armani per American Gigolò. Anche molti film ambientati nel mondo della moda hanno fatto epoca: Blow up di Michelangelo Antonioni (1966), Sotto il vestito niente di Carlo Vanzina (1985), Appunti su moda e città di Wim Wenders dedicato al designer Yoshi Jamamoto (1989), Pret-a- porter di Altman (1994) o Il diavolo veste Prada di David Frankel (2006), solo per citarne alcuni.