moda nella musica di un cantante

Tra moda e musica è sempre esistito un rapporto simbiotico. Non solo immagine e canzoni spesso si sovrappongono, ma l’insieme di queste due forme di comunicazione emozionale rappresentano la vera essenza di tanti famosi artisti che nel look stravagante, rivoluzionario o particolarmente creativo hanno trovato il segreto del successo. Nella musica é più importante l’apparenza o la sostanza? Cercheremo di scoprirlo in questo articolo.

Moda e musica corrono parallele da quando le grandi star del rock hanno capito che l’immagine é una parte fondamentale nelle dinamiche del marketing musicale. Oltre ad avere una bella voce, avere talento musicale ed essere sensibili o trasgressivi, sul palco gli artisti sono giudicati anche per l’aspetto. Ma per conquistare il pubblico non basta salire sul palco con un vestito strano o vestirsi elegantemente con gli abiti dei grandi stilisti.

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Moda musica e immagine

Tutti sanno quanto l’immagine sia importante in questa società e non solo per un fatto estetico. Nel mondo del lavoro ci sono ricerche che confermano come i belli facciano più carriera e guadagnino di più. Sembrerà strano ma le stesse regole valgono anche nel mondo delle canzoni. Il pubblico non va ai concerti solo per ascoltare musica ma soprattutto per guardare, così anche i gusti musicali vengono in qualche modo condizionati dall’apparenza.

Per un artista puntare tutto sul look ovviamente non ha senso, ma non è giusto nemmeno negare del tutto l’importanza dell’abito. Il rischio per cantanti e strumentisti talentuosi, ma poco attenti all’immagine, è di venire surclassati da un qualsiasi Youtuber influencer che incassa milioni di click per essersi vestito in modo originale o provocante, magari cantando una canzone di tre accordi apparentemente insignificante.

Nella storia della musica pop tanti cantanti hanno fatto successo grazie ad un look stravagante. Madonna, David Bowie, Roxy Music, Lady Gaga e molte altre famose star dello spettacolo internazionale, private dell’immagine e giudicate solo sul piano musicale forse perderebbero molto del fascino. Probabilmente i Beatles avrebbero venduto comunque milioni di dischi anche senza capelli lunghi, ma oggi più che mai il potere dell’immagine è ben presente in tutti gli ambiti musicali.

Cosa vince tra moda e musica

Il rapporto tra moda e musica è fondamentale e non solo nella musica commerciale delle icone pop rock. In generi come l’heavy metal il cantante posa tra spade, fulmini e saette. Che dire poi dei cantautori che hanno segnato l’era della canzone d’autore o impegnata? La bottiglia di barbera sul palco, l’eskimo per Guccini o la potenza comunicativa di personaggi come Luigi Tenco o Fabrizio de Andrè, emanavano un carisma che andava oltre voce, parole, contenuto musicale, poetico e narrativo. Erano personaggi alla moda

Ma il look non è importante solo nella musica leggera. Per rendersene conto basta dare un occhio all’atmosfera rarefatta della copertina dei dischi jazz, o agli album di musica classica con il direttore in posa granitica e austera a comandare l’orchestra. Andare all’opera è sempre stato un modo per esibire l’ identità culturale e sociale, se non l’ultimo gioiello acquistato. In questi e in tutti gli altri casi conta ciò che l’artista riesce a trasmettere al pubblico anche e soprattutto attraverso la sua immagine.

Comprensione linguaggio musicale

In molti casi le scelte musicali hanno quindi molto più a vedere con l’identità personale che con la consapevolezza dell’ascolto. Un look curato può avvicinare un prodotto immateriale come la musica all’immaginario collettivo del pubblico di ogni tipo. Anche senza arrivare al vestito di bistecche utilizzato da Lady Gaga per compiacere il suo pubblico, prima di salire sul palco di Sanremo o del più scalcinato locale di periferia underground, è utile pensare a come vestirsi. Anche in ufficio potrebbe servire un buon vestito per farsi ascoltare.

Tipi di pubblico e generi musicali diversi prevedono diversi livelli di comprensione del linguaggio artistico. Cultura e formazione musicale degli ascoltatori può essere molto differente ma il rapporto simbiotico tra moda e musica non è prerogativa esclusiva del pop o del rock. Anche l’appassionato di musica jazz può e influenzato da come si vestono i jazzisti e dalla copertina del disco. Un bel primo piano in bianco e nero con una nota di blu di sfondo per esempio?

Quanto conta l’immagine?

Giudicare un artista dall’aspetto è un fenomeno irrazionale che sfugge al controllo del cervello umano, tanto da influenzare la propensione all’ascolto delle canzoni. A sostenerlo è Chia-Jung Tsay della University College di Londra che sull’influenza dell’aspetto dei musicisti sul pubblico ha dedicato numerosi studi. Secondo il ricercatore le persone sono convinte in buona fede che per ricevere informazioni e valutare le performance degli artisti  utilizzino le orecchie, ma si sbagliano.

I risultati dei test dimostrano invece come il pubblico utilizzi le informazioni visive anche per dare giudizi musicali e crearsi un gusto personale. Mettendo insieme ascoltatori profani ed esperti di musica, Tsay ha condotto una serie di test chiedendo di indovinare chi fossero i vincitori di vari concorsi prestigiosi. Dopo avere scelto tre finalisti, la prova si è svolta in tre tempi, prima facendo ascoltare solo registrazioni audio, poi mostrando video con audio e infine video senza audio.

Alla fine il numero maggiore di risposte esatte del vincitore del concorso canoro è risultata nelle persone che avevano guardato i video senza audio, piuttosto che in chi aveva ascoltato solo la musica. I musicisti professionisti sottoposti al solo audio delle canzoni invece hanno fornito risultati completamente sbagliati, peggio che se si fosse tirato ad indovinare. Per decretare il successo di un artista l’immagine conta molto in ogni genere e un buon look da musicista funziona sempre.

Il confine tra moda e musica

Oggi non serve più nascondere ciò che negli anni ’60 non si poteva dire: l’immagine é importante e può fare la differenza. E’ chiaro che un buon look sia più importante per i Sex Pistols o Boy George rispetto a Miles Davis o Herbert von Karajan, ma il potere della moda è sempre esistito anche come strumento di rottura nel processo creativo dell’industria musicale. Abbattuta qualsiasi barriera ideale al diffondersi del capitalismo e del consumismo, il rapporto tra moda e musica, pubblicità e marketing è completamente saltato favorito anche dal diffondersi dei social network e dalla fruizione della musica in streaming.

La linea di confine tra moda e musica è oramai sempre più sottile tanto che gli artisti più famosi sfruttano l’immagine come marchio commerciale per vendere prodotti di abbigliamento o profumi. Obbligati ad inseguire la legge dei grandi numeri, il rischio è stravolgere completamente i rapporti di forza tra qualità e quantità, spesso con un decadimento sul piano artistico, umano e generale che tutti possiamo verificare quotidianamente. Ma come siamo arrivati a questo punto?

Guardare o ascoltare musica?

Lo chiarisce il libro Fashion + Music scritto dalla giornalista e trend forecaster Katie Baron per l’editore londinese Laurence King. La sua analisi parte da lontano in un periodo precedente la rivoluzione culturale, sociale ed economica di internet, quando i dischi si acquistavano nei negozi e parlavano ancora di identità politiche, sociali e sessuali. In questo territorio di confine negli anni ’80 e ’90 in questo territorio moda e musica sono andati a braccetto rispettandosi, ottenendo risultati memorabili che ancora oggi sono sotto gli occhi e le orecchie di tutti.

Costumisti, creativi e fashion designer come B. Akerlund, William Baker, Jeffrey Bryant o Nicola Formichetti, non vestivano i concerti ma costruivano vere e proprie messe in scena. Gli artisti cantavano canzoni in show che dovevano provocare, sedurre e conquistare anche gli occhi del pubblico e non solo le orecchie. La scelta di materiali, colori, forme, trucchi, scenografie è sempre stata frutto di un grande lavoro di consapevolezza capace di trasformare i tre accordi di una qualsiasi canzone pop, in una potente narrazione transmediale al confine tra arte, musica e comunicazione.

Avere un consulente di immagine

Il rapporto tra moda e musica in un mondo dominato da immagini e video è sempre più importante ma quanto conta essere bravi musicisti e quanto avere un bravo consulente di immagine? L’Eurovision Song Festival é la risposta: non una manifestazione canora, ma una sfilata di moda. Stupore o fastidio non servono a spiegare una realtà che a volte vede personaggi senza apparenti qualità musicali diventare star e influencer. E’ inutile far finta di niente o cercare un colpevole. Un buon consulente di immagine non può fare nulla se mancano talento, volontà e fortuna, ma il suo ruolo può essere essenziale nella costruzione di un personaggio di successo.

Trovare un equilibrio tra moda e musica ovvero tra apparenza e sensibilità é uno dei compiti più difficili di un bravo consulente di immagine. Non bisogna esagerare con progetti troppo stravaganti, ma fare emergere personalità ed emozioni. Dal nome d’arte fino ad arrivare al look, band, artisti professionisti o emergenti devono avere una immagine in linea con il loro marchio e all’altezza delle loro abilità. Tutto serve ad identificare immediatamente il personaggio per fare breccia nel cuore dei fans ancora prima di aver suonato una singola nota.

Moda e cinema

Quando si parla di musica o arte, la differenza tra guardare e vedere o tra ascoltare e sentire è solo negli occhi e nelle orecchie della gente. Lo stesso succede tra moda e cinema che iniziano il loro viaggio in comune a partire dagli anni Trenta, con l’ascesa del mito di Hollywood. Studiosi e critici d’arte sostengono come l’importanza del connubio vada ben oltre la semplice ‘vestizione’ affidata al costumista. Dagli anni cinquanta il cinema si afferma come volano di stili di vita. Nelle sale di tutto il mondo la gente rimane affascinata da un modo di vestire e di atteggiarsi che dalle pellicole scende nelle strade.

Come nel caso degli artisti della musica, anche negli attori di cinema dalla fine degli anni Sessanta lo stile assume un’importanza sempre più rilevante. Moda e cinema si sfruttano reciprocamente. I grandi stilisti siglato da sempre importanti collaborazioni con registi e attori per film, pubblicità, corti e documentari. Gli stilisti si fanno pubblicità offrendo gratis intere collezioni agli attori con notevole risparmio per la produzione cinematografica. Abiti confezionati dagli stilisti più famosi sottolineano il carattere dei personaggi dentro e fuori la macchina da presa.

Audrey Hepburn è la prima attrice famosa legata al gusto di uno stilista. Il tubino nero dalle linee pulite di Hubert de Givenchy indossato nel celebre film “Colazione da Tiffany” la trasforma in un’icona di stile. Un altro esempio famoso è Richard Gere vestito da Armani per American Gigolò. Anche molti film ambientati nel mondo della moda hanno fatto epoca: Blow up di Michelangelo Antonioni (1966), Sotto il vestito niente di Carlo Vanzina (1985), Appunti su moda e città di Wim Wenders dedicato al designer Yoshi Jamamoto (1989), Pret-a- porter di Altman (1994) o Il diavolo veste Prada di David Frankel (2006), solo per citarne alcuni.

Buon vestito non basta

Il problema di come vestirsi sul palco non riguarda quindi solo le grandi star della musica, ma qualunque persona che abbia occasione di esibirsi in qualsiasi contesto. Il look fa parte di una serie di elementi non trascurabili capaci di dare sicurezza ma molti altri fattori psicologici permettono solo ad alcuni musicisti di realizzarsi da un punto di vista professionale, vivendo la musica con gioia. Qualcuno sostiene sia questione di talento, altri credono sia solo volontà, carattere e fortuna. Se ci fosse dell’altro?

Federica Righini e Riccardo Zadra, concertisti, docenti di Pianoforte al Conservatorio di Vicenza e relatori di corsi di Psicofisiologia dell’esecuzione musicale, hanno scritto un libro sull’argomento. Maestro di te stesso si rivolge a studenti, professionisti e appassionati di musica, ma in realtà a chiunque voglia valorizzare il proprio talento. Una serie di riflessioni ed esercizi pratici indicano come potenziare la concentrazione, superare l’ansia da prestazione, gestire al meglio le emozioni e accrescere l’autostima per perseguire i propri obiettivi liberandosi da pregiudizi e condizionamenti.

Essere maestri di se stessi

Questi risultati secondo gli autori possono essere raggiunti applicando le strategie della PNL. La Programmazione Neuro Linguistica é una teoria nata negli anni ’70 in America nel contesto delle terapie psicologiche, ma che via via è stata adottata in ambito aziendale, sportivo, politico, pubblicitario ed artistico. In pratica la PNL vuole rendere le persone consapevoli dei meccanismi della comunicazione umana, insegnando a capire come i nostri sensi filtrano le informazioni del mondo esterno per affrontare con attitudine positiva tutti gli episodi della vita.

Se essere consapevoli delle proprie potenzialità è importante per tutti, a maggior ragione lo diventa per musicisti o un cantanti che quotidianamente sottopongono il loro lavoro, spesso coincidente con sogni ed emozioni, al giudizio del pubblico, della critica o dei discografici. Scelte errate, fallimenti, speranze mal riposte, possono diventare barriere insormontabili anche per persone dotate di straordinario talento.

“Ognuno ha il talento che decide di avere”, si legge nella prefazione di Aldo Ciccolini, pianista e concertista. Dall’insieme di esperienze che ci fanno compiere delle scelte, fino alla comprensione dello “stato” in cui si un musicista si trova durante una performance, ci sono cose più importanti del rapporto tra moda e musica per avere successo. Per migliorarsi può servire vestirsi bene, ma è fondamentale avere un giusto approccio alla vita e seguire pochi semplici consigli: pensare ai risultati più che ai fallimenti; prestare attenzione ai feedback; spingersi oltre la zona di confort per rinnovare ed evolversi; adottare modelli di successo; trovare dentro sè tutte le risorse per andare avanti.