moda ecologica

Come vestiremo nel futuro? Le tematiche del tempo sembrano imporre una nuova moda ecologica a impatto zero. Ecco come lo sviluppo di nuove tecnologie per la produzione di materiali ecosostenibili e basati sul riciclaggio potranno ispirare stilisti e designer d’abbigliamento

Fibre tessili biodegradabili create con le proteine del latte, pelle ecologica derivata da batteri immersi nel tè verde, vestiti solari, tessuti di cotone completamente riciclabili, abiti che cambiano forma a seconda dell’ora del giorno e del clima. Cosa ci attende? L’indagine parte da Stoccolma dove si concentrano alcune delle soluzioni più innovative nel campo della moda sostenibile, giusto per farsi un’idea e capire a che punto è arrivato lo sviluppo tecnologico in questo settore.

Utopian Bodies, Fashion look forward è il titolo della mostra che si concentra anche sulla sostenibilità dei processi in tutto il settore della moda. Si tratta di progetti creativi, certamente utopici che sottolineano le infine possibilità della moda ecologica: una tuta che pulisce l’aria inquinata attraverso un filtraggio portatile, vestiti fatti con pneumatici riciclati, giacche che nascondono meccanismi integrati in grado di trovare una strada senza bisogno di una mappa. E ancora tecnologie per sperimentare il corpo di un’altro, inviare abbracci e realtà virtuali di diverso tipo che designer all’avanguardia provenienti da tutto il mondo hanno creato appositamente per la mostra.

Se ci caliamo nel presente, in Italia la situazione della moda ecologica è in lenta ma in continua evoluzione per assicurare confort ed estetica a chi sceglie la strada dell’impegno etico: sono sempre più i brand di moda che propongono soluzioni di sostenibilità ambientale e anche sulle passerelle il fashion diventa eco-friendly. Dall’atelier Max Mara fino a H&M, l’attenzione all’ambiente con il ricliclo e l’utilizzo di materiali biologici sembra uno dei punti saldi da sviluppare anche in futuro se il trend esclusivo diventa green.

Nella moda ecologica le fibre tessili naturali sono quelle maggiormente utilizzate: cotone biologico, lana organica, canapa, bamboo, ortica e fibre di cereali che si caratterizzano per essere biodegradabili e a basso impatto ambientale. Anche le alghe marine sono una valida alternativa di fibra tessile molto resistente e dalle proprietà benefiche che rilascia a contatto con la pelle: tonifica e depura l’organismo.

Intanto compaiono sul mercato i primi piumini imbottiti realizzati con fibra di latte (lanital) che si rivela particolarmente morbida, mentre gli ecojeans bio di cotone organico tinto con indaco vegetale presistono. Più arditi sono i vestiti creati con gli scarti di animali come il salmone, per esempio, la cui pelle può essere riutilizzata per cinture e borsette. Nella versione vegetale i rifiuti provengono dalle banane che insieme all’ananas si trasformano in tessuti di qualità, al pari della seta. E cosa dire delle bucce di arance? Sono la base per la produzione di vestiti che rilasciano sulla pelle sostanze benefiche al pari di una crema naturale per il corpo.

E per la moda ecologica delle scarpe? Via libera ai materiali riciclati e alle certificazioni ambientali che fanno la differenza. Pelle in microfibra, ecopelle, riutilizzo di vecchi materiali ma soprattutto lavorazioni particolari con sostanze vegetali a basso impatto ambientale. In generale si assiste a una continua sperimentazione sul campo che va a pari passo con l’evoluzione tecnologica: la sfida è di trovare materiali innovativi al pari di quelli attuali, prodotti che rispettano tutti i criteri di sostenibilità ambientale con un occhio attento anche all’estetica.