Due ragazze posano in contesto industriale tra moda e cinema

Tra moda e cinema c’è un forte legame dalla comunicazione fino progetti cinematografici d’autore. Star della cinematografia internazionale e registi emergenti provano a comunicare valori profondi oltre al banale consumo

Moda e cinema iniziano il loro viaggio comune a partire dagli anni Trenta, con l’ascesa del mito di Hollywood. Studiosi e critici d’arte sostengono come l’importanza del connubio vada ben oltre la semplice ‘vestizione’ affidata al costumista. Dagli anni cinquanta il cinema si afferma come volano di stili di vita. Nelle sale di tutto il mondo la gente rimane affascinata da uno stile che dalle pellicole scende nelle strade. Ma è dalla fine degli anni Sessanta che il fashion assume un’importanza sempre più rilevante nei personaggi legati alla cinematografia.

Moda e cinema hanno vantaggi sono reciproci: pubblicità per i marchi del fashion che offrono gratis intere collezioni facendo risparmiare sui costi la produzione cinematografica. Abiti confezionati dagli stilisti più famosi sottolineano il carattere dei personaggi dentro e fuori la macchina da presa. Per questo i grandi nomi della moda da sempre hanno siglato importanti collaborazioni con registi per film, pubblicità, corti e documentari. Ricordiamo il mito di Richard Gere vestito da Armani per American Gigolò.

Film sulla moda

Poi ci sono i film ambientati nel mondo della moda che hanno fatto epoca insieme alle biografie dei più importanti stilisti. Blow up di Michelangelo Antonioni (1966), Sotto il vestito niente di Carlo Vanzina (1985), Appunti su moda e città di Wim Wenders dedicato al designer Yoshi Jamamoto (1989), Pret-a- porter di Altman (1994), Il diavolo veste Prada di David Frankel (2006), The September Issue di R.J. Cutler (2009), Diane Vreeland: l’imperatrice della moda di Lisa Immordino Vreeland (2011) fino ai film doc biografici come Coco avant Chanel di Anne Fontaine (2009) o Coco Chanel & Igor Stravinsky di Jan Kounen (2009), solo per citarne alcuni.

Audrey Hepburn è la prima attrice importante che si lega al gusto del famoso stilista francese Hubert de Givenchy ricordato proprio per il tubino nero che l’attrice indossa nel celebre film “Colazione da Tiffany”. Una tendenza, quella di Givenchy, che esalta linee pulite e materiali semplici che definiscono lo stile dell’attrice diventata un’icona di stile.

Stilisti come produttori di film

E quando la moda scende direttamente sul campo cinematografico? Il cortometraggio diventa il principale mezzo di comunicazione. Il marchi famosi fanno la gara per aggiudicarsi i migliori registi consapevoli del valore aggiunto. L’esempio viene da Miuccia Prada e Ermenegildo Zegna che propongono in maniera insolita ma comunque di impatto mediatico, un nuovo modo di intendere la moda. Ecco come i due marchi prestigiosi di moda hanno voluto investire nella cultura veicolata dal cinema.

Il progetto ‘The Miu Miu Women’s Tales‘ di Prada con 8 cortometraggi d’autore scritti e diretti da registe e autrici di fama internazionale su tematiche femminili si è rivelato un vero e proprio laboratorio cinematografico al femminile, mentre con Ermenegildo Zegna la scelta è centrata sulla produzione di un unico film.

Il film intitolato ‘A Rose Reborn’ segna il sodalizio fra Zegna e il regista sud coreano Park Chan-Wook (famoso per la ‘trilogia della vendetta’ e ‘Stoker’) che ha ambientato l’intera vicenda in un clima di mistero tra Milano e Shangai. Suddiviso in tre episodi con finale ancora non disponibile (bisogna attendere la conclusione del Shanghai Fashion Week), il film è come un documentario che invita tutte le persone a guardarsi attorno con più consapevolezza e spirito critico. Un modo per far conoscere in tutto il mondo il meglio del Made in Italy?