Miles Davis suona la tromba

Il trombettista Miles Davis è stato uno dei più grandi musicisti del novecento. Le sue idee vanno oltre la musica jazz, fusion e rock. Ne parlano un film biografico e un libro su Bitches Brew, uno dei suoi dischi più belli e famosi

Miles Davis è più di un semplice musicista, una vera icona del popolo afroamericano. La sua musica va ben oltre i confini del jazz, influenzando ogni genere fusion, pop e rock, tanto che nel 2006 l’artista è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame. Oggi che abbiamo perso di vista il significato di ascolto, stimolati dall’enorme offerta dei servizi di streaming, può essere utile fare un passo indietro e riscoprire questo famoso musicista. Ci aiutano un film biografico e un libro su Bitches Brew, uno dei suoi dischi più importanti.

La vita di Miles Davis non è stata semplice ed è stata recentemente raccontata in un film intitolo Miles Ahead, come un famoso album del grande trombettista. Il biopic realizzato e interpretato da Don Cheadle affiancato tra gli altri da Zoe Saldana e Ewan McGregor, racconta un pezzo della travagliata avventura umana e artistica di questa grande star della musica jazz. Il trombettista ha esplorato molte strade diverse e non solo da un punto di vista artistico musicale. Come spesso succede ai grandi creativi, ha affrontato anche momenti difficili e travagliati sul piano umano. Nel periodo che va dal 1975 al 1980 ha fatto largo uso di sostanze stupefacenti e alcool, si è perso e isolato, prima di tornare sulle scene degli anni ’80.

Film biografico su Miles Davis

Realizzare un film su Miles Davis è stato sempre il sogno nel cassetto di Don Cheadle, attore nominato per un Grammy Award nel 2004, in aggiunta alla nomination agli Oscar nel 2005 per il film “Hotel Rwanda”. Da sempre appassionato di musica, oltre ad essere cantautore e sassofonista, Cheadle dal 2007 era in cerca di finanziamenti per questa pellicola. Alla fine per produrre il film Miles Ahead ha sborsato quattrini direttamente di tasca propria, dopo avere trovato contributi per oltre 300 mila dollari attraverso una piattaforma di crowfunding.

Interpretare il personaggio di Miles Davis non dev’essere certo stato facile. Don Cheadle innanzitutto per essere credibile ha dovuto studiare la tromba. E’ uno tra gli strumenti più difficili da imparare, e l’attore, pur essendo un musicista, ha frequentato corsi e si è esercitato per oltre 4 anni prima di iniziare le riprese. Poi ha dovuto trovare altri attori protagonisti all’altezza dei collaboratori di Miles, come ad esempio Bill Evans, grande pianista bianco interpretato da Ewan McGregor. Il film infine è uscito distribuito da Sony Pictures Classics.

Bitches Brew di Miles Davis

Oltre alla biografia con la storia della sua vita, chi vuole approfondire la conoscenza del trombettista americano può farlo attraverso i suoi dischi, magari iniziando da un album che è più di un semplice disco. Non a caso Bitches Brew, Genesi del capolavoro di Miles Davis (Saggiatore), che ne descrive la realizzazione, è più di un libro di musica. E’ un racconto che parte dall’uomo e diventa suono. Due importanti storici musicali scrivendo le 320 pagine del libro hanno avuto il merito di suscitare più di un dubbio su cosa voglia dire comprendere un’opera musicale, obbligandoci a riflettere sul significato di ascolto.

Bitches Brew di Miles Davis è uno dei dischi più importanti della storia musicale moderna. A distanza di 40 anni dalla produzione, i due autori hanno avuto la possibilità di accedere ad un vastissimo materiale d’archivio che comprendeva anche i nastri di lavoro originali conservati presso la Columbia. Sono Enrico Merlin – musicista e storico della musica del ‘900 ed in particolare curatore di mostre e cataloghi su Miles Davis – e Veniero Rizzardi – professore di storia della musica riprodotta e storia del repertorio elettroacustico all’Università Ca’ Foscari di Venezia e al Conservatorio Statale di Cuneo. Il loro libro racconta la cronaca delle fasi di preparazione, registrazione e post produzione dell’album.

Il disco Bitches Brew

Miles Davis entra nello studio a registrare Bitches Brew nell’agosto del 1969 con il produttore-compositore Teo Macero. Non porta con sè solo la tromba, la propria musicalità, talento e carisma. Entra in quello studio come se dovesse andare in battaglia. E’ vestito della propria armatura, la sua storia professionale e umana. Vuole confrontarsi con il mondo esterno, la vita sociale e politica. Si avvale di una casa discografica, il mercato e la comunicazione. E si batte insieme ad un esercito, i 13 musicisti della band, che portano sul campo un’altra incredibile varietà e quantità di esperienze.

Bitches Brew nasce in tre giorni dall’incontro scontro di tutti questi elementi. In teoria questo dovrebbe valere per tutti i dischi di ogni genere. Ma questo disco in particolare rompe gli stilemi del jazz scritto e improvvisato. Miles è alla ricerca di un’energia che viene dal rock e che ridefinirà il campo della musica contemporanea influenzando intere generazioni di musicisti e di ascoltatori a cominciare dalla formazione. Oltre alla sua tromba chitarre, tastiere, quattro percussionisti, un clarinetto basso e un sax soprano.

Miles Davis è il capitano della nave, ma il ruolo solistico della sua tromba in realtà è la cosa meno importante. La novità sta nelle proporzioni, nel respiro di brani che durano venti minuti e più, progettati come un’opera musicale. Fondamentale è anche l’utilizzo della post produzione, in cui i take delle registrazioni vengono montati successivamente in un unico brano su suggerimento di un illuminato produttore. Merito suo è anche la ricerca della semplicità ritmica e armonica, sconosciuta al jazz ma cara al popolo e quindi agli interessi di editori e discografici. La storia di Bitches Brew è la storia della musica moderna, che questo libro ci aiuta ad ascoltare meglio.