Vita e opere di Miles Davis, trombettista e innovatore del jazz, protagonista della scena musicale americana per decenni. La sua musica ha ispirato molte generazioni di musicisti ed è diventata una parte fondamentale della cultura musicale del XX secolo

L’enorme offerta di brani dei servizi di streaming sta facendo perdere un po’ il gusto dell’ascolto. Può quindi essere utile fare un passo indietro in modo che i giovani possano riscoprire i grandi musicisti del passato. Miles Davis ad esempio, che più di un semplice musicista, è stata una vera icona del popolo afroamericano. La sua musica va oltre i confini del jazz influenzando ogni genere, tanto che nel 2006 l’artista è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame.

Miles Davis è stato uno dei grandi innovatori della storia del jazz, una leggenda che ha influenzato la musica americana per oltre mezzo secolo. Un artista geniale che ha rivoluzionato il linguaggio e lo stile della musica con la sua tromba e le sue composizioni. La sua vita è stata ricca di esperienze, successi, difficoltà e controversie, ma anche di arte, creatività e innovazione. Scopriamola in questo articolo.

Indice

Miles Davis: infanzia ed esordi

Miles Dewey Davis III nacque il 26 maggio 1926 ad Alton, nell’Illinois, da una famiglia benestante di origine afro americana. La madre, Cleo Henry, era una violinista e un’insegnante di musica, mentre il padre, Miles Dewey Davis Jr., era un dentista. Miles crebbe in un ambiente privilegiato e colto, comunque segnato dal razzismo e dalla segregazione. A 13 anni ricevette in regalo dal padre la sua prima tromba, lo strumento che avrebbe cambiato la sua vita.

Iniziò a prendere lezioni di tromba da Elwood Buchanan, un musicista locale che gli insegnò a suonare con un suono chiaro e pulito, senza vibrato. A 17 anni fece la sua prima esibizione pubblica con la band di Eddie Randle e iniziò a frequentare i club di jazz di Saint Louis, dove ebbe l’occasione di incontrare e suonare con grandi nomi come Dizzy Gillespie, Charlie Parker e Sarah Vaughan.

Nel 1944 Miles si trasferì a New York per studiare alla Juilliard School of Music, una delle migliori scuole di musica americane. Ma il suo vero obiettivo era entrare in contatto con la scena jazz della città, dove stava nascendo il bebop, uno stile veloce, complesso e rivoluzionario. Miles riuscì a entrare nel gruppo di Charlie Parker, il più grande saxofonista dell’epoca e il leader del movimento bebop.

Miles Davis con Charlie parker

Il periodo bebop di Miles Davis con Charlie Parker è una delle fasi più importanti della storia del jazz. Miles Davis era un giovane trombettista che stava cercando di trovare la sua voce musicale quando incontrò uno dei più grandi sassofonisti della storia del jazz. Davis e Parker si unirono ad altri grandi musicisti come Dizzy Gillespie, Bud Powell e Max Roach per creare un nuovo tipo di jazz che sarebbe diventato noto come bebop.

Il bebop emerse negli anni ’40 come una reazione al jazz swing che dominava la scena musicale dell’epoca. Era caratterizzato da un ritmo frenetico, armonie complesse e solisti virtuosi che improvvisavano con grande creatività. Miles Davis e Charlie Parker furono tra i principali innovatori del genere, creando un nuovo stile di improvvisazione che avrebbe influenzato il jazz per decenni.

Insieme a Parker nel 1945 Miles registrò i primi dischi e si fece conoscere come uno dei più promettenti trombettisti della nuova generazione. Il suo contributo al bebop fu fondamentale ma destinato a finire. Davis era un trombettista virtuoso ma aveva studiato musica classica e aveva una profonda conoscenza delle armonie; non era a su agio con lo stile frenetico e virtuosistico del bebop.

Cool jazz e periodo con Gil Evans

Miles Davis cercava un suono più morbido e intimo per esprimere le sue emozioni con poche note essenziali con un approccio più personale e melodico, influenzato anche dal suo idolo musicale: il trombettista Chet Baker. Sviluppò quindi un nuovo stile di improvvisazione che si concentrava sulla melodia piuttosto che sulla nota giusta. Invece di suonare molte note veloci, suonava poche note in modo più espressivo, creando un suono unico e riconoscibile.

Sulla base di questo pensiero musicale nel 1947 formò il suo primo gruppo da leader, il Miles Davis All Stars. Nel 1949 Miles partecipò al progetto Birth of the Cool, una serie di registrazioni che diedero origine al cool jazz, uno stile più rilassato e melodico del bebop. Ma la sua formazione classica lo portò ad approfondire in modo ancora più sofisticato la scrittura quando ebbe l’occasione di incontrare Gil Evans.

Nel 1948 Miles Davis incontrò Gil Evans, un arrangiatore canadese che lavorava per l’orchestra di Claude Thornhill. Evans aveva uno stile unico, combinava elementi di musica classica, folk e blues creando arrangiamenti ricchi di colore e atmosfera. Affascinato dal talento e dalla personalità di Davis, gli propone di formare un gruppo sperimentale con altri musicisti di spicco della scena jazz newyorkese, come Gerry Mulligan, Lee Konitz, John Lewis e Max Roach.

Il gruppo prese il nome di Miles Davis Nonet esibendosi al Royal Roost, un club di Manhattan. Il loro stile era completamente diverso dal bebop con melodie più lente e cantabili, armonie più ampie e modali, ritmi più morbidi e swinganti. Il suono è ricco e variegato, grazie all’uso insolito di strumenti come il corno francese, il flicorno e il tuba. Il pubblico fu sorpreso e incuriosito da questa nuova musica, che venne definita “cool jazz”, in contrapposizione al “hot jazz” del bebop.

Il Miles Davis Nonet registrò undici brani per la Capitol Records tra il 1949 e il 1950, ma questi vennero pubblicati solo nel 1957 in un album intitolato Birth of the Cool. Questo disco divenne subito un classico del jazz influenzando molti musicisti delle generazioni successive. Il cool jazz si diffuse anche sulla costa ovest degli Stati Uniti, dando vita alla scuola del West Coast Jazz. Nel frattempo, Miles Davis continuò la sua carriera da leader, sperimentando vari stili e formazioni.

Quintetto con John Coltrane

A metà degli anni cinquanta Miles Davis consolidò la sua fama e il suo stile, formando alcuni dei gruppi più celebri della storia del jazz. Il primo fu il Miles Davis Quintet, con John Coltrane al sax tenore, Red Garland al piano, Paul Chambers al contrabbasso e Philly Joe Jones alla batteria. Con questa formazione registrò alcuni capolavori dell’hard bop, come ‘Round About Midnight (1956), Milestones (1958) e Someday My Prince Will Come (1961).

Il secondo fu il Miles Davis Sextet, con l’aggiunta di Cannonball Adderley al sax alto. Con questo gruppo Miles realizzò nel 1959 il suo disco più famoso e influente: Kind of Blue. Questo album segnò l’avvento del jazz modale, uno stile basato sull’uso di scale musicali anziché di accordi come base per l’improvvisazione. Kind of Blue è considerato uno dei capolavori assoluti della musica jazz e contiene brani memorabili come So What, Freddie Freeloader e Blue in Green.

Nel 1955 Miles firmò un contratto con la Columbia Records, una delle etichette più importanti del jazz. Qui ritrovò Gil Evans, che divenne il suo arrangiatore di fiducia. Insieme realizzarono una serie di album considerati capolavori assoluti del jazz: Miles Ahead (1957), Porgy and Bess (1958), Sketches of Spain (1960) e Quiet Nights (1964). In questi dischi, Davis ed Evans esplorarono vari temi musicali, come il blues, la musica afro-cubana, le opere di George Gershwin e le musiche folkloristiche spagnole con un suono raffinato ed elegante e arrangiamenti orchestrali.

Jazz elettrico di Miles Davis

Nel 1968, Miles subì un forte cambiamento nella sua musica e nella sua vita. Dopo aver divorziato dalla sua prima moglie, si innamorò di Betty Mabry, una giovane cantante e modella che lo introdusse alla musica rock e psichedelica di Jimi Hendrix, Frank Zappa e Sly and the Family Stone. Miles decise di sperimentare usando strumenti elettrici e sintetizzatori, ritmi funk e armonie aperte.

Creò un nuovo gruppo con musicisti come John McLaughlin alla chitarra, Chick Corea al piano elettrico, Dave Holland al basso elettrico e Jack DeJohnette alla batteria. Con questa formazione, Miles registrò In a Silent Way nel 1969 e Bitches Brew nel 1970, due album che segnarono la nascita del jazz elettrico o jazz rock. Questo genere combinava elementi di jazz, rock e funk per una musica innovativa, potente e controversa.

Miles Davis cominciò a registrare Bitches Brew nell’agosto del 1969 con il produttore-compositore Teo Macero. Non portò con sè solo la tromba, la propria musicalità, talento e carisma. Entrò in quello studio come se dovesse andare in battaglia, vestito della propria armatura, la sua storia professionale e umana. Voleva confrontarsi con il mondo esterno, la vita sociale e politica, il mercato e la comunicazione. Si batteva insieme ad un esercito di 13 musicisti che porteranno sul campo un’altra incredibile varietà e quantità di esperienze.

Bitches Brew nasque in tre giorni dall’incontro scontro di tutti questi elementi rompendo gli stilemi del jazz scritto e improvvisato. Miles è alla ricerca di energia, si ispira al rock e ridefisce il campo della musica contemporanea influenzando intere generazioni di musicisti e di ascoltatori. La stessa formazione è molto particolare. Oltre alla sua tromba ci sono chitarre, tastiere, quattro percussionisti, un clarinetto basso e un sax soprano.

Miles fusion e il jazz rock

Miles Davis negli ultimi dischi è il capitano della nave ma ciò non conta. La novità sta nelle proporzioni, nel respiro di brani che durano venti minuti e più, progettati come un’opera musicale. Fondamentale è anche l’utilizzo della post produzione, in cui i take delle registrazioni vengono montati successivamente in un unico brano su suggerimento di un illuminato produttore. Davis ricerca la semplicità ritmica e armonica, sconosciuta al jazz ma cara al popolo e quindi agli interessi di editori e discografici.

Negli anni ’70, Miles continuò a esplorare le possibilità del jazz elettrico e della fusion, collaborando con musicisti come Herbie Hancock, Wayne Shorter, Billy Cobham e Joe Zawinul. Registrò album come On the Corner, Agharta e Pangaea, caratterizzati da ritmi incalzanti, improvvisazioni collettive e atmosfere dense e oscure. Fu anche una figura chiave per la nascita dello smooth jazz e del crossover jazz, due generi più accessibili e commerciali che mescolavano il jazz con il pop, il soul e il R&B.

Tuttavia, la salute di Miles Davis si deteriorò a causa dell’abuso di droghe e alcol. Nel 1975 si ritirò dalle scene per cinque anni, durante i quali visse in isolamento nella sua casa di Malibù. Morì nel 1991, all’età di 65 anni, ma la sua eredità musicale continua ad essere una fonte di ispirazione per tutti. Maestria tecnica, visione artistica e personalità unica lo hanno reso una figura leggendaria, non solo del jazz, ma della cultura musicale nel suo complesso.

Film biografico su Miles Davis

Oggi la musica di Miles continua a ispirare intere generazioni di musicisti. Davis fu anche un pioniere nella lotta per i diritti civili, usando la sua musica per sostenere la causa e ispirando molte persone nel processo. Nonostante la sua fama, Davis era noto anche per la sua personalità difficile e scontrosa. La sua vita personale fu altrettanto turbolenta, con diversi matrimoni e una dipendenza da droghe causa di problemi di salute per gran parte della sua vita.

Nel periodo che va dal 1975 al 1980 fece largo uso di sostanze stupefacenti e alcool e si isolò prima di tornare sulle scene degli anni ’80. La sua vita è una sceneggiatura ideale per essere raccontata in libri e film. Miles Ahead ad esempio è un biopic realizzato e interpretato da Don Cheadle che racconta un pezzo della travagliata avventura umana e artistica di questa grande star della musica jazz.

Realizzare un film su Miles Davis è stato sempre il sogno nel cassetto di Don Cheadle, attore nominato per un Grammy Award nel 2004, in aggiunta alla nomination agli Oscar nel 2005 per il film “Hotel Rwanda”. Da sempre appassionato di musica, oltre ad essere cantautore e sassofonista, Cheadle dal 2007 era in cerca di finanziamenti per questa pellicola. Alla fine per produrre il film Miles Ahead ha sborsato quattrini direttamente di tasca propria, dopo avere trovato contributi per oltre 300 mila dollari attraverso una piattaforma di crowfunding.

Interpretare il personaggio di Miles Davis non è certo stato facile. Don Cheadle innanzitutto per essere credibile ha dovuto imparare a suonare la tromba, tra gli strumenti più ostici. L’attore, pur essendo un musicista, ha frequentato corsi e si è esercitato per oltre 4 anni prima di iniziare le riprese. Poi ha dovuto trovare altri attori protagonisti all’altezza dei collaboratori di Miles. Il grande pianista bianco Bill Evans è stato interpretato da Ewan McGregor. È uscito nelle sale e si può vedere in streaming distribuito da Sony Pictures Classics.


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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti è un editore online, fondatore di Bintmusic.it, musicista, produttore e esperto di comunicazione digitale. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. In qualità di blogger, condivide approfondimenti su musica, cultura e lifestyle. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.