Il rischio che si corre parlando di musica e mercato, società, tecnologia… è di perdere di vista ciò che veramente dovrebbe essere importante: la musica. Quindi ben vengaano figure come quella di Mike Stern dove la musica rimane ancora semplice e primordiale energia.

Così anche chi, come noi, ama approfondire il linguaggio della musica ed ha voluto scoprire le sofisticate armonie jazz, l’incredibile ricchezza della musica classica o la poesia della canzone d’autore che diventa pop di qualità, non può che rimanere stupito da un personaggio come Mike Stern. Innanzitutto perchè è simpatico, sembra un cagnone con quei due occhietti vispi che sbucano da una folta capigliatura. E poi sul palco scherza, ride sempre, se la gode con la sua Fender Telecaster che gli urla tra le mani.

Ci verrebbe da dire “è uno che non se la tira”, che già per un artista del suo calibro non è male. Nato nel 1953 a Boston, fa parte della generazione di chitarristi formatasi al Berklee College of Music, insieme a Pat Metheny, tanto per intenderci. Insieme a lui, con John Scofield e Bill Frisell, Mike Stern è fra i più amati chitarristi jazz fusion del mondo, con un curriculum che lo vede suonare tra gli altri con Miles Davis, Al Foster, Jaco Pastorius, David Sanborn, Mike Mainieri, Michael Brecker, Bob Berg, Dave Weckl, Steve Jordan, Dennis Chambers, Ron Carter, John Patitucci, Jack DeJohnette.

Il suo modo di suonare non è rock, non è jazz, una volta si sarebbe detto “fusion”, oggi si chiama “smooth jazz”. Non chiedeteci cosa significa. Il titolo “These Times” del suo ultimo album presentato in concerto, forse è già una risposta. A noi interessa raccontarvi che i pugni che abbiamo preso in faccia, oltre che dalla sua chitarra infuocata, ci sono arrivati da una batterista donna di nome Kim Thompson (www.kimthompsondrummer.com), da Bob Franceschini al sax e da Chris Minh Doky al basso. Insieme ovviamente alle carezze che Mike ha saputo regalarci con qualche ottima ballad.