Mercato musicale storia e statistiche

Il mercato musicale cresce dopo anni di crisi con lo streaming: ascoltare musica con lo smartphone è la tendenza dei nostri tempi. Tra vinile e musicassette che crescono e cd in inesorabile desclino, come sarà il futuro?

Il mercato musicale arriva da molti anni di crisi nera dovuta principalmente al passaggio dalla musica fisica a quella digitale. Quando i solchi analogici hanno lasciato spazio ai bit, è diventato troppo facile copiare e ottenere in modo gratuito cd, mp3 e album interi di canzoni. Ciò che cercheremo di spiegare in questo articolo è analizzare andamento e statistiche per capire come si è evoluta l’industria della musica negli ultimi anni.

Parlare di mercato musicale potrebbe sembrare un affare da addetti ai lavori. In realtà le sorti del business musicale influiscono direttamente su ciò che ci arriva alle orecchie, poichè gli investimenti condizionano le scelte artistiche. Anche non volendo parteggiare per l’industria discografica o per i poveri artisti, la musica ha un valore sociale e culturale talmente importante che in questo caso i discorsi di parte lasciano il tempo che trovano. Conta invece considerare i dati per quello che sono, anche se riguardano l’economia.

Cominciamo con il dire che negli ultimi anni ci sono finalmente importanti segni di ripresa del mercato musicale. In America i ricavi dalla vendita di musica registrata stanno crescendo a doppia cifra dopo avere toccato i minimi storici. Lo streaming è diventata la maggiore fonte di entrate dell’intero settore della discografia e si avvicina a rappresentare il 50% dell’intero fatturato. C’è da rallegrarsene? Probabilmente sì. Il fatto che ci siano più soldi nel mondo della musica non va a vantaggio esclusivo degli addetti ai lavori e delle case discografiche.

Come è nata crisi mercato musicale

Prima dell’avvento del digitale, con gli introiti della vendita di un primo disco un giovane gruppo o un talentuoso artista poteva riuscire a racimolare i soldi per continuare a inseguire dei sogni. Per percorrere la propria strada bastava vendere 1000 cd. Poi è arrivata la musica digitale e una bulimia del tutto gratis che ha creato anche molti problemi e prodotto pochi vantaggi a livello economico. Ne hanno fatto le spese tutti, compresi musicisti, artisti, produttori, creativi di vario genere e natura.

Alla fine internet da essere considerata come fucina di lancio per le nuove generazioni di talenti, è risultato abbia favorito esclusivamente gli artisti dai grandi numeri, quelli più commerciali, meno impegnati e più facili da ascoltare. Gli stessi che le case discografiche hanno più facilità di comunicare e vendere al pubblico grazie ad una potenza di fuoco spesso basata sul marketing.

Evoluzione dei supporti musicali

Quando sentiamo parlare di crisi della discografia certo si tratta di una realtà non opinabile considerando il fatturato. Eppure da sempre l’industria basata sulla vendita di musica registrata ha avuto i suoi cicli e ricicli storici e per rendersene conto basta dare un occhio all’animazione realizzata dal magazine Digital Music, da cui emerge soprattutto una grande frammentazione nel modo di ascoltare musica, specie negli ultimi anni.

A partire dagli Lp che nel 1973 dominavano il mercato, negli ultimi 40 anni con l’evoluzione della tecnologia c’è stato infatti un continuo susseguirsi di supporti che si sono via via diffusi fagocitando i precedenti. Dagli lp in vinile passando dalle audio cassette fino ai cd che, come si vede dal grafico, poi sono stati messi in difficoltà dall’arrivo di una serie di nuovi supporti digitali e online tra download e streaming.

Il CD e il download a loro volta caleranno in modo drastico soppiantati dallo streaming. Se pensiamo ad un recente passato, Amazon è stato il primo negozio di cd online ad attrarre appassionati di musica, succesivamnete iTunes di Apple ha convertito questi appassionati in utenti del download, poi Spotify ha convinto tutti che la musica in streaming è ancora meglio: d’altronde come non cedere al profumo del gratis?

mercato musica

Musica non è più un prodotto

Tecnologia, mercato, business, artisti ex rivoluzionari, rock star grandi e piccole sono tutti pronti ad imbracciare le loro armi, per arricchirsi ulteriormente, o forse solo per sovravvivere… a colpi di spot. Sta di fatto che di musica non se ne è mai ascoltata tanta come oggi. Più che parlare solo di vinile e streaming, forse converrebbe allora riflettere anche sul significato di crescita economica. E non solo nel campo della musica.

La musica registrata ha smesso di essere un prodotto, ma al posto di elevarsi in qualità è diventata semplice promozione sovvertendo tutte le regole del marketing. La festa per chi contesta il sistema è durata poco, perchè ciò ha significato la fine del mercato musicale. Ovvero la fine della possibilità di poter vivere di musica per molti musicisti e soprattutto per i piccoli artisti.

Nell’era della musica gratis l’unica legge che funziona invece è quella dei grandi numeri. Servono decine di milioni di click, followers e tanto stream poco pagato o gratis. A questi livelli arrivano solo le grandi star, magari sulla breccia da 50 anni. Solo loro possono continuare ad arricchirsi pur senza vendere canzoni, a suon di concerti, profumi e merchandising con il loro bel nome stampato come marchio di fabbrica veicolato dai social.

Industria della musica in un grafico

Per avere una panoramica della storia del mercato musicale, è utile analizzare un grafico realizzato dalla Recording Industry Association of America. Mostra con estrema chiarezza i guadagni di ogni singolo supporto, o utilizzo commerciale della musica, dal 1973 fino al 2013 compensando inflazione e valore dei soldi. Nel 1999 si è raggiunto l’apice dei guadagni grazie alla diffusione massima dei Cd. Poi è cominciato il calo con l’avvento di internet e della pirateria. I download degli mp3 non hanno cambiato le cose, mentre la la speranza è nel ‘Paid Subscription’, ovvero degli abbonamenti ai servizi di streaming come Spotify.

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Cercando lo streaming sostenibile

Nel 2011 lo streaming rappresentava il 9% del mercato, oggi siamo oltre il 50%%. Viene da chiedersi in pochi anni come sia stata possibile questa rivoluzione dei consumi e dei costumi. Il fatto è che con tutta la musica gratis disponibile online, la percezione del valore economico della musica ben presto è scomparsa. Offrendo con lo streaming una alternativa gratis per ascoltare canzoni legalmente in cambio di spot, prima si sono riconquistati gli utenti freemium e successivamente si è iniziare a spingere affinchè acquistassero abbonamenti per avere qualcosa in più.

Il mercato musicale oggi nel suo complesso vale la metà del 1999 è quindi c’è poco da festeggiare ma i dati della Riia di questi ultimi anni possono rappresentare una svolta. Era dal 1998 che non si verificava una crescita di ricavi a doppia cifra. Tutto merito dello streaming e di servizi come Spotify e Apple Music. L’industria musicale ci ha creduto e oggi raccoglie i primi buoni risultati. Oggi starà festeggiando, un pò meno preoccupata delle proteste degli artisti che guadagnano poco e del fatto che società come Spotify sono sempre state in perdita, prima di quotarsi in borsa.

Value gap mercato musicale

Ciò che preoccupa gli addetti ai lavori però è il value gap crescente tra musica ascoltata dagli utenti e diritti percepiti dagli artisti, non tanto per una effettiva volontà vessatoria da parte di Spotify, YouTube e compagnia, ma piuttosto per una assenza di regolamentazione globale. La giurisdizione è diversa a seconda di dove si trova il server da cui vengono prelevate le canzoni, ed è sempre più complicato stabilire remunerazioni ed eventuali violazioni di copyright.

Oggi il mercato musicale si basa ancora su regole poco chiare. Nel rimpallo di responsabilità tra lobby di servizi online finanziati a suon di miliardi di dollari, rischia di rimetterci soprattutto chi crea e cerca di vivere di musica. Le soluzioni attualmente esistenti – ad esempio il Content ID di YouTube per inserire un tag nelle canzoni in modo che si possa verificare la sua origine ed ogni utilizzo discografico, televisivo radiofonico o video – rappresentano comunque un costo per produttori ed etichette in un momento non certo d’oro per moltissime realtà indipendenti.

Mercato musicale oggi e domani

La mossa deve essere riuscita, se oggi il boom dello streaming consente di ottenere un aumento a doppia cifra dei ricavi. Nel frattempo i download e il mercato fisico, escludendo i vinile, non se li fila più nessuno. I download di mp3 calano ogni anno oltre il 20%, mentre le vendite di cd scendono altrettanto. La moda dei dischi in vinile e delle audiocassette aumenta, ma i supporti fisici nel complesso oramai sono quasi marginali. Rappresentano una fetta del mercato musicale musicale complessivo inferiore al 20%.

Quale futuro per il mercato musicale? Nei prossimi anni sembra scontato che i maggiori servizi musicali in streaming abbandoneranno gradualmente le proposte di ascolto gratis concentrandosi sugli abbonamenti. Anche Spotify sembra avere intrapreso questo percorso, mentre Apple Music, Tidal e gli altri già sono della partita. Nel frattempo chi vorrà potrà sempre cercare di scaricare qualcosa in rete a sbafo perchè la pirateria non è certo scomparsa in attesa che i consumatori si decidano a cambiare mentalità