Il mercato musicale è in costante cambiamento e la tecnologia sta rivoluzionando la distribuzione e la fruizione di canzoni. Dalle origini all’evoluzione dell’industria della musica fino alle prospettive future dello streaming per etichette ed artisti

L’industria della musica è un settore in continua evoluzione. Il mercato musicale ha dovuto affrontare nuove sfide, come la pirateria e la difficoltà di monetizzare gli ascolti in modo equo. Negli ultimi decenni, la diffusione di internet e di piattaforme digitali hanno cambiato completamente il modo in cui le persone ascoltano musica, aprendo nuove opportunità per gli artisti di creare e distribuire autonomamente le proprie canzoni.

Il mercato musicale deve adattarsi alle nuove tendenze cercando di sfruttare le opportunità offerte dalla tecnologia, senza rinunciare alla qualità o alla ricerca. E’ in grado di farlo senza trasformare le canzoni in puro calcolo economico e miliardi di click? In questo articolo cercheremo di analizzare andamento e statistiche dell’industria discografica per capire come si è evoluta negli ultimi anni e quali ricadute ci siano a livello economico ma anche sociale e culturale.

Indice

Mercato musicale come industria

La musica è stata sempre una parte integrante della cultura umana ma anche il rapporto tra musica e denaro è sempre esistito. L’industria musicale è nata nel settecento quando i primi compositori hanno cominciato a farsi rappresentare dagli editori per stampare spartiti e diffondere le loro opere da suonare dal vivo. Nel ‘900 la possibilità di registrare dischi su supporti fisici come vinile e cd, ne ha espanso enormemente il valore economico.

Il mercato musicale comprende sia la musica registrata che quella dal vivo. L’industria si occupa di produrre, distribuire, vendere o utilizzare album, singoli, samples di brani digitali. Oppure di organizzare concerti dal vivo, festival, concerti e tour. L’evoluzione della tecnologia ha avuto sempre un impatto sulla diffusione delle registrazioni. Le piattaforme di streaming hanno poi eliminato qualsiasi barriera dando ai musicisti la possibilità di raggiungere un pubblico più ampio.

Il mercato musicale negli ultimi anni si è espanso anche in altri settori come il cinema, la televisione e il gaming, con licenze di utilizzo che riguardano il modo in cui i brani sono utilizzati in film, spettacoli televisivi e videogiochi. Ciò ha portato ad un aumento dei profitti dell’industria e ha creato nuove opportunità per alcuni musicisti. Ma gli anni della crisi dovuta alla pirateria sono davvero passati? Non tutto è stato risolto.

Evoluzione mercato musicale

Per comprendere i problemi del mercato musicale è necessario andare indietro nel tempo. Da sempre l’industria musicale ha avuto i suoi cicli e ricicli storici che vanno di pari passo con l’evoluzione dei supporti. Per rendersene conto basta dare un occhio all’animazione realizzata dal magazine Digital Music sul tipo di supporti utilizzati nel corso degli anni a partire dal 1973 fino al 2014.

Evoluzione mercato della musica

Nel 1973 i vinile dominavano ancora il mercato musicale. Poi si vede come negli ultimi 40 anni con l’evoluzione della tecnologia ci sia stato un continuo susseguirsi di supporti che si sono via via fagocitati. Dai vinili si è passati alle audio cassette poi sono arrivati i cd che a loro volta sono stati messi in difficoltà dall’arrivo sul mercato di nuovi supporti digitali e online tra download e streaming.

Cd e mp3 a loro volta calano in modo drastico  soppiantati dallo streaming. Se pensiamo a come internet abbia cambiato il mercato musicale, Amazon è stato il primo negozio di cd online ad attrarre appassionati di musica. Poi iTunes di Apple ha convertito questi appassionati in utenti del download. Infine Spotify ha convinto tutti che la musica in streaming fosse ancora meglio: d’altronde come non cedere al profumo del tutto gratis?

Andamento entrate per supporto

Per avere una panoramica della storia del mercato musicale, è utile analizzare anche il grafico realizzato dalla Recording Industry Association of America. Mostra con estrema chiarezza i guadagni di ogni singolo supporto, o utilizzo commerciale della musica, dal 1973 fino al 2013 compensando inflazione e valore dei soldi. Nel 1999 si è raggiunto l’apice dei guadagni grazie alla diffusione massima dei Cd. Poi è cominciato il calo con l’avvento di internet e della pirateria. I download degli mp3 non hanno cambiato le cose.

Grafico industria musica

Musica gratis e crisi del mercato

Quando la possibilità di scaricare mp3 gratis con il peer to peer è divenuta una realtà, il mercato della musica è andato un crisi. L’impatto di Napster è stato dirompente. Perché le persone cercavano mp3 gratis? Erano diventati tutti ladri? Assolutamente no. Il problema è che il confine tra legalità e illegalità su internet non è mai stato chiaro. La norme legali e sociali della vita reale non sembrano valere sul web.

Esiste una distanza enorme tra ciò che afferma la legge e ciò che percepisce la gente rispetto alla proprietà intellettuale quando naviga in rete. Una cosa esiste se si può toccare fisicamente, ha un prezzo e si può memorizzare o utilizzare attraverso l’uso o lo scambio. La musica liquida quindi è come non fosse mai esistita e quindi si poteva scaricare gratis. Della crisi del mercato musicale successiva alla pirateria fino allo streaming hanno fatto le spese tutti: musicisti, artisti, produttori e operatori di vario genere.

Internet, inizialmente considerata come fucina di lancio per le nuove generazioni di talenti, con lo streaming è diventata un volano per gli artisti dai grandi numeri, quelli più commerciali, meno impegnati e più facili da ascoltare. Privare un bene della sua fisicità e del suo controvalore in denaro è un buon modo per svalutarne la sua efficacia anche a livello culturale e sociale.

Valore economico e culturale

Il mercato musicale potrebbe sembrare un affare da addetti ai lavori, ma in realtà le sorti del business musicale influiscono direttamente su ciò che ci arriva alle orecchie, poichè gli investimenti e l’andamento del mercato condizionano le scelte artistiche. Se è vero che il presente e il futuro della musica è lo streaming, con evidenti vantaggi per gli ascoltatori, i problemi sono ancora tutti da risolvere per artisti, etichette, editori, autori e musicisti.

Prima dell’avvento del digitale un giovane gruppo o un talentuoso artista poteva riuscire a racimolare i soldi per continuare a inseguire sogni con gli introiti della vendita di un disco. Vendere 1000 cd poteva essere sufficiente per cominciare una propria carriera. Poi è arrivata la musica digitale e la conseguente bulimia del tutto gratis ha creato ai musicisti molti problemi e prodotto pochi vantaggi, non solo a livello economico.

La musica ha un valore sociale e culturale importante. Se la gente è sempre più attratta da forme più o meno gratuite di consumo musicale, siano esse legali o meno, diminuiscono anche le risorse economiche per le persone talentuose che vogliono dedicarsi alla musica. Oggi ci sono sempre meno musicisti liberi, indipendenti o che si dedicano a generi di nicchia e di ricerca musicale. Secondo la Nashville Songwriters Association il numero di cantautori dal 2000 ad oggi è calato dell’80%.

E’ sempre più difficile vivere di musica per molti musicisti e soprattutto per i piccoli artisti. Nell’era dello streaming l’unica legge che funziona è quella dei grandi numeri. Servono decine di milioni di click, followers e tanti stream, poco pagati o gratis. A questi livelli arrivano solo le grandi star dalle canzoni più ascoltate, magari sulla breccia da 50 anni e che possono continuare ad arricchirsi facendo concerti, oppure vendendo profumi e merchandising con il loro marchio veicolato dai social.

Mercato musicale streaming

Nel 2011 lo streaming rappresentava il 9% del mercato, oggi siamo ben oltre il 50%%. Viene da chiedersi in pochi anni come sia stata possibile questa rivoluzione di consumi e costumi. È successo semplicemente perché lo streaming ha offerto una alternativa gratis per ascoltare canzoni legalmente in cambio di spot. Prima ha riconquistati gli utenti freemium e successivamente si è fatto in modo che acquistassero abbonamenti per avere qualcosa in più.

Nel frattempo però la percezione del valore economico della musica è scomparsa. Quando la musica registrata ha smesso di essere un prodotto, al posto di elevarsi in qualità è diventata promozione sovvertendo tutte le regole del marketing. Eppure di canzoni non se ne sono mai ascoltate tante come oggi. Analizzando i dati della Riia si può intravedere una svolta: i ricavi crescono. L’industria musicale ha creduto nell streaming e oggi raccoglie i primi buoni risultati.

Ciò che preoccupa gli addetti ai lavori però è il value gap crescente tra musica ascoltata dagli utenti e diritti percepiti dagli artisti. Il problema non è tanto l’effettiva volontà vessatoria da parte di Spotify, YouTube e compagnia, ma piuttosto l’assenza di regolamentazione globale. La giurisdizione è diversa a seconda di dove si trova il server da cui vengono prelevate le canzoni, ed è sempre più complicato stabilire remunerazioni ed eventuali violazioni di copyright.

La stessa Siae ha recentemente stigmatizzato alcune questioni da risolvere. Oggi il mercato musicale si basa ancora su regole poco chiare e i  rapporti di forza tra musicisti e industria sono a tutto vantaggio di poche grandi società del web come Google, Apple, Facebook e Amazon. Anche i controlli su eventuali violazioni dell’utilizzo di brani sono a carico dei produttori di contenuti. Nel rimpallo di responsabilità tra lobby di servizi online finanziati a suon di miliardi di dollari ed etichette, rischia di rimetterci soprattutto chi crea e cerca di vivere di musica.

Ascoltare canzoni pagando

I cicli di mercato oramai durano pochi anni. Dopo la fine dei supporti fisici e degli mp3, stiamo per assistere al tramonto dello streaming gratis? Nei prossimi anni sembra scontato che i maggiori servizi musicali in streaming abbandoneranno gradualmente la proposta di musica gratis concentrandosi sugli abbonamenti. Riuscirà l’industria musicale a fare cambiare mentalità ai consumatori? Su questa scommessa si gioca il futuro del mercato musicale mondiale.

Secondo uno studio realizzato in America quasi l’80% di appassionati ritengono improbabile che in futuro possano pagare per ascoltare canzoni. Solo il 9% lo considera altamente probabile, il 13% che non lo considera una grossa priorità, un 78% che non lo prende nemmeno in considerazione e il 53% degli utenti lo esclude a priori. C’è chi sostiene che le nuove piattaforme musicali abbiano uno scarso livello qualitativo e che costino troppo.

Può essere ancora un problema di pirateria, dato che per oltre 9 studenti universitari italiani su 10, ovvero per il 92,7%, scaricare musica illegalmente gratis è più che ammissibile. Il 20% di tutto il traffico internet delle nazioni europee è dovuto ancora al download di mp3 e film illegali attraverso reti peer to peer per una perdita di miliardi di euro. Secondo una ricerca di Bain & Company in assenza di alternative gratuite illegali, le vendite di musica registrata sarebbero 17 volte maggiori.

Se non esistessero sistemi per scaricare e ascoltare musica gratis, tutti gradualmente comincerebbero ad abbonarsi a servizi di streaming a pagamento, acquistando anche molti più cd e vinili. Come abbiamo visto in questo articolo, da molti anni si discute di questi argomenti senza trovare una soluzione. Servirebbe una vera crociata capace di coinvolgere contemporanemente politici, media, fornitori di servizi, industria musicale e artisti.

Futuro del mercato musicale

La società del consumo è basata sull’offerta di prodotti al costo più basso, ma questa logica applicata alle canzoni non funziona. La musica è qualcosa di più di una merce come un’altra. Eppure ieri come oggi è impossibile negare l’importanza di mercato, comunicazione e marketing nel fare successo. Nella discussione sulla sostenibilità di un modello economico c’è un’intera filiera che comprende anche le idee e la creatività: si chiama arte.

Ma se l’arte è diventata una forma di investimento, i musicisti del futuro potranno ancora vivere di musica o per sostenersi dovranno rivolgersi al crowdfunding o ai mecenati di vecchia memoria? Se nello streaming funziona le legge dei grandi numeri, i piccoli artisti indipendenti di cosa vivranno? I migliori talenti dovranno necessariamente allontanarsi dalle grandi etichette per guadagnarsi da vivere insegnando, realizzando produzioni minori e concertini. Quindi al pubblico mainstream cosa rimarrà da ascoltare?

Tutti i cambiamenti del mercato musicale hanno sempre ripercussioni sui gusti del pubblico e sull’evoluzione del pop. Proprio mentre anche nella musica si affaccia l’intelligenza artificiale, molte domande rimangono ancora senza risposta. Ma se vogliamo che la musica continui a rimanere un fenomeno importante dal punto di vista culturale e sociale, è importante che il pubblico abbia ben chiaro anche quale sia il valore economico delle canzoni.


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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti è un editore online, fondatore di Bintmusic.it, musicista, produttore e esperto di comunicazione digitale. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. In qualità di blogger, condivide approfondimenti su musica, cultura e lifestyle. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.