mercato musicale

Il mercato musicale americano cresce a doppia cifra, merito dello streaming. Dopo anni di crisi questo controverso ma sempre più utilizzato sistema per ascoltare musica è la maggiore fonte di guadagno dell’industria discografica

Finalmente il mercato musicale mostra qualche importante segno di ripresa. In America i ricavi dalla vendita di musica registrata sono cresciuti dell’11,4% arrivando a 7,7 miliardi di dollari. Quella che arriva dalla più grossa piazza di consumo musicale al mondo è una notizia importante, anche perchè lo streaming per la prima volta è diventato la maggiore fonte di entrate dell’intero settore della discografia.

C’è da rallegrarsene? Probabilmente sì. Il fatto che ci siano più soldi nel mondo della musica non va a vantaggio esclusivo degli addetti ai lavori e delle case discografiche. Anche non volendo parteggiare per l’industria discografica o per i poveri artisti, la musica ha un valore sociale e culturale talmente importante che in questo caso i discorsi di parte lasciano il tempo che trovano. Conta invece considerare i dati per quello che sono, anche se riguardano l’economia. Il mercato musicale arriva da molti anni di crisi nera dovuta principalmente al passaggio dalla musica fisica a quella digitale. Quando i solchi analogici hanno lasciato spazio ai bit, è diventato troppo facile copiare e ottenere in modo gratuito cd, mp3 e album interi di canzoni.

Crisi del mercato musicale

Questa sorta di bulimia del tutto gratis ha creato molti problemi e prodotto pochi vantaggi. Certo la musica registrata ha smesso di essere un prodotto, ma al posto di elevarsi in qualità è diventata semplice promozione sovvertendo tutte le regole del marketing. Anche in questo caso la festa per chi contesta il sistema è durata poco, perchè ciò ha significato la fine del mercato musicale. Ovvero la fine della possibilità di poter vivere di musica per molti musicisti e soprattutto per i piccoli artisti.

Prima dell’avvento del digitale, con gli introiti della vendita di un primo disco un giovane gruppo o un talentuoso artista poteva riuscire a racimolare i soldi per continuare a inseguire dei sogni percorrendo la propria strada. Bastava vendere 1000 cd. Nell’era della musica gratis l’unica legge che funziona invece è quella dei grandi numeri. Servono decine di milioni di click, followers e tanto stream poco pagato o gratis. A questi livelli arrivano solo le grandi star, magari sulla breccia da 50 anni. Solo loro possono continuare ad arricchirsi pur senza vendere canzoni, a suon di concerti, profumi e merchandising con il loro bel nome stampato come marchio di fabbrica veicolato dai social.

Cercando lo streaming sostenibile

Ecco perchè, anche se il mercato musicale attualmente nel suo complesso vale la metà del 1999, forse gli ultimi dati della Riia possono rappresentare una svolta. Era dal 1998 che non si verificava una crescita di ricavi a doppia cifra. Tutto merito dello streaming e di servizi come Spotify e Apple Music. L’industria musicale ci ha creduto e oggi raccoglie i primi buoni risultati. Oggi starà festeggiando, un pò meno preoccupata delle proteste degli artisti che guadagnano poco e del fatto che società come Spotify continuano comunque ad essere in perdita, prima di quotarsi in borsa.

Quando c’è stata la svolta? Nel 2011 lo streaming rappresentava il 9% del mercato, oggi il 51%. Viene da chiedersi come sia stata possibile questa vera rivoluzione dei consumi e dei costumi. C’è stato un momento in cui, con tutta la musica gratis disponibile online, la percezione del valore economico della musica era scomparsa. Offrendo una alternativa gratis per ascoltare canzoni legalmente in cambio di spot, prima si sono riconquistati gli utenti freemium e successivamente si è iniziare a spingere affinchè acquistassero abbonamenti per avere qualcosa in più.

Mercato musicale oggi e domani

La mossa deve essere riuscita, se oggi il boom dello streaming consente di ottenere un aumento del + 68% di ricavi nei primi 6 mesi dell’anno. Un totale di 3,9 miliardi di dollari, di cui 2,5 miliardi incassati con gli abbonamenti e solo 469 milioni dalla pubblicità. Nel frattempo i download e il mercato fisico, escludendo i vinile, non se li fila più nessuno. I download di mp3 nei primi 6 mesi dell’anno sono calati del 22% a 1,8 miliardi di dollari (singoli -24% e album -20%). Le vendite di cd scendono di un ulteriore 21% e malgrado i vinili siano di gran moda, i supporti fisici nel complesso oramai sono quasi marginali. Rappresentano solo una fetta del 22% del mercato musicale complessivo, rispetto al 29% dello scorso anno.

Quale futuro per il mercato musicale? Come abbiamo già visto nei prossimi anni sembra scontato che i maggiori servizi musicali in streaming abbandoneranno gradualmente le proposte di ascolto gratis concentrandosi sugli abbonamenti. Anche Spotify sembra avere intrapreso questo percorso, mentre Apple Music, Tidal e gli altri già sono della partita. Nel frattempo chi vorrà potrà sempre cercare di scaricare qualcosa in rete a sbafo. Perchè, anche se nessuno lo dice, la pirateria non è certo scomparsa. Forse non è più di moda? E’ quello che sperano le case discografiche partendo da una constatazione. I consumatori spendono diverse centinaia di euro per acquistare smartphone ultra tecnologici e qualche decina di euro per avere connessioni con tanti Giga: dovranno pure usarli per fare qualcosa.