storia del mercato discografico

Come va il mercato della musica? 20 anni dopo Napster, 15 anni dopo la nascita di iTunes e 10 anni dopo l’arrivo di Spotify è alla ricerca di strategie per affrontare in modo positivo il futuro. Cosa c’è da aspettarsi?

Dopo anni non certo entusiasmanti l’industria musicale ci crede. Innazitutto un ulteriore rallentamento dei download. Anche se a livello globale chi scarica musica produce ancora introiti della musica digitale, nei maggiori mercati occidentali lo streaming conquista il pubblico. Spotify è sempre più lanciato con milioni di abbonati paganti, mentre nei mercati emergenti come America Latina e Africa, i download resistono. Ciò non ferma le perplessità sulla sostenibilità economica dello streaming. Sono proprio gli artisti ad esprimere le loro lamentele maggiori per gli scarsi introiti percepiti dai singoli stream dei loro brani.

Tutto ciò mentre Spotify e Dezeer hanno dalla loro la fiducia degli investitori tanto che negli ultimi due anni insieme hanno raccolto il 70% delle risorse economiche destinate ai servizi musicali. Per questo forse verranno superati i limiti degli abbonamenti a 9,99 dollari e magari verranno inserite nuove tariffe prepagate per ascoltare musica via smartphone. In questo panorama gli artisti cercheranno alternative per superare i vincoli con le major ed essere più liberi di gestire i loro cataloghi. C’è chi cerca accordi con società di servizi indipendenti sul modello di Cooking Vinyl e Kobalt che promettono una gestione dei diritti più efficace e trasparente. Nel frattempo i più ricchi si danno da fare sui social e con la multimedialità. Basta vedere cosa fanno le star femminili. Partono dalla musica per attrarre nuovi fans nel mondo sui social in moda da sfruttarne tutte le caratteristiche commerciali.